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cultura

"Occhi allo Specchio". Descrizioni dal vero Orvieto-Montecchio - 13

sabato 23 settembre 2017
"Occhi allo Specchio". Descrizioni dal vero Orvieto-Montecchio - 13

Quelle che state per leggere sono parole di studenti delle scuole medie, nella fattispecie della 2D del “L.Signorelli” di Orvieto e della 1C e 2C del “M.Buonarroti” di Montecchio. Ma sono strani testi, diciamolo subito. Strani perché non vengono dai banchi di scuola: sono stati scritti in strada, in piazza, in un angolo, al mercato, ai giardini, in un negozio, al bar. Fuori. In precario equilibrio. Strani perché abbiamo chiesto ai nostri alunni di descrivere persone di un’altra città: i ragazzi di Montecchio sono andati sulla rupe a cogliere gli orvietani, e viceversa. Strani perché gli abbiamo detto di provare a non farsi vedere, a osservare la vita dall’esterno, a nascondersi tra le zolle (diceva qualcuno), impicciarsi degli altri e immaginare quello che i sensi non riescono a percepire. Insomma, a diventare scrittori. Che è un po’ diverso da fare un semplice esercizio scolastico. Ecco, questo è il risultato di queste due sedute scambievoli di descrizioni dal vero. Leggendole, noi ci siamo a volte divertiti e a volte commossi. Sempre ci siamo sentiti orgogliosi di questi ragazzi. Buona lettura!

Prof.ri Alessandra Bennati e Andrea Caponeri

CONTRASTI

Sono sulla scalinata del Duomo, sono circa le 11:30 ed è una bellissima giornata.
Ecco...ho appena visto un signore molto interessante con un’aria molto autoritaria. Indossa una giacca e dei pantaloni eleganti e molto scuri, ma la cosa che mi colpisce di più è la sua cravatta, azzurra con dei pois argento. I calzini sono neri, anch’essi a pois, abbinati con le scarpe eleganti e nere.
Non credo che abbia fatto apposta ad abbinare i calzini con la cravatta, ma tutto può essere! Ha un’espressione triste e stupita, sembrerebbe in attesa di qualcosa…
I capelli sono grigi, esprimono tristezza e le sopracciglia sono folte, del medesimo colore.
Ha gli occhi spenti e molto scuri; mi fanno pensare a una persona sicura di sé ma quasi per niente allegra, dalla sua espressione sembra che abbia avuto un’infanzia triste e che nella vita abbia attraversato molte sofferenze…
Ha tirato fuori dalla tasca un iphone S6 gold e ci si è messo a giocare, dal modo di vestire abbastanza ricercato e dal cellulare, mi viene subito in mente l’immagine di una persone ricca.
Si sta spostando, ha un’ andatura decisa e una camminata appesantita dai troppi pensieri; è andato a posare la sua giacca in una grande macchina bianca che credo sia sua.
Con questo, continuo a pensare che sia ricco; ha il colletto della giacca abbastanza alto e la cravatta troppo stretta, che sembra lo stia strozzando. La fede al dito non ce l’ha e perciò credo non sia sposato…
Dal comportamento intuisco che sia una persona che ha dedicato la sua vita completamente al lavoro e perciò si è perso tutti i divertimenti…
Riguardo la cravatta e i calzini, non saprei cosa dire; forse, alla fine,un lato allego ce l’ha…
E forse qualche volta una pausa dal lavoro se la concede!

Giada Sabatini, II C
A.S. 2016-2017
"M. Buonarroti", Montecchio

IL SUPER OCCHIALONE

Sono davanti a un’edicola-bar che si affaccia su Piazza Giuseppe Garibaldi: seduto su un muretto c’è un anziano, con età compresa, secondo me, tra i 75 e gli 80 anni. Il signore porta un paio di occhiali blu davanti ai suoi grandi occhi marroni. L’uomo ha dei capelli di colore bianco come la neve, al polso porta un orologio di marca “Rolex” molto grande ed ha un abbigliamento sportivo con camicia e jeans. Mi dà l’impressione che abbia lavorato come impiegato, perché ha un aspetto curato.

Il signore si regge sul suo bastone, forse perchè è stanco, oppure perchè è una sicurezza per non cadere.
Ha uno sguardo perso nel vuoto, credo che stia pensando alla moglie e ai suoi figli, oppure si annoia.
Ad un tratto, si alza e va verso Via della Selciata, prosegue per tutta la strada e gira a destra.
Arriva ai giardinetti comunali, si siede sulle panchine e si mette a fissare una statua.

L’uomo starà ripensando a quando stava in guerra, visto che il monumento era stato fatto nella seconda guerra mondiale e rilegge i nome dei caduti in guerra che sicuramente conosceva. Dopo la lunga osservazione della scultura, l’anziano si mette a parlare con un uomo che passava lì, un paesano. Non si riesce a capire bene di cosa stiano parlando, ma capto l’ultima frase prima del saluto: “Domani ci vediamo alle 7.30, sotto l’arco!”.

Gli uomini forse si stavano mettendo d’accordo per andare a pesca, a caccia oppure in qualsiasi altro posto.
Dopo la lunga chiacchierata non molto compresa da me, i signori si salutano, e ognuno prende la sua strada.
Il nostro uomo ha una camminata molto strana, avrà camminato sempre in quel modo o sarà stata la vecchiaia?
Ho deciso di scegliere questa persona perchè quando siamo arrivati in paese non c’era molta scelta e poi sin dall’inizio ho pensato che era una persona amichevole e simpatica con gli altri.

Gian Marco Mocetti, II D
A.S. 2016-2017
"L. Signorelli", Orvieto

 

 

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