cronaca

Il documento sulle linee di intervento per la popolazione anziana approvato dal Consiglio Comunale di Orvieto

giovedì 25 maggio 2006
Riportiamo di seguito il testo integrale del documento approvato dal Consiglio Comunale di Orvieto nella seduta del 24 maggio, a conclusione della presentazione delle linee di intervento per la popolazione anziana del territorio comunale e di un ampio dibattito in sede di seduta aperta da parte di soggetti istituzionali, sindacali e dellassociazionismo. Il documento stato approvato con 13 voti favorevoli e 1 astenuto, il consigliere Olimpieri di AN. Le linee di intervento fanno perno su due punti essenziali: favorire la domiciliarit attraverso il potenziamento degli interventi e dei servizi e sviluppare il welfare residenziale e semiresidenziale. Di seguito il testo del documento.
La premessa Lambito territoriale n. 12 dellorvietano, a partire dallanno 2001, si dotato di un Piano di Zona nel quale, a seguito di un processo di coinvolgimento e di co-progettazione delle risorse sociali presenti sul territorio, sia pubbliche che private, sono indicati sia gli scenari presenti, sia le prospettive a cui tendere in tutto il comparto dei servizi sociali. Nel Piano di Zona la questione anziani rappresenta una parte sostanziale, come peraltro nelle fonti legislative Sociale e Sanitario della Regione. La popolazione ultra 65enne, infatti, rappresenta in questo territorio oltre della popolazione (recenti stime proiettano intorno al 29% la quota nel 2010) In merito allinvecchiamento della popolazione ed ai vari aspetti dellassistenza, non si pu non evidenziare come, nonostante la buona dotazione di interventi presenti in questa area, e per quanti servizi possano usare le famiglie, gran parte del lavoro domestico e di cura a membri non autosufficienti si svolge allinterno della famiglia stessa, intesa sia come conviventi che come rete parentale. Dati, probabilmente stimati per difetto, valutano che oltre il 70% dellassistenza e di altri servizi in favore di anziani, vengono forniti dal contesto familiare, ed in modo particolare le donne di et compresa tra i 45 e 69 anni risultano essere coloro che maggiormente si fanno carico della cura e dellassistenza. E chiaro quindi come nella politica assistenziale necessario adottare un approccio che si fondi sul mutamento verso una programmazione e non sullemergenza, capace di modulare servizi ed interventi sui bisogni globali della persona, considerata nel suo insieme di relazioni. La salute va compresa dentro il concetto pi ampio di qualit della vita. La qualit della vita diviene quindi il vero riferimento di quanti si occupano di anziani, e risulta ampiamente dimostrato che il continuare a vivere nel proprio ambiente di appartenenza costituisce per lanziano elemento imprescindibile di salute. Partendo dagli obiettivi, generali e specifici, che stanno nel Piano di Zona e che sono da considerare tuttora validi si tratta di: Superare la logica dellemergenza a favore della programmazione Potenziare i servizi alla persona e contemporaneamente ridurre le erogazioni monetarie Creare una comunit competente, in grado di elaborare processi di mediazione dei conflitti sociali, attivando iniziative tese a promuovere il protagonismo sociale delle persone anziane, attraverso unazione di sostegno e valorizzazione delle loro forme aggregative Attivare una rete di servizi tesi a supportare le esigenze di cura delle persone anziane e rimuovere gli ostacoli sociali ed economici che possono produrre o aggravare situazioni di non autosufficienza Potenziare linformazione e la comunicazione sociale, per favorire la conoscenza e laccesso ai servizi Sostenere la trasparenza, le regole chiare, i tempi certi, lesercizio dei diritti Riordinare il settore della residenzialit sociale e socio-sanitaria La creazione di un servizio sociale comunale rappresenta quindi la vera novit di questi anni, un servizio, lUfficio della Cittadinanza, che ha permesso di raggiungere alcuni obiettivi di carattere generale, ma fondamentali nella creazione di un buon rapporto tra cittadino ed Ente Locale. La volont dei Comuni di riappropriarsi della titolarit politica degli interventi e dei servizi sociali (quella giuridica lo sempre stata) ha condotto gli stessi ad operare una scelta che dal 2003 ha portato alla ripresa delle deleghe puramente di carattere sociale, precedentemente attribuite alla ASL, ed a lasciare ad essa la gestione delegata degli interventi a forte integrazione socio-sanitaria. In tale organizzazione (delegata e diretta) si possono individuare punti di forza: La gestione associata e solidale come omogeneit degli interventi sul territorio e formula assicurativa per le Amministrazioni Comunali Laccesso al servizio facilitato e snellito nella parte amministrativa La certezza degli interventi previsti nel Piano di Zona Luniversalit dellazione sociale Una buona distribuzione e variet degli interventi La spesa per gli anziani rappresenta quasi il 50% della spesa sociale dellambito su una popolazione anziana del 26.7% e punti di criticit: La mancata definizione giuridica dellAmbito Territoriale Lassenza dei LIVEAS (livelli essenziali di assistenza nel sociale) La carenza di fondi ed i recenti tagli al al Fondo Nazionale delle Politiche Sociali che non permette di potenziare gli interventi secondo le necessit Il forte ritardo nel trasferimento dei fondi statali e regionali che non permettono una programmazione economica puntuale Una rete di strutture residenziali non compiutamente definite e consolidate (salvo qualche eccezione) ed ancora legate al vecchio concetto di case di riposo che non rispondono pi alle esigenze degli anziani in termini di funzionalit, struttura e servizi