"Ogni Parola è una Storia", quinta edizione - 4

LE BOTTIGLIE MISTERIOSE
Di Greta Graziani, classe 1E, racconto vincitore di annualità della Scuola Sec. Inf. di Baschi
Ora vi racconto come sono andate le cose un po’ di tempo fa. Era un normalissimo giorno d’estate e io e Angelica, Angy per gli amici, eravamo andate a fare un bagno al mare. Eravamo in acqua da sole, perché i nostri amici stavano in spiaggia ad arrostire al sole. Mentre nuotavamo lontano dalla riva, vidi con la coda dell’occhio uno scoglio con molte palme e così dissi: “Angy, andiamo su quell’isolotto laggiù.”
Lei rispose: “Perché no?”. Nuotammo per un po’ ed eccoci arrivate sull’isola. Iniziammo a esplorarla: pensavamo fosse poco più di uno scoglio. Ci inoltrammo nella fitta vegetazione tra palme e felci, ma ben presto non riuscimmo più a orientarci. Iniziammo a urlare: “Aiuto, aiuto!”. Ma niente e nessuno ci sentì. Stanche e stremate, ci arrendemmo.
Passarono un paio di giorni e noi eravamo bloccate lì, senza acqua né cibo. Era un vero incubo. Ogni giorno camminavamo per chilometri e chilometri alla ricerca di qualcosa da mangiare e, soprattutto, di una via d’uscita. A un certo punto decidemmo che la cosa migliore fosse dividerci, per avere qualche possibilità in più. Io andai a destra, lei a sinistra.
Fatti pochi passi, gridai: “Angelica, Angelica! Angy, vieni subito: qui c’è una cosa stranissima!”. Appena arrivò, le feci vedere la “cosa” che avevo trovato. Sul terreno c’era una botola di legno con una maniglia di ferro tutta arrugginita. Un’iscrizione diceva: “NON APRIRE QUESTA PORTA”. Noi, curiose come due scimmiette, infrangemmo l’ordine e aprimmo la botola.
Iniziammo a scendere giù per le ripide scale e ci ritrovammo in una grande stanza. All’improvviso si accesero le luci e… capimmo che quello era un laboratorio segreto. Era dotato di moltissimi scaffali, su cui erano appoggiate tantissime bottiglie, di tutte le forme e le misure immaginabili. Al centro della stanza c’era una grande scrivania, sulla quale erano appoggiate numerose provette con liquidi di colori diversi. C’era anche un vecchio computer che cominciò a ronzare: sembrava tenesse il conto delle bottiglie. Ci avvicinammo alla scrivania e vidi che erano incise delle cifre: era sicuramente un codice.
“Angy, ho trovato un codice.”. Immediatamente mi rispose: “Memorizzalo, potrebbe servirci”. Continuammo a girovagare nella stanza e, in un angolo, vedemmo una porticina piccola piccola, di legno antico. La aprimmo: conteneva una piccola cassaforte. Ecco a cosa serviva il codice! Lo inserimmo e la cassaforte si aprì. All’interno c’era una bottiglia che conteneva tre biglietti arrotolati. Il primo messaggio diceva: “Se tu sei qui, forse il mondo è finito; se è così, apri il terzo biglietto. Se invece sei qui per caso, apri il secondo biglietto”.
Il mondo non era finito! Io e Angelica ci guardammo e aprimmo il secondo biglietto. Diceva questo: “Questa è la mappa per uscire dall’isola. Rimetti tutto a posto e dimenticati di questo luogo”. Riordinammo tutto, chiudemmo la cassaforte e la porticina ma la solita curiosità ci fece avvicinare alle migliaia di bottiglie riposte sugli scaffali. Sembrava fossero vive e infatti scoprimmo che lo erano.
In una sentimmo il canto di tutti gli uccelli; un’altra conteneva il mare limpido; in un’altra si vedeva una grande foresta; un’altra conteneva la luce e il calore del sole; una tutti i fiori e le farfalle; altre ancora gli animali, le piante, le rocce: insomma, tutto. Io e Angelica avevamo le lacrime agli occhi e insieme dicemmo: “Queste sono le bottiglie che contengono tutto il nostro mondo! Se il mondo dovesse finire, qui c’è tutto per ricominciare". Uscimmo dal laboratorio e, con l’aiuto della mappa, ritrovammo la spiaggia. Dopo una lunga nuotata, rivedemmo i nostri amici, che stavano ancora arrostendo al sole.
