cultura

Inaugurata la donazione Marconi. Oltre cento bambole dal mondo trovano casa in biblioteca

domenica 12 ottobre 2014
di Davide Pompei
Inaugurata la donazione Marconi. Oltre cento bambole dal mondo trovano casa in biblioteca

Dalla Polonia al Perù, dal Vietnam al Brasile. Dall'appartamento di Violetta Restivo, che fino a ieri le ha accudite, alla ribattezzata "Casa della Cultura" dove d'ora in poi dormiranno. Tutte insieme, in condomini di vetro, con le loro storie che attendono di essere raccontate, una per una. Parlano già di tutte e 109, i materiali impiegati e le trame dei loro costumi. Quelli voluti, per loro, da chi le ha concepite. A reperirle in giro per il mondo, tra il 1950 e il 1990, ci ha pensato Manfredo Marconi. A lui, è dedicata l'intera collezione donata dai familiari alla città di Orvieto a luglio 2013 e destinata alla Sezione Ragazzi della Nuova Biblioteca Pubblica "Luigi Fumi".

Lì, dove sabato 11 ottobre è stata inaugurata l'esposizione permanente dei pezzi etnici e popolari in un dialogo generazionale che ha coinvolto quattro classi degli istituti superiori della città. Una terza della scuola media "Signorelli" e poi Liceo delle Scienze Umane, Artistico – loro, le domande al figlio Silvio – e Alberghiero, che ha realizzato biscotti con sembianze di bambola. Il forte legame che la famiglia Marconi ha con Orvieto – qui, dove "avete oltre 2500 anni di cultura, storia e artigianato alle spalle da non tradire" e 125 anni fa nacque il nonno di Silvio – è stato testimoniato dalla video-intervista a Violetta che, emozionata, ha assistito in prima fila alla presentazione.

"Il suo esempio – ha sottolineato il sindaco Giuseppe Germanidimostra che c'è un tempo per vivere in armonia luoghi e non luoghi, apprezzando le cose del mondo. Tra queste, una casa della cultura come la biblioteca da aprire alla città per lunghe ore. Dopo l'inaugurazione del Giardino dei Lettori la prossima tappa dovrà essere l'apertura, in questi spazi, di un caffè letterario, in grado di avvicinare i giovani. Li invito a vivere senza troppa frenesia un presente faticoso e a goderselo con la consapevolezza che altrove esistono coetanei che non vivono la stessa condizione".

Si è unita ai ringraziamenti per il dono della collezione, sottolineandone il valore storico e antropologico la vicesindaco Cristina Croce. "La custodiremo – ha detto – con la stessa passione con cui negli anni è stata raccolta, inserendola in un progetto più ampio che faccia davvero della biblioteca un luogo fruibile da tutti". Nella stessa occasione, è stata anticipata anche la realizzazione a fine mese di una mostra-convegno, a cui sta lavorando l'Ufficio Beni Attività Culturali, in collaborazione con il Museo del Giocattolo, dove oltre alle bambole sarà valorizzato anche il cibo proveniente dal mondo. Ne ha fatto cenno Carla Lodi.

Il soffio vitale ai pezzi della collezione l'hanno dato Valentina Dalmonte e Valerio Sebasthian Saccà, autori dell'originalissimo video "Il Magico MondoViaggio di Piedi di Pezza" realizzato in stop-motion, filmando alcune delle oltre cento bambole donate, e una sola presenza umana, quella di Anna Donatelli. Il video pensato per l'inaugurazione è disponibile su dvd, prodotti con il contributo di "I Love It School" alla cifra simbolica di 10 euro, a favore della biblioteca.

"La tecnica – hanno spiegato – prevede l'accostamento in sequenza di 24 foto al secondo. In questo caso ne abbiamo volutamente messe 10-12 per creare l'effetto a scatti, senza annullare la finzione con un movimento completo e continuo. Di foto ne abbiamo realizzate qualcosa come 6000. Le bambole, invece, le abbiamo scelte in base ai materiali, creando per loro fondali dai colori base. Rosso per l'Africa, bianco per la Russia e poi Oriente e Brasile, giocando sull'idea che trasmetteva la loro provenienza. Le trecce della protagonista, proveniente dal Nicaragua, hanno suggerito l'idea del movimento al posto degli arti".

"A cosa serve la bambola", infine, è stato il tema declinato con passione e competenza da Silvio Marconi. "Intorno alle bambole – ha esordito – girano grandi equivoci. Non sono nate come giocattoli, ma come idoli, veicoli di rito e mito, offerte votive agli dei. Le grasse statuine di bronzo care agli Etruschi o ai Romani per ingraziarsi la fertilità erano già bambole. Scompaiono nel Medioevo. Possederne una, per una donna era sinonimo di stregoneria. Tornano con le Crociate, quando si entra in contatto con la cultura araba e musulmana. Dal Medio Oriente all'Europa, nel Rinascimento fioriscono bambole di corte in terracotta e poi di porcellana, diverse da quelle intrecciate nei campi dai contadini.

Dalle statuette del presepe ai soldatini di cui era dotato ogni sovrano, le bambole veicolano valori culturali profondi. Sono il frutto dell'artigianato popolare e fungono da propaganda per diffondere il modello di come i signori vogliono rappresentare il popolo. Se ne accorge anche il turismo, fatto di feste tradizionali che spesso non solo vere tradizioni ma costruzioni ad uso e consumo turistico. È così che la bambola assume la funzione di ricordo, di souvenir mettendo in moto un'industria economica.

Dal kimono che rimanda al Giappone, ma che molti giapponesi non hanno mai visto, all'identitario kilt che di scozzese ha davvero poco, l'antropologia dimostra come tutto ciò sia veicolo di modelli culturali. Dietro la perfezione della Barbie, c'è il modello della vita americana. Dentro, ci sono stratificazioni culturali su cui si può lavorare per produrre oggetti artigianali, cartoni animati oppure instillare l'odio. La bambola è, infatti, anche veicolo di stereotipi, culture e contro-culture. Dati nelle scuole per giocare alla guerra, i soldatini diventano parte integrante del sistema militaristico". Non chiamateli giocattoli.

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