"Ogni Parola è una Storia", quinta edizione

Nel 2020 il Dipartimento Verticale dell’Area Umanistica dell’Istituto Comprensivo Orvieto-Baschi ha avuto la bella pensata di incoraggiare la scrittura creativa dei propri alunni attraverso un concorso letterario che privilegiasse il racconto di fiction, troppo spesso il convitato di pietra della didattica scolastica.
Come nelle precedenti edizioni, abbiamo dato alle classi che hanno aderito all’iniziativa una parola-scintilla, diversa per ogni annualità, con il compito di fare da detonatore, diciamo così, dell’immaginazione dei nostri ragazzi. Anche quest’anno il Concorso, denominato “Ogni Parola è una Storia”, ha destato interesse e partecipazione, con molte insegnanti e docenti che hanno aderito con le loro classi. Il Concorso è rivolto in primo luogo alle classi quarte e quinte della Primaria e a tutte quelle della Scuola Secondaria di Primo Grado, ma hanno aderito anche le Scuole dell’Infanzia attraverso cartelloni coloratissimi e immaginifici.
I racconti sono stati scritti interamente in presenza, in classe, in un’unica sessione e in un tempo che, a seconda dell’ordine scolastico, variava tra le due e le tre ore. Quindi, per scrivere questi racconti non di è fatto ricorso all’Intelligenza Artificiale. Sappiamo che essa, se ben guidata, può essere utile anche nelle manifestazioni artistiche, ma qua abbiamo preferito far scrivere, e leggere, racconti di genuina Immaginazione Naturale.
Anche quest’anno si rinnova la felice collaborazione con Orvietonews.it che fin dalla prima edizione ci ha supportato nell’intento di far conoscere a un pubblico più ampio la bellezza e l’intensità dei racconti risultati vincitori del nostro Concorso. Sì, perché il risultato, a nostro modo di vedere, è stato generalmente di spessore: nei racconti che andrete a leggere in queste puntate troverete non solo emozioni, pensieri, gioie e tormenti di un’età bella quanto difficile, ma anche personali visioni del mondo, sguardi originali sulla realtà, e tocchi di autentico stile.
Le parole-scintilla assegnate in questa quinta edizione sono state le seguenti:
- "Regalo" per le classi della Scuola dell’Infanzia + le prime tre classi della Primaria (sezione fuori concorso) e per le classi Quarte della Primaria;
- "Armadio" per le classi Quinte della Primaria;
- "Bottiglia" per le classi Prime della Secondaria Inferiore;
- "Tramonto" per le classi Seconde della Secondaria Inferiore;
- "Sabbia" per le classi Terze della Secondaria Inferiore e le classi del biennio del Majorana/Maitani che aderiranno alla sezione parallela del Premio dei Lettori.
Dalle centinaia di racconti scritti, sono stati selezionati innanzitutto i vincitori di classe (da cui si stanno producendo dei podcast che potete già cominciare ad ascoltare sul nostro sito paroleallariasignorellinew.blogspot) e poi, tra essi, i vincitori di annualità (quelli che andremo a pubblicare qui), plesso per plesso, a cui sono andati in premio dei libri, e per gli alunni/e delle classi terze, dei biglietti per uno spettacolo della prossima stagione teatrale. Un ulteriore premio, ad incentivare la lettura e la conoscenza del mondo, è stato un abbonamento annuale alle riviste Focus Junior (per la Primaria) e Internazionale Kidz (per la Scuola Secondaria di Primo Grado, escluse le classi terze).
A questi vincitori si è poi aggiunta una sezione parallela in collaborazione con 7 classi della IIS Majorana-Maitani che hanno aderito all’iniziativa: i migliori racconti dei ragazzi della Secondaria Superiore sono infatti stati letti ad alta voce in classe dagli studenti delle Classi Terze della Secondaria Inferiore, e viceversa. Alla fine gli alunni, dopo una discussione critica collettiva, hanno votato il racconto migliore dei “colleghi”, assegnando un particolare “Premio dei Lettori”, che è stato consegnato il 4 giugno nel corso di un’iniziativa al IISST Majorana-Maitani alla presenza degli studenti coinvolti.
Una sezione analoga ha coinvolto le classi-ponte della Primaria e della Scuola Secondaria di Primo Grado. Quelli che leggerete in questa serie di puntate sono quindi i racconti che l’hanno spuntata, dalle Primarie alle Superiori: alcuni hanno vinto una concorrenza durissima con quelli di altre sezioni dello stesso plesso, altri sono esponenti di scuole a sezione unica. Ma tanti altri avrebbero meritato la gloria di una pubblicazione, credeteci.
Grazie di cuore quindi a Orvietonews.it per essersi nuovamente reso disponibile alla pubblicazione (due o tre ogni puntata, a seconda della lunghezza, in ordine sparso) di questi piccoli-grandi gioielli usciti dalla creatività dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. Un grazie enorme, infine, va anche alle “nostre” librerie, da anni presidio di cultura e di senso civico: lode quindi alla Libreria Giunti al Punto (Orvieto), alla Libreria e alla Cartolibreria “Sopra le righe” (Sferracavallo) che ancora una volta hanno accolto con entusiasmo questa nostra iniziativa mettendo a disposizione i libri che hanno costituito un’importante parte del nostro premio.
