politica

Covip - Documento programmatico

venerdì 17 maggio 2013

Un Patto Civico per Orvieto 2014
(Documento COVIP - Incontro stampa del 16 maggio 2013)

Orvieto è oggettivamente patrimonio dell'umanità, costituito in quasi tremila anni di storia. Ed ha straordinarie potenzialità di essere utile per la vita di oggi. La difficile situazione che negli anni si è determinata rischia però di farlo passare da risorsa a degrado irreversibile, un normale esempio di come si possono sprecare le opportunità in un mondo che premia chi le risorse non solo le ha ma le sa anche utilizzare. Elenchiamo di seguito in ordine alfabetico dieci criticità che, a mò di esempio, indicano la fondatezza del rischio.
AMMINISTRAZIONE COMUNALE: crisi finanziaria del Comune, conseguente blocco degli investimenti e decadimento dei servizi pubblici
BENI CULTURALI: inadeguata valorizzazione dei giacimenti culturali
DROGA: diffusione delle tossicodipendenze e della delinquenza ad esse collegata
ECONOMIA: forte crisi economica, conseguente disoccupazione, crisi di fiducia e allontanamento dei giovani
MOBILITÀ: trasporti scomodi e costosi in un territorio vasto e geograficamente complicato
SANITÀ: assistenza ospedaliera inadeguata e servizi carenti
SCUOLE: organizzazione irrazionale delle scuole medie superiori
TERRITORIO: fragilità diffusa, minaccia di frane e alluvioni, spreco di aree
TURISMO: stagnazione cronica e povertà del flusso turistico
UNIVERSITÀ: carenza assoluta di istruzione universitaria
Per anni e anni uno scontro duro, segnato più dalle lotte di fazione che dalla contrapposizione dei progetti di sviluppo, ha prodotto questo risultato. Ora bisogna uscirne.
Orvieto ha bisogno di serenità e di concordia, perché il momento è grave. E serenità e concordia sono oggi più possibili che mai perché l'attrazione del potere è mitigata dalla pesantezza delle incombenze che comporta il governo della città.
La competizione elettorale è connaturale al sistema democratico e sarà presente anche alle prossime elezioni comunali, ma la gravità della situazione richiede che nella competizione siano presenti un candidato sindaco e una lista di persone che prescindano dalle fazioni politiche e si propongano con la rispettabilità delle loro vite, con dichiarato e credibile spirito di servizio, con la razionalità delle loro proposte, con la garanzia delle loro competenze, con la capacità di parlare al cuore dei concittadini risvegliando la loro speranza. Donne e uomini, giovani, meno giovani e anziani, ma tutti con Orvieto nel cuore e con la capacità di parlare al cuore degli Orvietani.
Orvieto ha bisogno di questa novità e di questa occasione. Il programma elettorale dovrà essere finalizzato al superamento delle criticità che stanno portando i cittadini a non credere nella loro città e sarà costruito raccogliendo tutte le idee utili, razionali e coerenti di chi vorrà contribuire. In sostanza proponiamo un Patto Civico per salvare e rilanciare la nostra città.
Esponiamo dunque ora alcune idee, senza alcuna pretesa di completezza e per indicare più che altro un modo di ragionare, in attesa di costituire una situazione operativa effettiva frutto di un auspicato gradimento della nostra proposta.
Sono proposte in stile COVIP, strumenti per stimolare la riflessione e la progettazione delle soluzioni ai tanti complessi problemi che abbiamo, nel rispetto delle diverse posizioni in campo. Non sono dunque un pacchetto preconfezionato per "dettare" il pensiero.

Stimoli per fare
(Cambiare in meglio la mia città equivale a migliorare il mondo)
Bisogna uscire dalla logica della rinuncia e riprenderci in mano il nostro destino. Non basta protestare, bisogna organizzare il cambiamento. Se qui abbiamo scelto di vivere, qui dobbiamo interpretare al meglio la missione che diamo alla nostra vita. Ecco dunque alcuni stimoli per riflettere su che cosa fare e come.

