cultura

Zaira Marchesini, maestra d'ironia. Dopo il convegno Fidapa, l'intitolazione della Confaloniera?

lunedì 23 maggio 2016
di Davide Pompei
Zaira Marchesini, maestra d'ironia. Dopo il convegno Fidapa, l'intitolazione della Confaloniera?

"Raccogliere, custodire e additare gli esempi di quanto è stato faticosamente compiuto affinché il patrimonio di tradizioni che costituiscono buona parte della storia della realtà locale non vada disperso". Con questo spirito, la Sezione di Orvieto della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari dal 2015 promuove un convegno che si candida a diventare annuale appuntamento cittadino. Dopo la giornata dedicata alla figura di Lea Pacini Morelli, legata alla creazione del Corteo Storico, sabato 21 maggio è stata la volta di Zaira Parretti Marchesini, ricordata come annunciato nella Sala Consiliare del Comune con l'azzeccata caratterizzazione di "Maestra di ironia".

Ad aprire i lavori coordinati da Guido Barlozzetti, le parole della presidente Fidapa Anna Maria Turchetti. "Questa giornata – ha esordito – è dedicata a una notissima figura di donna orvietana e stimata insegnante elementare, impegnata non solo per se stessa, ma anche per la famiglia e la città. Un esempio, il suo, ancora attuale per le donne di oggi e quelle di domani. Nata nel 1920 e dal 1940 confinata nelle campagne dell'Orvietano, Zaira ha vissuto la professione di maestra con passione, sforzo anche fisico, occasione di riscatto, strumento di emancipazione. Viene ricordata dai suoi alunni come un'insegnante esigente ma anche molto comprensiva. I bambini hanno costituito per lei libri aperti sulla società dell'epoca, per osservare le esperienze umane, e insieme al microcosmo del vicinato, sono stati fonte per la copiosa narrazione, baluardo dell'orvietanità".

"Una giornata come questa – ha convenuto il sindaco Giuseppe Germaniconsente di ricordare la maestra, e in particolare la maestra Zaira, come figura di riferimento e collante sociale nei luoghi di campagna. Il lavoro che svolgono le insegnanti è fondamentale per la crescita dei cittadini. Abbiamo tutti bisogno di raccontare la storia di Orvieto, ricordare le sue figure importanti, ricreare un punto di incontro che metta insieme quei pezzi di storia cittadina magari attraverso un festival di personaggi. Pochi giorni fa abbiamo riletto la figura di un sindaco come Adriano Casasole, ora quella di una grande donna".

"Il ceto sociale di origine – ha quindi ricordato il figlio, Gianni Marchesinil'avrebbe confinata al ruolo di sarta ma con una tenacia tremenda per quattro-cinque giorni stette senza mangiare e dopo un tira e molla notevole riuscì ad ottenere di andare a San Ludovico e pagare le retta per diventare maestra. Il nonno fu vinto da questa sua passione. E la Zaira cominciò così il suo itinerario di peregrinazioni scolastiche.

Stando ai suoi appunti, nel 1940-41 trascorre due mesi a Fontanelle di Bardano e Sugano, poi San Bartolomeo e Montegiove. Nel 1942-43 è a Prodo, poi a Osarella. Nel '45-'46 presso la Ditta Basili e nel '46-'47 ad Allerona Scalo, dove allatta. Dopo Orvieto Scalo, vengono La Padella e Alviano Scalo. Nel mentre arrivo io, che vado a scuola a Orvieto e per dire 'grande' dico 'tamanto'.

La condizione di figlio unico termina con l'immagine delle scatole di birra comprate dal marito Galileo, che la portava in moto e la 'perdeva per strada' e poi il travaglio della mamma che arrivava sempre al terzo gradino della seconda rampe di scale. Le mie sorelle nascono, una dopo l'altra, a Porta Romana. Ricordo che la mamma prendendo in braccio Anna diceva ridendo: 'Non ce se viene ne le case de le gente, se non te c'hanno chiamato'. E poi le preghiere al cimitero de La Capretta, i chili di macedonia mangiati alla Confaloniera.

A nome della famiglia, ci piacerebbe fosse intitolato il primo grado di quel luogo alla memoria della mamma. In quel luogo c'è il suo sguardo. Nessun monumento. L'ironia non era una graziosa prerogativa del suo carattere, ma il setaccio dentro cui faceva passare le cose. Quella sospensione benevola con cui sapeva interpretare la vita, a cui guardava con rigore e rispetto. La sogno dietro una finestra che guarda il mondo e sorride".

In un dialogo generazionale mai interrotto, la voce di Zaira è passata per la lettura di brani delle sue poesie scritte, in vernacolo orvietano ed in italiano, da parte degli alunni delle classi quinte delle scuole primarie di Orvieto Scalo e di Orvieto Centro. Da "Girotondo di tanti bambini" a "Orvieto mia", da "Disiderio" a "La fiaba" fino a "Checchetto consola" letta dal figlio Gianni. Si è aperto con la lettura di un testo scritto da Anna Marchesini, impegnata nella stesura di un nuovo libro, l'intervento della sorella Teresa.

"Da piccole – ha ricordato – eravamo quasi gelose dell'attenzione che la mamma riversava verso i suoi alunni. Era interamente dedita a loro e al suo lavoro. A settembre aveva partorito Gianni, a ottobre già lavorava. Preparava dolci per loro, milioni di ciambelloni, bruciati sotto per la fretta, insegnava loro a riscattarsi dallo stato sociale. Mia sorella ha saltato la seconda elementare e in quinta siamo state anche sue allieve. Era un continuo paragone con lei. Non metteva l'alunno in rapporto agli altri, ma guardava al rapporto maestra-alunno e, anni dopo, ha avuto sorprese da alunni intellettualmente cagionevoli. Tirava fuori il meglio da ognuno".

Sagace arguzia, spirito indomito e infaticabile opera nelle contrade orvietane a cavallo tra 1940-'50 sono stati messi in luce anche dagli aneddoti arrivati a margine da parte di Fernando Sanzò, Donato Catamo e Marco Conticelli, sul filo del ricordo affettuoso, senza nostalgie né esaltazioni stucchevoli. È anche questo lo spirito con cui il convegno ha voluto valorizzare quegli anni trascorsi ad educare "tanti bambini poveri" nella speranza di una vita migliore ma con la gioia e la consapevolezza di svolgere una missione importante. "Lo sforzo fatto dalle insegnanti dell’epoca ed in particolare da Zaira di raccontare la vita dei bambini di allora, delle loro famiglie, dei loro sogni e delle loro difficoltà, il tutto con un’attenta analisi del tessuto sociale dell’epoca che, oggi, cerchiamo di ricordare e di far conoscere agli alunni delle scuole primarie, ossia i bambini di oggi che raccolgono le testimonianze di vita dei bambini di ieri".

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