Un ringraziamento speciale va al Comune di Orvieto che ha messo a disposizione i biglietti per no spettacolo della prossima stagione del Teatro Mancinelli. Ora sta a voi, amici lettori di Orvietonews.it, dedicare qualche minuto alla lettura di queste pagine e a inoltrarvi, novelli pollicini, in queste inedite storie. Se vi piaceranno, come crediamo e speriamo, lasciate per favore un segno del vostro apprezzamento: i nostri ragazzi ne saranno entusiasti!
Prof. Andrea Caponeri e Ins. Simona Taddei
Referenti Progetto “Ogni Parola è una Storia”
Istituto Comprensivo Orvieto-Baschi

IL MIO PRIMO TRASLOCO
di Mattia Rago, classe 5A, racconto vincitore di annualità della Scuola Primaria “Erminia Frezzolni” di Sferracavallo
Sono un armadio e sto in una casa molto pulita e bella, con un giardino. I miei padroni mettono dentro di me un sacco di vestiti e oggetti. Sono fatto di ciliegio e non sono stato attaccato al muro, quindi mi possono spostare. Sto in una cameretta di una bambina, oppure di un bambino, non ne sono certo, ma non me ne importa particolarmente. Passo giornate intere a stare fermo, non per lamentarmi, ma mi annoio un po'.
Aspettate, ma che cosa mi sta succedendo?
Sembra che qualcuno mi stia incartando.
Non capisco, forse mi stanno rapendo?
Sento che mi iniziano a sollevare e trasportare fuori.
Non vedo nulla, ho un sacco di ansia e paura. Che mi sta succedendo?
Mi stanno mettendo su quello che mi sembra un camion. Sembra che ci siano altri mobili insieme a me, e blaterano in modo ansioso. Una cosa che non vi ho detto è che noi mobili possiamo parlare, ma gli umani non ci sentono. Comunque, chiedo agli altri mobili cosa sta succedendo, e mi risponde un comodino, che dalla voce mi sembra vecchio: "Forse i nostri padroni stanno facendo un trasloco, cioè ci stanno portando in un'altra casa."
Sono sconcertato. Perché dobbiamo cambiare casa? Mi sembrava molto bella anche quella. Ad un certo punto qualcuno grida: "Ci siamo fermati!" Infatti, è vero.
Mi prendono e mi portano da qualche parte, e mi scartano. In questo momento, vedo solo la nuova stanza.
Un'altra cosa che non vi ho detto, è che noi mobili non riusciamo a vedere gli umani, sono tutti sfocati.
Comunque, la stanza mi sembra molto carina, è più spaziosa della precedente, con una scrivania e c'è anche il mio amico comodino. I miei padroni iniziano a mettere dentro di me oggetti e vestiti, e pian piano si ritorna alla normalità. Ma almeno stavolta ho un amico comodino con cui passare il tempo.
L’ARMADIO MAGICO
di Gianmarco Pifferi, classe VA, racconto vincitore di annualità per le classi quinte della Scuola Primaria di Baschi
C’era una volta un bambino di nome Marco che aveva un sogno: diventare famoso. Una notte si svegliò di colpo, uscì per prendere una boccata d’aria fresca e vide una casa abbandonata; era molto curioso e la volle andare a vedere.
All’entrata c’era un portone di ferro… provò ad aprirlo e ci riuscì.
Fuori sembrava una casa per topi; invece dentro era ristrutturata benissimo, però era piena di ragnatele.
Salì al secondo piano e vide tre stanze; entrò nella seconda perché la prima gli faceva paura.
Lì dentro c’era un lettino tutto rotto, mentre nella terza stanza c’era un armadio.
Marco, sempre molto curioso, decise di aprirlo ma non ci riuscì perché ci voleva una chiave. Bisognava cercarla.
Si fece coraggio ed entrò nella prima stanza dove c’era un altro letto con sopra proprio una chiave; la prese e la mise nella serratura dell’armadio: era quella giusta!
Lo aprì e… improvvisamente si creò una magica atmosfera che trasformò tutta la casa in un hotel a cinque stelle.
Dentro l’armadio c’era un buco di tutti i colori. Marco aveva timore ad entrarci e, quindi, per la paura ritornò a casa.
Appena arrivato la mamma lo sgridò perché era rimasto fuori casa per troppo tempo, ma Marco le disse che prima o poi avrebbe fatto la miglior scoperta del mondo e sarebbe diventato famoso.
Il giorno successivo, dopo aver pranzato, ritornò in quella casa, aprì il portone, salì di sopra ed entrò nella terza stanza.
Si trovò davanti all’armadio e, con tutto il suo coraggio, ci entrò e si tele-trasportò alle Hawai e poi su un aereo che era partito dal Belgio ed era diretto a New York.
Ritornò a casa e lo disse subito a sua mamma che lo riferì ad alcuni scienziati che conosceva. Era una grande scoperta!