Un'altra storia
(Cambiare è più bello e utile che distruggere)
Dobbiamo iniziare un'altra storia per risolvere le criticità che ci fanno rischiare il futuro. Sappiamo che nella vicenda umana non tutto si crea e però tutto si può distruggere. Perciò le generazioni di oggi debbono agire come se avessero sottoscritto un patto sia con quelle del passato che con quelle del futuro per trasmettere, se possibile arricchendolo, ciò che hanno ricevuto.
Il cambiamento di cui parliamo deve essere dunque sia di sostanza che di metodo: priorità ai problemi, generare unità, ottenere sinergie; riscoprire il gusto delle cose ben fatte e della città che funziona, il senso del bello, la pratica della cittadinanza responsabile. Dunque anche più democrazia, ma niente demagogia: ci sono i luoghi e le procedure della proposta e dell'ascolto e ci sono quelli della decisione, con le necessarie interrelazioni ma senza confusioni di ruoli e responsabilità, con chiarezza e trasparenza, e con certezza del diritto. Meno formalismi e più concretezza, per semplificare la vita a tutti, perché nessuno dovrebbe mai dimenticare che i cittadini non sono numeri ma persone.

La riscossa dell'orgoglio orvietano
(Non ci facciamo decidere il destino da altri)
La situazione di oggi è preoccupante. Si ha l'impressione di un ritorno all'isolamento e all'emarginazione di qualche decennio fa quando Orvieto non contava niente ed era preda delle scorribande elettorali esterne. Non abbiamo un qualche ruolo significativo a nessuno dei livelli che contano. Colpa degli altri, ma anche colpa nostra, forse di più colpa nostra. Dunque bisogna uscire dall'angolo. Bisogna tirar fuori tutto l'orgoglio di essere orvietani, la fierezza di rappresentare non solo un glorioso patrimonio di civiltà (la città del libero comune, del Duomo e del Corpus Domini, deposito di arte e storia, segnata dal passaggio e dalla presenza di artisti e intellettuali, orgoglio dell'Italia, dell'Europa e del mondo), ma un potenziale straordinario di sviluppo moderno, di possibilità per il futuro.
Orvieto è inscindibile dall'area orvietana, a sua volta in naturale osmosi con le aree contermini toscane e laziali. I confini amministrativi non debbono essere barriere, ma occasioni, opportunità. Una vera politica di rilancio deve partire da qui, dal nostro essere area cerniera tra Umbria, Lazio e Toscana. Bisogna avere una visione territoriale ampia e su questa costruire una politica interregionale. Noi proponiamo questa come sfida dei prossimi dieci anni, sfida per noi stessi e sfida per le tre regioni interessate, a partire ovviamente dall'Umbria. Non è un problema solo nostro: una politica policentrica dell'Umbria verso le regioni contermini interessa tutte le altre zone, il Lago Trasimeno come Città di Castello, Gubbio e Gualdo come la Valnerina e Terni. Anche per questo debbono interessarci le riforme istituzionali, soprattutto nella prospettiva non più lontana dell'abolizione delle province, della formazione di unioni di comuni speriamo adeguate ai bisogni della programmazione e dello sviluppo, e della riorganizzazione delle regioni.
Le direttrici Terni e Perugia dunque non esauriscono affatto il nostro orizzonte: ci interessano almeno altrettanto Viterbo e Roma, Grosseto e Siena. Ma in realtà lo sguardo deve andare ben oltre: dobbiamo sapere che non sono molte le città che nel mondo sono come Orvieto un unicum di storia-cultura-natura-civiltà-spiritualità. L'orgoglio orvietano consiste nel saperne essere all'altezza.

