cronaca

La Comunità Montana interviene sulla scuola. Il taglio di otto miliardi in tre anni colpirà duramente l'istruzione pubblica

lunedì 20 ottobre 2008
Potrebbe sembrare singolare, ma anche la comunità montana Monte Peglia e Selva di Meana, solitamente abituata a trattare ben altri temi, interviene con il suo Presidente Giorgio Posti sulla discussione della riforma scolastica. Il Presidente Posti spiega che tale intervento non è affatto fuori luogo poiché: “Anche le Comunità Montane devono adoperarsi per valorizzare il ruolo della scuola pubblica, aiutando i piccoli Comuni più svantaggiati, spesso distanti dai maggiori centri, spesso con servizi di trasporto pubblico insufficiente e quindi con l’assoluta necessità di mantenere un efficace presidio scolastico in grado di legare la permanenza delle famiglie nelle aree montane. La nuova legge di riforma regionale delle Comunità Montane prevede, per esempio, anche incentivi per lo svolgimento di funzioni associate, come i servizi educativi scolastici e socio-sanitari, nei Comuni sotto i 5.000 abitanti”. Dunque pieno diritto ad intervenire in questa discussione e l'intervento non è certo di quelli che si possono definire diplomatici. Posti infatti ritiene che l'ormai famoso decreto del ministro Gelmini, che tra breve sarà convertito in legge, nasca dalla necessità del Governo di fare cassa, tagliando otto miliardi di euro in tre anni. Una misura fortemente svantaggiosa e che andrà a colpire duramente le scuole pubbliche: “La portata del decreto - afferma - è negativa sia sulla breve che sulla lunga scadenza. Sulla breve scadenza è negativa perché: migliaia di posti di lavoro cancellati; migliaia di insegnanti e personale ATA in esubero; centinaia di Dirigenti in esubero; migliaia di scuole chiuse; centinaia di autonomie scolastiche soppresse; classi sempre più numerose e problematiche per l’impossibilità di gestire situazioni difficili come handicap, svantaggio e immigrazione con personale ridotto all’essenziale; problemi per le famiglie a riorganizzare l’andamento familiare e lavorativo in base ai ridotti orari scolastici (solo antimeridiano per la scuola dell’infanzia; 22-24 ore settimanali per la primaria e calo di ore per la secondaria sia di primo che di secondo grado). Sulla lunga scadenza: impoverimento della qualità dell’insegnamento, dell’istruzione e dell’offerta formativa, con conseguente accrescimento dell’ignoranza della popolazione; impossibilità di una riqualificazione professionale per migliaia di precari della scuola; discriminazione nei confronti degli alunni con maggiori difficoltà, con risvolti negativi sul piano dell’integrazione; progressivo impoverimento culturale e spopolamento dei Comuni più piccoli, già marginali, spesso montani, entità territoriali demograficamente più deboli, che si vedono chiudere il maggiore centro di aggregazione culturale, quale può essere ad esempio un Istituto Comprensivo che attualmente funziona su deroga regionale; ulteriore aggravio di costi per le famiglie che dovranno pagare per avere tempi più lunghi di sola assistenza per i loro figli o per affidarli ad altre agenzie educative private, con il rischio di aggravare ulteriormente la difficile situazione demografica italiana, che sta già precipitando in un inesorabile invecchiamento della popolazione”. Dunque un'analisi attenta della legge e un'ampia spiegazione delle ragioni di un giudizio così negativo. Posti conclude poi sottolineando che: “Come membro del Consiglio Nazionale dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), vorrei anche segnalare che lo stesso ha provveduto a fare un ordine del giorno, sempre sulla scuola, riguardante in particolare i Comuni montani, che sarà inviato a tutte le Comunità Montane e Comuni per essere oggetto di riflessione, discussione ed eventuale adozione nei vari consessi”.

L'ordine del giorno dell’UNCEM

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