UNA BOTTIGLIA SPECIALE
Di Arianna Urbani, classe 1B “L.Signorelli” di Orvieto, racconto vincitore della sezione “Premio dei Lettori” assegnato dagli alunni e alunne delle classi quinte della Primaria.
In una fresca giornata di inizio aprile una ragazzina di 11 anni, di nome Chiara, stava aiutando la sua mamma a fare le pulizie di primavera. Mentre stava sistemando la sua cameretta, tra polvere e cianfrusaglie varie, trovò una bottiglia di vetro vuota e graffiata un po’ dappertutto, come se fosse stata usata per tanto tempo; il tappo, invece, era di sughero ma stranamente luminoso.
Inizialmente pensò di buttarla via, ma le sembrò che avesse qualcosa di speciale, quindi decise di aprirla. Sotto il tocco delle sue dita il tappo schizzò via, accompagnato da una scia di mille colori, mentre la ragazzina fu risucchiata magicamente al suo interno, in un mondo parallelo. Si ritrovò in un posto fantastico, pieno di nuvole, stelle e arcobaleni, ma non era il cielo, era… non sapeva spiegarlo, sapeva solo che tutto era soffice e colorato.
Chiara si guardò intorno cercando una spiegazione a tutto ciò, ma non ne trovò neanche una. L’unica ipotesi che le veniva in mente era che quella bottiglia, pur sembrando normale all’esterno, nascondesse una magia. Ben presto si dimenticò di tutto e iniziò a giocare e a divertirsi scivolando sulle nuvole, quando ad un tratto udì una voce.
-Ciao Chiara, io sono Stellina!
E un’altra voce disse: -E io sono Luccichina.
Allora tutte le stelle iniziarono a presentarsi e a parlarle. Chiara non credeva ai suoi occhi, quindi decise di chiedere come facevano a conoscerla e loro, mentre facevano un gran girotondo, così veloce da farle girare la testa, tutte in coro le spiegarono:
-Noi conosciamo molto bene la tua mamma, perché veniva qui anche lei, e perfino te.
Una di loro aggiunse: - Sai, la tua mamma ci parlava spesso di te.
La ragazzina allora chiese: -E perché lo faceva?
In quel momento intervenne un’altra stella che la tranquillizzò: - Non ti preoccupare, diceva di te solo cose belle!
Chiara, sentendo quelle parole, si rilassò e riprese a giocare con tutte le sue nuove amiche luminose. Giocando e divertendosi, però, non si accorse che era trascorso molto del tempo che avrebbe avuto a disposizione per pulire. Quando se ne rese conto, il suo pensiero più grande fu che la mamma, non vedendola, si sarebbe preoccupata.
Decise perciò di tornare a casa… il problema era che non sapeva come farlo, perché non trovava più la bottiglia!
Chiese alle stelle se potevano darle una mano e loro accettarono. Cercando sotto le nubi e fra le pieghe degli arcobaleni, trovarono la bottiglia, ma dentro non c’erano le istruzioni per ritornare nel mondo reale, quando ecco che una stella, la più luminosa di tutte, le si avvicinò e le sussurrò nell’orecchio:
-Prova ad aprire la bottiglia, inventati una formula magica e ripetila soffiandola nel vetro. Vedrai che così potrai ritornare a casa e poi venire da noi quando ti va.
Chiara ringraziò per il consiglio, ma poi le venne un dubbio:
-Come fai a sapere che questo metodo funzionerà?
Lei rispose:
-Tu fidati di me!
Chiara allora aprì la bottiglia, recitò una conta che le aveva insegnato la nonna (non le veniva proprio in mente una formula magica!!), salutò tutte le stelle e ritornò finalmente a casa.
Giunta a casa, vide sua mamma tutta preoccupata perché non la trovava, ma appena la figlia si fece vedere, prima la rimproverò, poi la abbracciò così forte da farle mancare l’aria.
Le chiese infine dove fosse stata e lei le raccontò tutte le sue avventure.