Marco realizzò, quindi, il suo sogno e da quel giorno fu sempre soddisfatto di se stesso.

L’ISOLA DEL CONGIUNTIVO
di Diletta Ceccantoni, classe VA, racconto vincitore di annualità per le classi quinte della scuola primaria “Luigi Barzini” di Orvieto
Era una notte di fine marzo, ormai non c'era più tempo.
La maestra Verbenzia si rigirava nel letto angosciata, doveva assolutamente riuscire ad insegnare il congiuntivo ai suoi alunni
Ogni mattina andava a scuola, li interrogava e tutti sbagliavano sempre.
Erano quotidiane le frasi dei ragazzi che si giustificavano dicendo: “Se lo saprei, lo scriverei giusto”.
Oppure: “Maestra io penso che tu hai ragione ad arrabbiarti, ma spero che non ci dassi una nota. Non è colpa nostra”.
“E allora di chi sarebbe la colpa?”
“Del congiuntivo! Cambia sempre, ci confonde!”.
Un giorno alla maestra venne un'idea. Decise di portare i suoi alunni in gita in un posto sconosciuto, un luogo in cui la gente non aveva conoscenza, un posto dietro le spalle del mondo: l'isola del congiuntivo.
Il giorno seguente disse ai suoi alunni: “Ragazzi, preparate le valigie, perché vi porterò in gita in un luogo speciale”.
Gli alunni la guardarono con gli occhi sgranati, con volti pallidi, con il cervello in fiamme, la miccia della bomba era stata accesa. Tutti insieme urlarono: “Sììììì! Fossimo andati in gita!”.
Verbenzia sopportò quel faticoso congiuntivo trapassato che avrebbe dovuto essere un futuro semplice e lasciò stare. Quando salirono sull'autobus, iniziarono a cantare canzoncine favolose che, grazie al loro congiuntivo storpiato diventarono spaventose. Persino l'autista si preoccupò.
Arrivati all'isola, raggiunsero l'hotel dove avrebbero trascorso sette giorni di vero “CONGIUNTIVO PARLATO”.
Era un bell’ hotel di lusso di nome “Verba mare”. Verbenzia andò alla reception per ritirare la chiave della stanza e l'albergatore disse: “Certamente, tenghi la chiave e passi una buona vacanza”.
Verbenzia fece finta di niente e andò via trattenendo la rabbia e cominciando a preoccuparsi.
Quel pomeriggio andarono al mare a prendere un po’ di sole e a nuotare un po’.
Quando Verbenzia entrò in acqua, un signore la salutò e le disse: “Se veniva ieri trovava la spiaggia piena di granchi e conchiglie. Non crede che è stupendo questo posto? Io se andrei in vacanza ogni anno, venivo sempre qui.”
La maestra non poteva credere a quello che aveva sentito. La notte non riuscì a dormire e sospirò: “Neanche qui si salva il congiuntivo”.
Insomma, usciamo un attimo dal racconto, spero che voi lettori abbiate capito che in tutta l'isola parlavano il congiuntivo “storpiato”. La situazione andò avanti per tutta la settimana fino a quando l'ultimo giorno, l'insegnante sbroccò e sgridò ogni cliente e lavoratore dell'albergo, ogni passante abitante dell'isola. Sali sull'autobus con il fumo che le usciva dalle orecchie e ordinò all'autista di guidare più veloce possibile per andarsene da quel luogo assurdo.
Tornata a casa, il marito provò a consolarla e a capire cosa fosse successo, ma lei rimase con la stessa espressione del viso per tutta la giornata. La mattina seguente Verbenzia era pronta a sentire il solito disastro grammaticale.
Aprì la porta dell'aula. Silenzio. Nessun urlo, nessun errore, nessuna frase contorta. Sospettosa, si diresse verso l’armadio dove gli alunni tenevano i quaderni di grammatica. L’armadio era un mobile un po’ vecchio e scricchiolante ma quella mattina sembrava diverso. Il legno era caldo, molto caldo. La maestra aprì le ante. Per un secondo non accadde nulla, poi, all’improvviso, una luce esplose dall’interno, bianca e dorata, così intensa da costringerla a socchiudere gli occhi. Un vento improvviso attraversò l’aula, facendo volare fogli e quaderni che però restarono sospesi come se fossero trattenuti da una forza incredibile. Verbenzia rimase immobile, con il cuore in gola infilò la mano dentro l’armadio e prese il primo quaderno, lo aprì, si aspettava il solito disastro e invece no, le pagine erano perfette, nemmeno un errore o una virgola fuori posto. Lo prese un altro, perfetto! Un altro ancora ed era perfetto anche quello. I suoi alunni finalmente sapevano usare il congiuntivo!
Forse era stata una reazione allergica alla gita, forse l’isola, forse un miracolo grammaticale, ma da quel giorno nessuno sbagliò più un congiuntivo e, se per caso qualcuno faceva un errore, dall’armadio ricominciava ad uscire quella luce. Quella luce che a tutti ricordava il sole preso sull’isola del congiuntivo.
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