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Ujw #27, il diario di Elio Taffi - Quarta giornata. Il successo di UJ4KIDS, il San Francesco e la magia del Presepe

mercoledì 1 gennaio 2020
di E.T.
Ujw #27, il diario di Elio Taffi - Quarta giornata. Il successo di UJ4KIDS, il San Francesco e la magia del Presepe

Il caffè del mattino di oggi è, per Elio Taffi, quello delle feste: al Dolceamaro, Davide me lo accompagna con due irresistibili lingottini al cioccolato.

Il Teatro del Carmine accoglie l’ultimo atto del fortunatissimo Umbria Jazz 4 Kids; alle 10 viene presentato un delizioso libro per l’infanzia: “La storia del sogno del piccolo Paulu che ha cambiato il mondo con le note”, scritto dal celebre trombettista Paolo Fresu e con le illustrazioni di Agnieszka Zawisza, per le edizioni Vita Activa.

L’evento, splendidamente organizzato dall’Associazione “Il Jazz va a Scuola” e la Scuola Comunale di Musica “Adriano Casasole”, con la collaborazione dell’Unitre di Orvieto, mi ha particolarmente commosso. Chiaramente, si tratta di un racconto autobiografico, nel quale Fresu rivela il suo sogno di bambino di fare il musicista. Una storia semplice e sincera, alla quale hanno fatto da contorno vari musicisti della Scuola di Musica e, soprattutto, gli splendidi bimbi del progetto “SaràBanda”. Durante l’esecuzione dei ragazzini orvietani ecco che il grande musicista afferra il suo strumento ed inizia a suonare con passione assieme a loro: e qui commozione per tutti, come vi ho anticipato prima.

Gentilissimo Maestro Fresu, questa è la magia della musica. Nonostante tutti camminiamo con lo schermo degli smartphone di fronte al naso, basta un libro semplice provvisto di illustrazioni e delle note suonate da bambini e vediamo quanta gioia si crea.

Ma è proprio così. Credo che il significato vero della musica sia, oltre a fare delle note belle, quello che queste si portano appresso. La mia è una storia molto semplice, normalissima; oggi quando si va in televisione si racconta sempre ciò che non funziona, mai le storie normali che, a pensarci bene, sono il novantotto per cento del nostro mondo. La normalità in musica è una storia come la mia, quella di un bambino che nasce in una famiglia normale, che vive una vita normale e che diventa un musicista. Allora io credo che questo sia interessante soprattutto per i ragazzi, il pensare che le cose non accadono mai per caso e mai d’improvviso. C’è sempre un percorso, un lavoro da fare. Che questo sia raccontato con un libro per l’infanzia o per grandi, che sia raccontato coi mezzi di cui disponiamo, è bello perché i nostri ragazzi devono capire che è la normalità che fa la differenza, oggi. È una storia che può aiutare ad avvicinarsi alla musica ed anche a comprenderla meglio. Non è, come dicono le televisioni e i talent, che improvvisamente uno viene paracadutato nel successo, diventa bravo e famoso. C’è un percorso da fare, ripeto, ed occorre esserne consapevoli il prima possibile.

Quanto deve, Maestro, alle sue origini il fatto di vivere in maniera così tranquilla e, aggiungo, normale il successo straordinario della sua strepitosa carriera?

Sicuramente molto, io non dimentico quello che sono stato; questo mi è stato insegnato. Noi siamo quello che abbiamo vissuto. Non è che d’improvviso ci si stacca dalla realtà perché si è un po’ più famosi o perché qualcuno ti riconosce per strada. Anzi, al contrario, credo che la responsabilità nostra, di artisti come me che effettivamente sono artisti conosciuti nonostante faccia il jazz che è musica apparentemente di nicchia, sia quella di utilizzare questa popolarità per far crescere le cose in cui crediamo; nel mio caso, la musica. Io ho 58 anni, sono in giro da circa 35; per me oggi fare musica tanto per farla non interessa, non mi appaga. Mi piace l’idea di fare un bel concerto, delle note belle, ma se dietro a questo non c’è una motivazione ugualmente importante, tutto si annichilisce in mero mestiere. Semplicemente, ognuno di noi dovrebbe fare quello in cui crede.

