cultura

Montecchio tra "I Borghi più belli d'Italia", dove si respira autenticità

lunedì 5 febbraio 2018
di Davide Pompei
Montecchio tra "I Borghi più belli d'Italia", dove si respira autenticità

Un riconoscimento, anzi tre – spilla, attestato e bandiera – come gli anni serviti a traguardare un duplice punto, di arrivo e partenza. Nutre lo spirito di appartenenza, l'atteso vessillo de "I Borghi più belli d'Italia" che finalmente sventola all'ombra del campanile. Cerimonia semplice ma partecipata, quella di sabato 3 febbraio, riempita di contenuti dall'annunciato progetto "Montecchio visto da noi" realizzato dai giovani allievi della Scuola Secondaria di Primo Grado. I disegni, i fiori gialli e bianchi come i colori del Comune.

"Avere un occhio critico verso i luoghi dove si vive – ha esordito il sindaco Federico Goriè importante. È uno stimolo costante a fare meglio, a prendersene cura. La nostra richiesta di ingresso nel Club de 'I Borghi più belli d'Italia' è datata febbraio 2015 ma, a prescindere dall'esito, abbiamo iniziato da subito a lavorare per potenziare i servizi e contrastare spopolamento e invecchiamento. Le annotazioni del Club così come le indicazioni dei ragazzi sono priorità.

Per rispondere a (e mantenere) standard elevati, dobbiamo lavorare per migliorare non solo l'aspetto estetico, ma anche nell'interazione con il mondo delle scuole, i volontari, le Forze dell'Ordine e le numerose associazioni che collaborano sul territorio. Ringrazio gli amministratori che stanno con me in Consiglio Comunale. Senza di loro, non avremmo raggiunto determinati obiettivi e non saremmo stati quella seconda famiglia che siamo".

Essere pronti e preparati, sotto il profilo dell'accoglienza turistica, può fare la differenza. "L'ingresso certificato in un circuito più ampio – ha spiegato il coordinatore regionale de 'I Borghi più belli d'Italia' Antonio Lunaè elemento di speranza, volontà di rinascita ed espressione di forza del territorio. Conosciamo bene la situazione economica che stanno attraversando i 92 Comuni dell'Umbria. Di questi, sono 27 i borghi certificati.

E costituiscono il 10% circa del movimento nazionale che conta 278 campanili. Nel Belpaese che conta 7.958 Comuni, il turismo nei borghi non può che spalmarsi su una prospettiva temporale più ampia, più lenta. Per questo oltre al Coordinamento nazionale dell'associazione nata a marzo del 2001 su impulso della Consulta del Turismo dell'ANCI, è nata la declinazione regionale. Al termine della tornata elettorale, presenteremo 'Il Libro Bianco dei Borghi più belli d'Italia'".

Un volume che racchiude una serie di proposte allargate, un paio di ipotesi progettuali di innesco partoriti dal gruppo Pro.Borg.Um. – l'acronimo sta per "Progetti di sviluppo dei borghi più belli d’Italia in Umbria" – e una decina di "tematismi" collegati, formulati da una ventina di organismi tra associazioni, fondazioni, agenzie, imprese. Dalla prospettiva di riqualificazione delle facciate dei centri storici alla valorizzazione del patrimonio edilizio, artistico e monumentale.

Fino a diventare riferimento nazionale per la conservazione e la rinascita dei borghi, passando per ripopolamento residenziale, commerciale e produttivo e destagionalizzazione del turismo. Un rilancio attrattivo, quello invocato dalla piattaforma di riflessione che sarà sottoposta alle istituzioni, spesso incapaci di raccontare quanti stranieri si stanno avvicinando a casolari e frantoi in cerca di "luoghi e momenti di produzione da vivere".

"La seconda vita dei borghi – ha sottolineato il presidente della Provincia di Terni Giampiero Lattanziè l'essenza di questo processo. Negli anni una serie di politiche hanno orientato verso l'esterno, ora va incanalato il desiderio di ritorno a una dimensione più vivibile, propria dei piccoli centri. Serve in chi li abita, disponibilità all'accoglienza e un atteggiamento di collaborazione con le amministrazioni.

