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"Il cuore del paesaggio italiano si sta trasformando in una monocoltura perenne"

martedì 5 febbraio 2019
"Il cuore del paesaggio italiano si sta trasformando in una monocoltura perenne"

«Il cuore del paesaggio italiano si sta trasformando in una monocoltura perenne, che sta cancellando ogni cosa». Così scrive Alice Rohrwacher, che ringraziamo per aver sollevato il problema sulla stampa nazionale, nel suo appello rivolto ai governatori del Lazio, Toscana e Umbria. La Rohrwacher chiede ai governatori delle tre regioni di mettere un freno alla trasformazione di un’area vasta, l’altopiano dell’Alfina che si estende fra Orvieto e il Lago di Bolsena, sotto il dilagare delle piantagioni di noccioleti. Non tutti forse sanno che ettari ed ettari di monocoltura stanno riplasmando e fagocitando suolo fertile a discapito dei contadini e degli allevatori, sotto la spinta di politiche imposte dalle multinazionali che hanno spostato il bacino di approvvigionamento delle nocciole dall’estero in Italia.

Già la Tuscia e i Cimini sono testimoni dell’impatto violento sull’ambiente e sull’assetto socio-economico della monocoltura: massicci trattamenti con fertilizzanti e diserbanti, fino all’eutrofizzazione delle acque del lago di Vico, ormai prive di vita; trasfigurazione del paesaggio, scomparsa di campi, siepi, alberi, sostituiti con noccioleti a perdita d’occhio, a totale discapito della biodiversità della zona. Tutto ciò contravviene quanto stabilito nel Piano Regolatore Generale del Comune di Orvieto che in questa stessa area indica un Parco Culturale dell’Alfina teso a proteggere, con norme chiare, il mosaico paesaggistico, la biodiversità, l’acqua potabile. L’Alfina, infatti, è anche un grande bacino di acqua potabile, fondamentale per l’intero territorio fra Orvieto e il Lago di Bolsena.

«È dal 2015 che Italia Nostra promuove e sostiene l’azione dei comitati sorti spontaneamente contro la trasformazione del territorio dell’Alfina» spiega Lucio Riccetti, Presidente di Italia Nostra Orvieto. «Ci siamo costantemente scontrati con l’indifferenza dell’amministrazione comunale di Orvieto e con una Regione che addirittura incentiva la trasformazione. Per l’assessore regionale Fernanda Cecchini i noccioleti intensivi rappresentano un’opportunità per il territorio di abbandonare l’agricoltura tradizionale e su questa grande idea sono stati messi a disposizione ben 2 milioni e 600 mila euro sul PSR 2014/2020. Ci aspetta, quindi, una trasformazione del paesaggio umbro su vasta scala: per il presidente regionale della Confagricoltura, infatti, il 60% dei terreni della nostra regione è adatto alla coltivazione del nocciolo. Dopo la distruzione del territorio orvietano e umbro con cave, discariche in aree di produzione di vino DOC, fiumi inquinati, centinaia di ettari coperti da impianti fotovoltaici, adesso anche la monocoltura.»

«E’ ora che una legge nazionale sul consumo di suolo regoli tutto ciò» dice Ebe Giacometti, Vice Presidente nazionale di Italia Nostra. «Si deve dare sostenibilità alla tutela del territorio italiano e del suo paesaggio: non dobbiamo permettere che il modello monocoltura umbro diventi il passe partout per stravolgere il carattere identitario della Natura e dei luoghi che rendono unico il nostro Paese.» «Lo stesso problema è presente da anni in Chianti» rincalza la presidente nazionale, Mariarita Signorini, «dove è stata imposta la monocoltura della vite, stravolgendo l’assetto dei terreni, plasmati da secoli di mezzadria in una varietà di colture ricca di biodiversità. Il Piano Paesaggistico che prevedeva il rispetto di tale assetto è stato costantemente derogato dall’attuale amministrazione regionale, che si è piegata agli interessi dei grandi produttori indifferenti all’impatto sul paesaggio».

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