Il quarto giorno di Umbria Jazz Winter, per chi la pazienza di leggermi negli anni, è il più gradito e desiderato da Elio Taffi, poiché coincide con la partecipazione al mitico Jazz Lunch del Ristorante Al San Francesco.

Non c’è nulla che mi possa attrarre di più. Direi anzi che il mio intero anno è segnato dall’attesa di questo rito, piacevole e beneaugurante.

La scelta dei musicisti è sempre felicissima: in questa edizione avrò il piacere di ascoltare i “The New Orleans Mystics”, un quartetto vocale di altissima considerazione attivo dagli anni settanta. Pur cambiando qualche elemento dalla fondazione, il marchio idiomatico rimane solido; quattro voci quattro, morbide e talentuose seppur diverse fra loro, e repertorio ampio e variegato: dai classici r&b al swing, al soul, alla disco, al jazz; la band a sostegno è di quelle da paura: Ronald “Shammika” Ernest chitarra, Angelo Nocentelli basso, Bobbie C Parker percussioni, Brennan Williams batteria e l’inossidabile Richard Mcquillis, un icona, alle tastiere. Elio Taffi, com’è noto, apprezza profondamente anche le qualità di accoglienza del San Francesco, da anni ai vertici nazionali della ristorazione.

Il buffet è ricco e prelibato: affettati selezionati (prosciutto da antologia!), fior di latte maliziosamente condita con scorzette di arancia, cavolfiore pastellato e fritto come da tradizione, polenta con delicato spezzatino di vitella, lasagne impreziosite da tartufo nero e chi più ne ha più ne metta. Il servizio è come sempre attento e garbato, coordinato dal mito vivente Ernesto Fredda, alfiere della gastronomia umbra, che si esalta in tutte le situazioni importanti riuscendo a tenere sotto pieno controllo cucina, buffet e sala.

Nel corso delle varie edizioni di Umbria Jazz Winter, i pranzi e le cene musicali al San Francesco hanno regalato agli appassionati degli spettacoli musicali di ottimo livello. I “The New Orleans Mystics” non fanno certamente eccezione e scatenano una festa travolgente, a suon di ballate e canzoni irresistibili. Dopo il tripudio dei dessert, il salone dei pranzi si trasforma in discoteca: i Mystics pompano hits a profusione e i clienti rispondono muovendosi e battendo le mani a rigor di ritmo; con “My girl” e “Stand by me” il successo arriva al massimo ma è la performance itinerante fra i tavoli del chitarrista che chiuderà fra le stelle il Jazz Lunch.

Meraviglioso San Francesco, come sempre! Secondo una prassi consolidata, nel pomeriggio faccio visita al Presepe nel Pozzo realizzato dalla famiglia Sciarra.

Anche qui devo ripetermi perché edizione dopo edizione non finisco mai di ammirare lo straordinario impegno che è alla base di un simile risultato. Il tema del 2019/2020 è incentrato sulla figura di Giuda Iscariota, uno dei dodici Apostoli di Gesù. Con le mie semplici parole non posso descrivere le emozioni provate. Il Presepe nel Pozzo è un’esperienza da vivere e rivivere, col tempo necessario per apprezzarne i particolari e i colpi di classe. Splendido, veramente splendido.

La mia quarta giornata prosegue con una breve puntatina al Palazzo dei Sette.

Ancora non ho assistito ai virtuosismi canori di Greta Panettieri e cerco di rimediare ma arrivo per gli ultimi due brani in scaletta.

Assisto ad un duetto musicale fra l’affermata vocalist italiana e il sassofonista Max Ionata; la perfezione delle rispettive intonazioni in melismi inventati al momento mi impressiona e fa comprendere il livello eccelso della performance. L’ultimo brano, “Brava” di Mina, è interpretato in maniera irreprensibile e conclude il mio ennesimo pomeriggio musicale. È tempo di tornare a casa e di aspettare la mezzanotte in pantofole e circondato dal calore familiare.

A voi il buongiorno ed il Buon Anno, a me la buonanotte.


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