cultura

Comunicazione come autentica cultura dell'incontro. Riflessioni in margine all'incontro con il vescovo Benedetto Tuzia.

venerdì 24 gennaio 2014
di Laura Ricci
Comunicazione come autentica cultura dell'incontro. Riflessioni in margine all'incontro con il vescovo Benedetto Tuzia.

La giornata dedicata dalla Chiesa Cattolica a San Francesco di Sales, ricordato come protettore della comunicazione e dei comunicatori, è stata occasione di riflessione, a Orvieto, nel corso del consueto incontro che si svolge ormai da qualche anno tra il Vescovo della Diocesi di Orvieto-Todi e gli operatori locali della comunicazione. Iniziata dal vescovo emerito Mons. Giovanni Scanavino, la gradita e significativa iniziativa è continuata nel tempo con l'attuale vescovo Monsignor Benedetto Tuzia.
Come Monsignor Tuzia stesso ha ricordato, non sono poche le occasioni di incontro che si hanno tra vescovo e giornalisti, ma ben particolare e preziosa è questa in cui ci si può concentrare, nella riflessione e nel confronto, sul tema che attiene più propriamente all'informazione e al ruolo di chi in questo settore lavora, anche approfittando del fatto che proprio nel giorno della memoria di San Francesco di Sales, che ricorre il 24 gennaio, la Chiesa rende noto, attraverso il messaggio del papa, il tema dell'anno in merito alla Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, istituita dal papa Paolo VI nel 1967. La XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che ricorre domenica 1 giugno 2014, è dedicata quest'anno al tema "Comunicazione al servizio di un'autentica cultura dell'incontro", e il messaggio di Papa Francesco oggi diffuso merita sicuramente più di un elemento di riflessione. Lo farò in chiave laica perché, pur perseguendo una ricerca di pensiero e di vita in cui rispetto ogni credo religioso e in cui, per il loro pensiero e il loro esempio, molte mistiche e vari santi costituiscono per me un prezioso insegnamento, non posso essere ritenuta una "credente".

Come nelle riflessioni dello scorso anno, vorrei innanzitutto sottolineare quanto, in un tempo in cui assistiamo giornalmente alla paura o alla demonizzazione spicciola della rete in generale e dei nuovi media digitali, anche da parte di chi dovrebbe invece impegnarsi per una conoscenza e una divulgazione più consapevoli e positive di questi mezzi attuali e sempre più inarrestabili, bisognerà ancora una volta riconoscere alla Chiesa di avere inquadrato sociologicamente e culturalmente con molta esattezza l'argomento, non nascondendo i rischi determinati da questi nuovi ambienti, ma sottolineando soprattutto il loro enorme potenziale sociale e di diffusione e, soprattutto, quanto non sia il mezzo a determinare la positività o la negatività del comunicare, ma il pensiero, il cuore, l'azione e il fine degli uomini e delle donne che ne fanno uso. Come la comunicazione sia, in definitiva, una conquista non solo e non tanto tecnologica, quanto piuttosto umana, carica di contenuti culturali e finanche affettivi.

Se in un realistico passaggio della sua comunicazione Papa Bergoglio non può correttamente non sottolineare alcuni aspetti problematici delle nuove forme di comunicazione [La velocità dell'informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un'espressione di sé misurata e corretta. La varietà delle opinioni espresse può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici. L'ambiente comunicativo può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso.], la maggior parte del messaggio, e soprattutto la sua essenza, incoraggiano piuttosto a comprendere e a far sì che la comunicazione possa essere a servizio di un'autentica cultura dell'incontro, nella convinzione che "i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all'impegno serio per una vita più dignitosa".
"Comunicare bene - si afferma ancora - ci aiuta ad essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, ad essere più uniti. I muri che ci dividono possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e ad imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell'incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti".

Mi piace particolarmente, nella riflessione di Papa Francesco, la sua definizione della comunicazione come potere di "prossimità" e la sua scelta della parabola del buon Samaritano per esemplificare questo concetto fatto di cuore e di cervello, di parola e di solidale azione. Da sempre innamorata e alla ricerca di quella che amo definire "la parola gentile" - gentile quand'anche fosse implacabile -, da sempre convinta del potere positivo della cultura e del linguaggio, così come esemplificato ad esempio da Don Lorenzo Milani nella sua opera di educatore, apprezzo questa visione della parola empatica che si fa sollecitudine e cura e, con essa, mi sento da tempo in sintonia.

"Quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone - sottolinea Bergoglio - ci troviamo di fronte a un'aggressione violenta come quella subita dall'uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola. In lui il levita e il sacerdote non vedono un loro prossimo, ma un estraneo da cui era meglio tenersi a distanza. A quel tempo, ciò che li condizionava erano le regole della purità rituale. Oggi, noi corriamo il rischio che alcuni media ci condizionino al punto da farci ignorare il nostro prossimo reale. Non basta passare lungo le "strade" digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall'incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. Non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione. Anche il mondo dei media non può essere alieno dalla cura per l'umanità, ed è chiamato ad esprimere tenerezza. La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. La neutralità dei media è solo apparente: solo chi comunica mettendo in gioco se stesso può rappresentare un punto di riferimento. Il coinvolgimento personale è la radice stessa dell'affidabilità di un comunicatore".

Così l'icona del buon samaritano che fascia le ferite dell'uomo percosso versandovi sopra olio e vino diventa, per papa Francesco, la scia luminosa su cui chi comunica può incanalare il proprio agire attraverso il potere, la cura, l'autorevolezza, la precisione, la gentilezza della parola: "La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l'allegria - esorta -. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza". Viene in mente la sollecitudine verso i suoi simili di Etty Hillesum, nel campo di smistamento di Westerbork all'epoca dello sterminio nazista, il suo essere "cuore pensante" tra quelle desolate baracche, la sua azione fatta di piccoli gesti e soprattutto di parola che si fa prossima, tesa a lenire e a farsi balsamo dell'altrui e del proprio dolore.

E se papa Francesco incita a non aver timore di farsi cittadini dell'ambiente digitale per portare la parola e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, o a fare della rivoluzione dei mezzi di comunicazione e dell'informazione "una grande e appassionante sfida, che richiede energie fresche e un'immaginazione nuova per trasmettere agli altri la bellezza di Dio", anche chi non è credente può raccogliere l'indicazione: per immettersi, in un mondo per tanti versi bastardo, in una sfida non meno appassionante che possa trasmettere e diffondere nuovi valori e nuove positività. Con un'immaginazione nuova, con nuove possibilità, con nuovi mezzi che, affinché il possibile si concretizzi, bisogna conoscere e padroneggiare.

Il messaggio di Papa Francesco in vista della XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

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