politica

Il Centro per le Pari Opportunità della Regione Umbria chiede una legge che affronti le radici culturali della violenza

sabato 24 novembre 2007
Il Centro per le Pari opportunità della Regione Umbria aderisce alla manifestazione nazionale contro la violenza alle donne che si svolge oggi a Roma. “Il fenomeno della violenza, che colpisce le donne di ogni età, etnia, cultura, religione, condizione sociale – sottolinea la presidente del Centro, Daniela Albanesi - rappresenta oggi una grave emergenza e ciò che emerge dai dati si rileva agghiacciante: la violenza risulta essere la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne tra i 15 e i 45 anni”. Il Centro per le Pari opportunità, attraverso il “Telefono donna”, è da anni impegnato nella costruzione di percorsi di uscita da situazioni di violenza e nell'organizzazione di circuiti e reti di servizi a sostegno di quelle donne che “vogliono sconfiggere la paura, la solitudine, la perdita di senso di sé, il silenzio in cui la violenza subìta” e ha attivato nel tempo “azioni e interventi per restituire parola e dignità alle donne umiliate, offese, avvilite dalla violenza maschile, sostenendole nella riconquista della propria identità, del diritto alla sicurezza e alla libertà”. L'adesione alla manifestazione del 24 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si presenta per il Centro come un’ulteriore occasione per ribadire la richiesta di assunzione di responsabilità pubblica, affinché vengano approvate misure efficaci di prevenzione e contrasto al fenomeno in ogni suo aspetto. Secondo il Centro per le Pari opportunità, “l’Italia ha urgente bisogno di una legge che affronti le radici culturali della violenza come sintomo dell'ineguaglianza, come questione irrisolta nella gestione del potere in famiglia e contro gli stereotipi sui ruoli e sul corpo femminile”. Il Centro ribadisce, infine, la volontà “di costruire azioni contro la violenza, affinché si affermi una nuova società civile fatta di donne e uomini che usino le stesse parole: ‘rispetto’ al posto di ‘sopraffazione’, ‘amore’ al posto di ‘violenza’, ‘dialogo’ al posto di ‘silenzio’, ‘accettazione dell’altro’ invece di ‘negazione dell’altro’: se sarà solo un sogno, oppure no, dipenderà da tutti noi”.

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