sociale

La scuola del secolo scorso. E’ tramontata o no?

sabato 13 settembre 2008
di Movimento di Cooperazione Educativa
Il decreto 137 del 1 set. 08 scrive nero su bianco alcune delle promesse minacciose che hanno attraversato le vacanze della scuola italiana. Colpisce la velocità con cui il provvedimento è stato preso centralmente, a nostro parere non tenendo in considerazione l’autonomia scolastica e senza alcun motivo reale di una decretazione d’urgenza. Il nostro dissenso è forte e condiviso da tanti educatori, scuole e associazioni professionali che hanno a cuore una scuola inclusiva e di qualità. - Il ritorno alla valutazione in decimi cancella l’idea di valutazione formativa. I giudizi sintetici (sufficiente-buono…) e il giudizio globale avevano trovato una loro stabilità nelle pratiche quotidiane degli insegnanti. Scuola, alunni e genitori stavano imparando a dialogare sulla base di parole espresse per una valutazione che mai è definitiva, sempre deve intendersi come in itinere. Crediamo che questo ritorno nostalgico ad un passato edulcorato miri a seppellire l’idea di una valutazione formativa, capace di orientare il processo di apprendimento, di modificare l’azione educativa quando necessario. Notiamo che nel decreto non si parla neppure di apprendimento ma di rendimento, e i numeri, in sintonia con le leggi dell’economia, c’illudono di poter spiegare e risolvere ogni questione. Molti studi ed esperienze hanno dimostrato i limiti dei sistemi docimologici, in campo formativo e socio-educativo.. Ma davvero si può dire di un testo libero, di una prova pittorica, di un intuizione matematica… che vale 5 o 7 ? Si tratta di una semplificazione che sembra piacere a chi ha dimenticato gli effetti di esclusione e selezione che ne derivano. - Il decreto insiste sulla valutazione in decimi anche per il comportamento, messo in relazione con atti che si vorrebbero preventivi (contro il bullismo). Nel 5 in comportamento vediamo solo il tentativo di ripristinare il voto in condotta in funzione di intimidazione e controllo. Non ci si vuole interrogare, né avvicinarsi e comprendere gli allievi, farsene carico e puntare a cambiare le modalità relazionali e di apprendimento vigenti nella scuola; non si chiede agli insegnanti di ricercare il rispetto degli alunni attraverso la competenza e le buone pratiche didattiche. No, si vuole solo seguire un disegno neo-autoritario, per espellere chi non si adegua. E crediamo che non basti la “foglia di fico” di ribadire che l’acquisizione di conoscenze e competenze relative a Cittadinanza e Costituzione possano essere riassorbite dentro le “tradizionali” aree storica, geografica e sociale. La cenerentola Educazione civica rientra dalla finestra, dopo essere stata messa alla porta. - Tuttavia ciò che maggiormente ci turba è l’art 4 che riduce il tempo della scuola e consegna la classe all’insegnante unico. La scuola elementare- oggi primaria- ha un ordinamento collaudato da vent’anni: ogni tipo di indagine l’ha definita una buona scuola sia per i livelli di competenze raggiunti che per il “gradimento” di alunni e genitori. E allora, perché accanirsi contro di essa? In campo educativo l’efficacia non si misura in termini di risparmi immediati: si tratta di processi a medio e lungo termine e una verifica continua è fatta comunque dagli stessi operatori. Crediamo che di fronte alle sfide del presente, si voglia rispondere con idee semplificatorie, incapaci di affrontare la complessità. E allora sull’onda di maggioranze nostalgiche si pensa a rimettere in cattedra un maestro tuttologo. Ma la scuola di oggi non è più solo leggere scrivere e far di conto, è un laboratorio di apprendimento sociale e di nuovi linguaggi sui quali a volte gli alunni si dimostrano perfino “più competenti” del prof. E gli allievi… non sono gli stessi di due generazioni fa, hanno bisogno che la scuola proponga loro altri apprendimenti -a cooperare apprendendo insieme ad esempio- e altre modalità relazionali -non basate sull’autoritarismo, la minaccia, la paura… che spengono la curiosità e introducono selezione- . Non è così che muore la passione infantile per logica, forme e numeri? I ragazzi (e le loro famiglie) oggi hanno anche bisogno di un tempo scuola che non sia solo somma di proposte, arricchimento di varietà mutuate dai modelli correnti (fast-food, self-service, zapping), ma un tempo formativo di qualità capace di proporsi come esperienza organica e sensata, da portare a termine. E allora? Perchè decurtare il tempo scuola (ridotto, forse a 24 ore settimanali), e permettere poi di richiedere altre ore aggiuntive e frammentate ? Non possiamo infine tacere che il ritorno all’unico insegnante per classe ha anche risvolti pesantissimi sul piano occupazionale: per realizzarlo in cinque anni si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro, non assumendo i precari (ai quali era stato promesso l’esaurimento delle graduatorie) e bloccando il turn over. Oltre al danno la beffa: avremo insegnanti unici e sempre più distanti (per età anagrafica) dagli allievi dei quali si dovrebbero pendere cura educativa. Avremmo, forse ingenuamente, pensato che il modello del team della scuola primaria, con il suo lavorare in parallelo, con il suo coordinamento settimanale, avrebbe potuto essere esteso anche alla scuola secondaria… Magari fino a quel biennio diventato obbligo d’istruzione per tutti . Dell’estensione dell’obbligo a 16 anni, che avrebbe potuto essere una vera riforma, non si fa cenno alcuno. Esso viene svilito, annullato: concedendo la possibilità di espletarlo nella formazione professionale, senza standard e programmi nazionali , di fatto si reintroduce il doppio canale. La scuola e l’autonomia sono servite. Ci restano le Indicazioni nazionali, che non sono state abrogate e sulle quali continueremo a lavorare per restituire ai ragazzi una scuola fatta di buone pratiche, di buone relazione, una scuola per imparare a cooperare, per crescere apprendendo insieme. Resta la scuola reale, un bene comune da tutelare e rilanciare con modelli e pratiche capaci di guardare senza paura al futuro, di formare competenze valide per la vita, di mirare all’integrazione dei nuovi soggetti portatori di altre culture. Ci resta un anno di scolastico nel quale impegnarci , territorio per territorio , per contrastare la disinformazione sulla scuola reale e sugli insegnanti, per ricostruire attraverso il dialogo alleanze di soggetti che puntano ad una scuola-Laboratorio sociale di apprendimento , avvero inclusiva, solidale, di qualità; per fermare il disegno distruttivo e passatista del Governo sulla scuola. Il Movimento di Cooperazione educativa, nei prossimi giorni e nel prossimo incontro nazionale di domenica 14 settembre metterà a punto iniziative di contrasto e dissenso. Il secolo scorso è tramontato. Guardiamo avanti

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