cultura

Sott'acqua con Carlo Rognoni. In mostra, l'arte soffiata che porta il mare a Orvieto

martedì 12 aprile 2016
di Davide Pompei
Sott'acqua con Carlo Rognoni. In mostra, l'arte soffiata che porta il mare a Orvieto

L'imponente pesce Napoleone, che nelle sue forme ricorda il cappello del comandante d'armata. E il più popolare pesce soldato a strisce, promosso a ragione ad emblema dell'allestimento. E ancora il tonno rosso, o pinna blu, del Mediterraneo e l'invito a salvarlo dall'estinzione, come simbolo di una dichiarata difesa ambientale. Con loro, sciamano serafiche la tartaruga imbricata, la murena tassellata, lo squalo grigio, la cernia dalla coda a mezza luna, il carango a pinne gialle, il pesce farfalla a muso lungo.

Un esercito di colori, con pinne, branchie e relative cornici. La vita, dal mare e nel mare. Dai fondali delle Maldive, indagati tre anni fa, all'insolito acquario della Chiesa dei Santi Apostoli di Orvieto, dove come annunciato da venerdì 1 aprile e ancora fino a martedì 10 maggio, con orario 10-13 e 15-18, accanto ai sassi della spiaggia di Camogli, ondeggiano opere realizzate nell'arco di un paio d'anni con tecniche e intenzioni diverse. Quasi cinquanta pezzi, in tutto. A casa, forse, è rimasto ancora qualcosa.

Ma il mondo sommerso di Carlo Rognoni galleggia ora in superficie. Anche in una terra che è dai tempi antichi - "tra il Pliocene e il Pleistocene inferiore, l'area orvietana era un ampio golfo, isolato rispetto alle foci dei principali fiumi, ricevendo apporti locali da corsi d'acqua secondari" - che non vede bagnate le sue coste. "Blowing Art. Se a Orvieto ci fosse il mare…" è il titolo della personale allestita con il patrocinio dell'Opera del Duomo che porta sulla Rupe il soffio della/nella vita sottomarina. Inchiostri di china e acrilici soffiati su sfondi – quasi tutti dipinti a olio su cartoncino, ma anche acquerelli e poi smalti e fotomontaggi – generano alghe, "pesci, gabbiani, sassi, fondali marini e onde del mare".

"Quei pesci che vengono da lontano" e che hanno già affascinato il Festival della Comunicazione, il Museo del Mare di Genova, la Galleria d'Arte "Le Tracce". Con richiami alle considerazioni evolutive di Charles Darwin, rilette in epoca recente da Jared Diamond. Senza intento documentaristico, né preteste ittiologiche. Come piccola ma libera testimonianza di un "grande amore per il mare e per chi abita là sotto". L'aria, sott'acqua. Dove soffia la vita.

"E ben si vive senza bisogno di parlare, di polemizzare, di urlare" osserva Rognoni, che nella pittura ha trovato il suo ossigeno da un'apnea professionale. E da un chiacchiericcio dilagante. "Dipingo da anni – spiega – per scappare dalla routine. Del giornalismo e della politica. Dopo trent'anni nel mondo dei giornali, alla direzione di Panorama, Epoca, Il Secolo XIX e quattro legislature parlamentari, con la nomina a vicepresidente del Senato e a membro del consiglio di amministrazione della Rai, per la mia quarta età ho deciso di dar conto ai pesci. Loro non parlano, non litigano, non polemizzano, non partecipano ai talk show.

Non sono volgari, sguaiati, qualunquisti. Esprimono la bellezza della loro natura con i colori e con le forme. Non c'è nulla di più rilassante, stimolante e avventuroso che immergersi e guardarli. Dal canto mio, ho fermato su superficie la loro serena e muta distanza. C'è simpatia nelle loro espressioni ma non implica coinvolgimento con chi osserva". "L'atelier di Rognoni – annota al riguardo Tommaso Trini, docente di Storia dell’Arte all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, intervenuto anche all'inaugurazione – si erge su alture (il casale sull'Altopiano di San Quirico ndr) che anticamente erano fondali marini e lo ricordano ancora. (…) Quasi fosse Nettuno, Rognoni li ama, i suoi pesci. Che abboccano solo alla fiamma dei colori".

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