cultura

Note biografiche su Umberto Prencipe

venerdì 17 ottobre 2008
Pittore e incisore di notevole qualità e rilievo insegnò alle Accademie di Lucca, di Roma e di Napoli, presente alle principali rassegne nazionali e internazionali venne premiato in più occasioni. Umberto Prencipe (Napoli 1879 - Roma 1962) nello scenario d'inizio Novecento si colloca tra gli artisti che, maturati in linea con le esperienze europee, operano un mutamento di rotta nei confronti della pittura verista per un aggiornamento in chiave simbolista dei linguaggi artistici. Un’operazione che sviluppandosi in stretta sintonia con gli indirizzi della letteratura del tempo, in particolare con quella franco-belga, assume connotati del tutto originali, dal timbro marcatamente crepuscolare. Fondamentale il ruolo svolto dalla città di Orvieto, dove Prencipe soggiorna per lunghi periodi a partire dal 1905. Identificata dall'artista con la Bruges descritta da George Rodenbach nel suo romanzo, vissuta attraverso le descrizioni letterarie di Gabriele D’Annunzio, Orvieto “Città del silenzio” diventa il medium privilegiato per elaborare un'iconografia del paesaggio cittadino come forma simbolica di una personale condizione esistenziale. Con le sue vedute vuote e silenziose, immerse nella nebbia, nella notte o nel crepuscolo, trasfigurate spesso in termini irreali, Prencipe si mostra in questo modo vicino agli artisti centrali della pittura simbolista europea come Fernand Khnopff e Vilhelm Hammershoi. Nel corso del secondo decennio del secolo la componente simbolista-crepuscolare tende lentamente a smorzarsi per privilegiare modi rappresentativi più naturalistici, in cui Prencipe recupera l’eredità di certa pittura dell'Ottocento, reinterpretandola però sugli echi della Secessione e del cezannismo. Fondamentale il soggiorno del 1914 a Lucca dove l’artista si reca per insegnare incisione alla Accademia di Belle Arti. Qui incontra il pittore napoletano Alceste Campriani, al quale Prencipe riconosce il merito di averlo riportato alle sue radici partenopee, e alcuni artisti di cultura post macchiaiola come Moses Levy, Antony de Witt, Giuseppe Viner, che lo incoraggiano a sviluppare la sintesi costruttiva del maestro francese. Le opere che Prencipe realizza tra gli anni Venti e Trenta sono per lo più eseguite a Orvieto, dove vive stabilmente tra il 1921 e il 1926 e dove soggiorna spesso fino all’inizio degli anni Quaranta. Numerosi inoltre sono i paesaggi eseguiti a Procida, a Sorrento, a Ischia, meta di vacanza, e a Napoli, dove dal 1932 al 1936 insegna incisione alla locale Accademia di Belle Arti. Nella produzione di questi anni è evidente una strutturazione tonale del colore più geometrica e calibrata, un’architettura dell'immagine più ferma e contemplata, costruita con larghi tratti di materia corposa, capace di risolversi spesso in armonie cromatiche di natura quasi astratta. L'elemento umano è sempre assente, ma il vuoto non è più forma di solitudine bensì motivo generatore di un senso di immota quiete, di pace silenziosa, con la quale Prencipe rimane fedele alla sua “estetica del silenzio”, immettendosi autonomamente sulla strada del paesaggismo novecentista. Tale solidità d'impianto sarà progressivamente abbandonata negli anni Quaranta e Cinquanta per lasciare spazio ad una maniera più libera e meno strutturata. Lontano dalle problematiche e dai dibattiti della pittura del dopoguerra, Prencipe, ormai prevalentemente attivo nella capitale, dove dal 1936 insegna all’Accademia di Belle Arti, dipingerà opere di un timbro intenso e struggente in cui, la predilezione per gli effetti di controluce e di crepuscolo, stemperanti le immagini in un luminismo soffocato, sembreranno quasi voler rievocare in una sorta di "canto del cigno" quelle atmosfere che avevano felicemente contrassegnato la produzione del suo periodo giovanile. Umberto Prencipe dal 1937 è stato membro dell’Accademia di San Luca e della Pontificia Accademia dei Virtuosi del Pantheon. Nel 1957 il Ministero della Pubblica Istruzione gli ha conferito la medaglia d’oro per i Benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte. Ha tenuto numerose mostre personali, tra cui, nel 1950, un’importante antologia della sua produzione grafica alla Calcografia nazionale. La Galleria nazionale d’Arte Moderna, il Museo di Roma, la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma e l’Istituto Nazionale per la Grafica conservano ricchi nuclei della sua produzione. Altre opere sono presenti alle Civiche Raccolte d’arte di Milano, al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, al Civico Museo Revoltella di Trieste, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Latina.

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