Il risanamento finanziario e la crescita possibile
(La finanza è per la vita, non viceversa. Una nuova economia sostenibile è possibile)
Siamo ben lungi dall'aver visti risolti i gravi problemi finanziari del nostro comune: lo sbilancio viene da lontano e nessuno può seriamente pensare a soluzioni rapide ed indolori, tano meno miracolistiche, dato anche il fatto che la situazione nazionale e le politiche di bilancio governative rappresentano un limite pesante. Tuttavia, concentrare gli sforzi per il risanamento e il riequilibrio quassi esclusivamente su tecniche di gestione finanziaria con riferimento da una parte a tagli di spesa e dall'altra ad aumento di entrate fiscali e tariffarie, non può andare al di là di una stagione puramente emergenziale. Non ha valore strategico e in realtà, pur rappresentando un contributo, non può rappresentare la base finanziaria di una politica economica locale dotata di forza propulsiva. Vale come contenimento momentaneo ma non come strategia di sviluppo.
Ecco perché proponiamo un'inversione: aumentare le entrate mediante operazioni di sviluppo, non solo per limitare e tendenzialmente attenuare la pressione fiscale sui cittadini e sulle attività produttive, ma per governare i processi complessivi generando fiducia e speranza, che sono il vero propellente del futuro. Serve per questo una visione generale, un'idea di ciò che vogliamo essere, un progetto complessivo dal quale tutte le politiche settoriali e le iniziative specifiche traggano alimento e forza. Esso deve contenere alcune parole chiave imprescindibili che indichiamo di seguito e che succintamente commentiamo.

Crescita ecocompatibile: l'ambiente in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue funzioni è una risorsa e come tale che deve ispirare un uso attento e atteggiamenti coerenti. Ad esempio si deve sapere che mettere in sicurezza il territorio è creare futuro. E dalla vicenda del Paglia, il nostro fiume, si dovrà finalmente trarre la lezione che il territorio è un sistema e che ogni intervento che ne modifica una parte incide sul tutto, ciò che richiede oggi di usare con lungimiranza gli interventi del post-alluvione.

Modernizzazione: sarà anche parola dura, ma esprime bene il bisogno di togliere incrostazioni e ritardi, che non riguardano solo le infrastrutture, ma l'organizzazione dei servizi e delle attività, il funzionamento complessivo di ciò che è racchiuso sotto il concetto di pubblico, i criteri con cui si analizzano i problemi e si stabiliscono le priorità, le stesse modalità di azione delle istituzioni nei rapporti con i cittadini.

Trittico magico: ci si riferisce a ciò che rappresentano, per una politica che punti alla crescita, la cultura, la storia e la natura, non prese separatamente, ma collegate saldamente da una linea di pensiero e di azione che le individui come filiera e le tratti con logica d'impresa. Il turismo come sistema organizzato di occasioni e servizi può esserne l'espressione che ancora manca. Il Centro Studi può essere lo strumento che sul versante pubblico compartecipa attivamente a questa idea a patto che sia liberato dai gravami del passato e acquisti snellezza e autonomia pur dovendo operare in sintonia con le politiche generali del Comune.

Patrimonio pubblico: Orvieto possiede un patrimonio pubblico straordinario, non solo per quantità relativa rispetto alla città, ma per qualità dei singoli componenti, basti pensare al Pozzo di San Patrizio e all'Albornoz, all'ex ospedale, all'area di Vigna Grande, al Palazzo del popolo, alla Torre del Moro e al Palazzo dei Sette, ecc. Però esso non è stato organizzato se non in minima parte per produrre lavoro, reddito e ricchezza per la città. Oggi è questo che bisogna fare. Sulla forma organizzativa si può discutere, ma non sulla linea di un progetto d'uso integrato. In questa ottica è un non senso utilizzare per esigenze contingenti (riduzione del debito) beni di pregio e strategici, come sono l'ex ospedale e l'area di Vigna Grande. Essi rappresentano oggettivamente occasioni irripetibili per una operazione di rilancio a scala territoriale e non farlo significherebbe caricarsi di una responsabilità storica molto grave.

