cultura

Sciolte le riserve, il Presepe nel Pozzo della Cava farà 31. Nonostante tutto.

mercoledì 9 gennaio 2019
di Davide Pompei
Sciolte le riserve, il Presepe nel Pozzo della Cava farà 31. Nonostante tutto.

"Come un cedro del Libano. Come un cipresso sui monti dell'Ermon. Come un ulivo maestoso in pianura". In tre decenni il Presepe nel Pozzo della Cava di Orvieto è cresciuto "come un platano, come palma in Engaddi e le rose in Gerico". Poco importa, allora, se il terreno in cui affonda le sue radici si dimostra ingenerosamente ostico e brullo. "Rigogliosa come lampo di fuoco", l'edizione del trentennale non poteva essere l'ultima.

Il rischio, come annunciato, si è corso, eccome. Ma a pochi giorni dalla chiusura – c'è tempo ancora fino a domenica 13 gennaio per scendere nel sottosuolo e spiare il racconto della "rivalità" tra Raziel, un angelo delle cose, e Gavriel, un arcangelo degli spiriti – le riserve sulla 31esima edizione sono state sciolte. Non solo ci sarà, da lunedì 23 dicembre 2019 a domenica 12 gennaio 2020, ma sarà arricchita anche dall'esposizione di "piccoli importanti oggetti" legati al nuovo tema.

Quello de "Lo Strumento", che sceglie il giovane orvietano Giulio Gnagnarini come testimonial del materiale promozionale e affida a Giuda Iscariota la voce del narratore. Sulla decisione finale degli organizzatori ha influito l’offerta ricevuta da una nota casa d’arte italiana e da un collezionista privato, che vuole restare anonimo, per una mostra sul tema programmato da abbinare evidentemente alla rievocazione con personaggi animati a grandezza naturale, seppure mai convenzionale, della Natività.

Ma anche le numerosissime richieste di proseguire arrivate fin dalla prima settimana dai visitatori più affezionati. Consensi unanimi per la dolcissima figura del nuovo Bambinello semovente. Iper-realistico "reborn" di Samantha Rose-Harker meccanizzato dall’artista fanese degli effetti speciali Andrea Giomaro, recentemente balzato agli onori della cronaca sia per il suo Museo dei Riciclosauri ad Acqualagna che per aver curato il trucco prostetico di Paola Cortellesi nel film "La Befana vien di notte".

Ampio, e perfino inaspettato, anche l’apprezzamento per la "doppia" Natività. Una, annunciata a Maria – audacemente presentata come innamorata di un vicino che non era Giuseppe e sottoposta alla "Prova delle Acque Amare" per verificare se si fosse macchiata di adulterio – dall’Arcangelo di luce, che torna puntuale ogni 5 anni – a collocarlo nel pozzo è Marco Santopietro – e popolata di animali. E l’altra, sotto la protezione di Raziel, narratore dell’intera storia, essere celeste ma fin troppo terreno in cui, forse, risulta più facile "immedesimarsi".

Dedicato "a tutti i genitori che, pur con fatica, lasciano volare i loro amati bruchetti", in un crescendo narrativo-emotivo che trova il suo apice nell'ultima grande grotta alta 14 metri – e che non è compiuto finché non si è fisicamente fuori dal complesso ipogeo – magnificata ancora una volta con la voce superba di Giuni Russo, accompagnata dal Coro delle Carmelitane Scalze di Milano e piccoli accorgimenti da cogliere, "L'Angelo delle cose perdute" ha consentito che non si perdesse tanta bellezza narrata con poesia nel terzo ciclo de "I Testimoni".

Il merito, va riconosciuto, è nell'alchimia degli ingredienti ma anche nell'ostinata passione visionaria di chi "innamorato di Orvieto", nonostante tutto, lo è tutto l'anno e, ogni anno, riesce a fare di un allestimento natalizio in mezzo a tanti un vero e proprio evento. "Sinceramente – confida Marco Sciarra, regista della complessa macchina – la voglia di concludere con questo successo l'esperienza di trenta anni di Presepi nel Pozzo era molto forte, soprattutto perché abbiamo visto svanire nel nulla tutti gli sforzi.

Quelli di costruirci attorno qualcosa che avesse un senso per il quartiere più antico della città e per l'intera città stessa, dalla manifestazione 'C’era una volta' che una ventina di anni fa riaprì gran parte dei sotterranei di Via della Cava, fino alle tortucce dell’Associazione 'La Cava e i Cavajoli', dai progetti del Festival dei Sotterranei e della Via dei Presepi, bloccati prima del nascere dalle scelte di varie amministrazioni comunali, fino al Circuito dei Presepi 'La Natività ad Orvieto', in evidente fase di stallo da diverse edizioni". Undici, quelle raggiunte, non senza fatica.

"A farci cambiare idea, nonostante l’isolamento totale in una via buia e sempre più lontana dal centro, quest’anno più che mai, è stato il grande attaccamento dimostrato dai numerosi visitatori, per cui l’evento è diventato a pieno titolo una tradizione del Natale. Insomma, abbiamo fatto 30, facciamo 31, a costo di rimanere sempre più soli! Naturalmente ci impegneremo da subito nella promozione di un'edizione che si preannuncia molto impegnativa e speriamo che qualche soggetto di buona volontà si possa adoperare perché il nostro presepio non sia l’unico punto vitale in un quartiere tanto bello quanto abbandonato.

Con l’occasione vorremmo ringraziare l'Associazione 'Presepe&Orvieto' che da sei anni organizza il Presepe Vivente a San Giovenale e che per due giorni l’anno ci fa sentire meno soli, e tutto il personale, comunale e non, che si è adoperato per la sicurezza dei visitatori delle manifestazioni in concomitanza, ripristinando, dopo anni di richieste inascoltate, il 'normale' senso di marcia di Via Loggia de’ Mercanti". È nel buio cittadino, simile a quello delle crisalidi, che certe luci splendono più forte, come farfalle.

Per ulteriori informazioni:
Pozzo della Cava - Via della Cava, 28 - Orvieto – 0763.342373
presepe@pozzodellacava.it
www.pozzodellacava.it/presepe

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