Fu in quel momento che la mamma si ricordò di quella bottiglia speciale che aveva trovato un giorno davanti al portone di casa e che all’improvviso non era più riuscita a ricordare dove l’avesse messa.
-Forse era arrivato per lei il momento di passare a Chiara - pensò sorridendo.

LA REGINA DELLE BOTTIGLIE
di Manuel Santi, classe 1A, racconto vincitore di annualità della Scuola Sec. Inf. “Luca Signorelli” di Orvieto
“No, no. Nooooo!”
Questo fu il pensiero di Luca quando… Ma partiamo dall’inizio.
Tutto è iniziato quando Luca si è alzato dal letto la mattina di un mercoledì che sembrava tranquillo: le classiche sei ore di scuola, pranzare con i compagni dopo la fine delle lezioni per poi andare agli allenamenti di atletica. Questo era quello che si immaginava, ma non sapeva ciò che gli stava per succedere.
Mentre sua mamma cercava le chiavi della macchina per accompagnarlo a scuola, Luca si lasciò scappare un cof. La madre si precipitò subito da lui e gli fece un interrogatorio che neanche quelli dell’FBI riuscirebbero a eguagliare: “Hai tossito! Com’è la tosse? Secca o grassa? Ti senti la febbre?”
Luca non rispose, anche perché ormai la bottiglia di sciroppo era sul tavolo. Doveva solo prepararsi a berla. Una volta che il ragazzo ebbe deglutito lo sciroppo la mamma disse: “Oggi pomeriggio ti faccio il tampone”. Luca odia quando sua madre gli fa il tampone perché gli struscia in gola quello schifoso e peloso cotton fioc come se stesse sventolando la bandiera delle Olimpiadi.
Il giorno dopo, passate le sei ore, Luca uscì dall’istituto trovando davanti al cancello sua mamma che lo aspettava per chiedergli se la tosse fosse peggiorata, se gli fosse salita la febbre…
Luca rispose con un cof, cof. A quel punto la madre lo “lanciò” in macchina, inserì la marcia e partirono a tutto gas verso lo studio della dottoressa Cosentino. Durante il viaggio, nell’auto fluttuavano diversi pensieri: “Ti hanno attaccato lo streptococco! Hanno bevuto dalla tua bottiglia e ti hanno attaccato qualcosa!”
Una volta arrivati, entrambi si fiondarono nella sala di attesa che a quell’ora era vuota. La dottoressa si affacciò e li fece accomodare dentro lo studio. Auscultò le spalle al ragazzo, guardò le orecchie e sentì il collo, arrivando alla conclusione che la gola era rossa. Lì ci fu un sospiro di sollievo. La dottoressa preparò la ricetta scritta con quella illeggibile calligrafia che sembra un codice segreto noto solo ai medici e ai farmacisti e chiese: “Ce l’avete il Nurofen?”. La mamma di Luca annuì, mentre il ragazzo diede due colpi di tosse. A quel punto la dottoressa cambiò idea e disse che doveva prendere una pasticca e mezza di cortisone al giorno. La madre domandò subito: “È quello blu?”. La dottoressa rimase pietrificata e rispose: “No, no. Niente pasticca blu per lui!”. La mamma spiegò che intendeva la scatola blu e che non avevano nessuna pasticca blu in casa. E da lì iniziarono a ridere, ma Luca non ne capiva il motivo.
Finite le risate la dottoressa aggiunse: “Ma se in questi due giorni dovesse salire la febbre dobbiamo passare all’antibiotico”.
In quel momento Luca pensò: “No, no. Nooooo! L’antibiotico nooo! Quella maledetta bottiglia di Augmentin che odio”.
La mamma ringraziò e portò Luca a casa. Una volta arrivati, gli misurò la febbre.
Da quel momento Luca viveva con il termometro sotto al braccio, sperando solo che non gli venisse la febbre, perché altrimenti, ad aspettarlo, ci sarebbe stata un’enorme bottiglia di Augmentin, LA REGINA DELLE BOTTIGLIE!
PUNTATE PRECEDENTI
"Ogni Parola è una Storia", quinta edizione - 1
"Ogni Parola è una Storia", quinta edizione - 2
"Ogni Parola è una Storia, quinta edizione - 3
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