Strutture e beni se non vengono messe in rete rischiano di diventare cattedrali nel deserto. Lo sforzo collettivo deve essere quello di lavorare per la trasformazione da un turismo di passaggio a un turismo a breve permanenza. Oggi, qui, aggiungiamo un tassello importante. La presenza di molti sindaci dell'Area Interna Sud Ovest Orvietano fa ben sperare".

Terza volta a Montecchio, per la presidente del Consiglio Regionale dell'Umbria Donatella Porzi. "La frase ascoltata dai ragazzi 'Adoro questo paese per tutti i suoi pregi e i pochissimi difetti' – ha detto – è una dichiarazione d'amore e attaccamento alla propria realtà, di chi ha consapevolezza delle difficoltà. Non vanno perse occasioni di crescita, ma neanche opportunità di mantenere ben salde queste nostre radici. Serve massa critica per far crescere un territorio.

La presenza di rappresentanti della Giunta Regionale simboleggia la vicinanza a questo movimento nato dal desiderio di raccontare il fascino della cosiddetta Italia minore. Stiamo lavorando per far sì che circuiti come questi possano essere una leva importante dell'economia. La promozione non può più essere singola, bisogna ragionare in termini di circuiti, dall'archeologia ai sapori. Lavorare per far sì che ciò che rappresenta un potenziale, diventi risorsa".

"Il bello dell'Umbria – ha aggiunto l'assessore regionale Fernanda Cecchini, sue le deleghe ad agricoltura, cultura e ambiente – è la diversità del paesaggio, la varietà di scenari che parlano un linguaggio di contaminazione con i confinanti e al tempo stesso esprimono la forza dell'autenticità. Essere un bel borgo non è sufficiente, se non c'è quella qualità e quella cura nei servizi, imposti dalla modernità, che hanno bisogno di sostegno.

Oggi è più complicato farlo. Le risorse sono quelle comunitarie, in Umbria ne arrivano tante ma devono essere usate solo per investimenti e non per manutenzione. Paradossalmente, è più facile costruire una nuova scuola che sostituire il vetro di una esistente. La strumentazione finanziaria è articolata, ma è importante mettere a fuoco le priorità del territorio, suddividendolo e dove c'è bisogno, contrastandone abbandono e desertificazione".

Affidate al presidente nazionale del Club "I Borghi più belli d'Italia" Fiorello Primi, le conclusioni. "Il numero dei 27 borghi umbri – ha detto – difficilmente potrà essere superato nei prossimi anni. Estenderlo significherebbe snaturare il senso. A fronte di 29 ingressi, sono state due le uscite per differenti motivazioni. Montecchio ha sostituito Giove, Passignano sul Trasimeno è entrato al posto di Stroncone. In Provincia di Terni, si contano già Acquasparta, Allerona, Arrone, Lugnano in Teverina, Piediluco e San Gemini.

Dal 2002 ad oggi, abbiamo ricevuto circa 840 domande di ingresso, il 10% dei Comuni italiani. Sono stati 770 i borghi visitati, 278 gli ammessi. Di media, due su tre vengono scartati. Ai sindaci chiediamo spesso di coinvolgere le scuole per cogliere ciò che non va. Il racconto che il visitatore porta con sé sta nei particolari. La panchina rotta resta o un'auto fuori posto restano più impresse di tanti scorci. Un occhio esterno, coglie subito il non-bello a cui quello interno si abitua.

La filosofia è questa: provocare nella gente che arriva, emozioni forti che sono suscitate da architetture antiche e paesaggi mozzafiato, ma anche e sopratutto da come i luoghi sono tenuti, custoditi da chi li vive quotidianamente. Anche gli abitanti devono sentirsi parte di una rete come stimolo al decoro e simbolo della bellezza italiana nel mondo.

Senza nulla togliere, le grandi città d'arte sono ricche di palazzi e opere da presentare, ma spesso povere di residenti autoctoni. L'Italia vera sopravvive in provincia, nei paesi patrimonio dell'umanità dove si parla il dialetto, si gustano i sapori, si rinnovano buone pratiche che è un dovere mantenere, difendere con orgoglio e far conoscere ad altri. Chi li vive, ha un ruolo fondamentale".

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