Società dei saperi: sappiamo tutti che quella attuale è la società dei saperi e sappiamo anche che Orvieto è un luogo straordinariamente vocato quale sede per attività formative e di studio. Eppure non è riscontrabile da gran tempo una politica percettibile e organica per scuola, formazione e università. La formazione è troppo slegata dai contesti produttivi, l'organizzazione scolastica è lontana da un'idea di sistema interconnesso territoriale, le attività universitarie sono solo episodiche. Il tutto normalmente si traduce in uno spreco di opportunità e in una rinuncia ad essere centro di attrazione intraregionale. Cambiare anche su questo punto è insieme un'esigenza e un dovere.

Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC): senza mitizzarle come fonte di ogni bene, esse tuttavia possono rappresentare non solo un ambiente di stimolo e di esercizio della democrazia, ma anche un potente veicolo di modernizzazione e di crescita e dunque una fondamentale fonte di nuove forme e occasioni di lavoro. In collegamento con esperienze nazionali e internazionali già consolidate, anche Orvieto può diventare un incubatore di lavoro moderno.

Cooperazione: non ci riferiamo tanto al mondo delle cooperative, quanto ad un metodo d'azione e ad un'ispirazione ideale, importanti come e forse anche più di azioni pratiche. La cooperazione può svilupparsi sia in verticale che in orizzontale e riguardare i rapporti istituzionali, le politiche territoriali, la collaborazione tra pubblico e privato. Può inoltre esplicarsi in campo economico come in quello culturale e in quello sociale. Ecco, questo può diventare il terreno principale per misurare la reale capacità e volontà dei diversi soggetti protagonisti di uscire dal pantano e riprendersi in mano il futuro.

Infrastrutture e servizi per l'efficienza territoriale
(L'efficienza non è un optional)
Il bisogno di adeguamento delle infrastrutture fondamentali alle esigenze odierne della vita e della produzione è del tutto evidente, come lo è quello di garantire il funzionamento dei servizi secondo standard normali di efficienza. Anche nella fase di difficoltà finanziarie che stiamo vivendo questo deve essere un obiettivo di governo ben chiaro, anche perché l'unico modo per risolvere i problemi che richiedono investimenti rilevanti è oggi quello di avere una visione generale e fare progetti ambiziosi da presentare al momento giusto. E avere una visione significa aver chiare alcune cose. Ad esempio:

  • bisogna tornare ad una politica delle manutenzioni, delle strade, degli edifici e delle reti;
  • bisogna ammodernare la rete stradale e garantire la mobilità e l'efficienza del trasporto pubblico all'interno del territorio, oltre che da e per l'esterno;
  • va ripensato e potenziato il ruolo dell'ospedale mediante l'individuazione di servizi specializzati in settori innovativi che possano servire anche utenti provenienti da altre zone;
  • va finalmente risolto il problema strutturale del sistema delle scuole secondarie di secondo grado e va organizzata un'offerta formativa più dinamica e adeguata alle esigenze di sviluppo di una vasta area interregionale;
  • vanno garantiti i servizi informatici alle famiglie, agli uffici e alle imprese, al più alto livello di efficienza e di possibilità d'uso.

Il territorio come bene limitato e non rimpiazzabile
(Siamo custodi e non padroni dei beni di tutti)
La sicurezza e la bellezza dell'ambiente sono la nostra ricchezza. Dobbiamo perciò adoperarci perché il territorio venga considerato il nostro giardino. Un uso parsimonioso del territorio non è affatto un ostacolo alla crescita, anzi. Perciò prima di pensare a nuove arterie sarebbe bene migliorare quelle esistenti. E prima di pensare al nuovo sarebbe bene riorganizzare e qualificare il patrimonio privato e pubblico esistente.


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