resi Carenza del pubblico in tema di residenzialit per anziani, in termini di presenza e di azione sul territorio Un ultimo aspetto che rappresenta elemento di approfondimento, pi che di criticit, riguarda lintegrazione socio-sanitaria nei suoi vari aspetti: Economico anche in riferimento alla prossima applicazione della direttiva regionale sul riparto sociale e sanitario, in applicazione del Decreto del 14/2/2001, che comporter un appesantimento dellintervento sociale a carico dei Comuni stimabile nellordine del 20% rispetto alla spesa attuale Amministrativo con riferimento alla elaborazione del Piano Attuativo Territoriale del Distretto Relazionale nei protocolli operativi tra servizi dei Comuni e quelli della ASL. La fase politica appena trascorsa, nella quale si assistito al pesante taglio delle risorse da parte del Governo Centrale, hanno evidenziato il rischio concreto di volont politiche di progressivo abbandono del sociale da parte del pubblico, al fine di favorire linteresse del privato, lasciando al libero mercato sistemi di autoregolazione, col conseguente abbandono del sistema di tutela delle fasce deboli della popolazione. E invece da ribadire con forza il compito degli enti territoriali (Regione, Province e Comuni) attuare sul territorio politiche sociali di tutela e prevenzione, e conseguentemente investimenti economici e professionali in tale settore, in azione sinergica con il programma sottoscritto dallattuale compagine di governo nazionale. Dati per assunti gli obiettivi precedentemente illustrati, due sono le direttive sulle quali impostare lazione di governo locale: 1. potenziare gli interventi ed i servizi, in collaborazione ed integrazione con la ASL, che favoriscano la domiciliarit, ed in particolare a. Potenziare lassistenza domiciliare integrata (oggi ne usufruiscono 292 utenti. La richiesta in aumento esponenziale, e fra laltro diventa elemento dirimente in relazione ai ricoveri impropri nel Presidio Ospedaliero ed alle dimissioni protette previste dal piano di riordino del comparto sanitario dellorvietano) b. Potenziare i servizi di sollievo alle famiglie con carichi di cura (sono 21 le famiglie che nel 2005 hanno usufruito di tale servizio) c. Aprire una approfondita discussione sullutilizzo degli assegni di cura e sullistituendo Fondo regionale per la non autosufficienza al fine di garantire la domiciliarit dellanziano non autosufficiente d. Definire la questione delle assistenti domiciliari, che necessita da un lato di una qualificazione continua (gi avviata nel 2005) e dallaltro di una chiara definizione del ruolo sociale che ricoprono come forma di assistenza rilevante per questo territorio, riconoscendo la loro funzione di risorsa per la comunit, anche se va dato a questo fenomeno una regolamentazione ed una emersione compiuta. e. Iniziare la sperimentazione dellaffidamento familiare f. Dare avvio alla sperimentazione del patto di cura g. Potenziare il servizio di trasporto a chiamata per laccesso ai servizi socio sanitari e per le necessit della vita quotidiana ( sono oltre 200 i soggetti che ne hanno fatto fondata richiesta, e la necessit di utilizzo di questo servizio in costante aumento) h. Realizzare n. 7 Centri Diurni (per la tipologia si veda il Piano Sociale Regionale) nellAmbito, con capacit massima di 20 posti (in alcuni ipotizzabile prevedere almeno 2 posti per il servizio di sollievo alle famiglie con carichi di cura) I Centri debbono mantenere una fisionomia pubblica e sono da localizzare: - per i Comuni di Castel Giorgio Castel Viscardo Allerona n. 1 Centro Diurno - per il Comune di Orvieto: n. 1 nel centro storico, n. 1 ad Orvieto Scalo, n. 1 a Ciconia, n. 1 a Sferracavallo - per i Comuni di Baschi Montecchio: n. 1 Centro Diurno - Per i Comuni di Fabro, Ficulle, Parrano, Monteleone e Montegabbione: 1 Centro Diurno a Fabro Costruire una rete di servizi di prossimit e vicinato facendo leva su organizzazioni di volontariato e di auto aiuto su progetti specifici come la citt di tutti. Avviare la sperimentazione di alloggi per anziani in condomini con portierato sociale in una logica di integrazione con il privato sociale dove si attuano interventi di sostegno, accompagnamento e socializzazione, oltre a servizi quali la lavanderia e la fornitura di pasti Procedere alladeguamento strutturale di abitazioni private (soprattutto nel centro storico) che permettano lutilizzo pieno delle stesse da parte degli anziani, intervenendo soprattutto in merito a: - superamento delle barriere architettoniche ed adeguamento degli spazi interni - accessi allesterno - istallazioni di tecnologie di sicurezza (gas, elettricit, riscaldamento, acqua) e di facilitazione delle attivit quotidiane Valorizzare i centri anziani come luogo di prevenzione (es. il progetto attivare per prevenire de La Citt di Tutti) e valorizzazione delle risorse presenti in termine di conoscenza, rapporti intergenerazionali, volontariato ecc. Interventi pi in generale sulla popolazione anziana per lattivazione di cittadini competenti che, oltre ad essere punto di riferimento sul territorio, siano elemento di congiunzione per lacquisizione di capacit finalizzate alla promozione della salute (stili di vita, attivit motoria ecc.) Realizzare un piano della mobilit pedonale che permetta agli anziani di poter uscire e camminare in sicurezza Rivisitare un piano dei trasporti pubblici che permetta di coordinare le esigenze degli anziani con gli accessi ai servizi di pubblica utilit In un quadro pi generale che ricomprende tutta la comunit, lavorare ad una possibile armonizzazione dei tempi e dei luoghi della citt, come determinanti della salute e della cura degli anziani 2. riorganizzare e potenziare la rete delle strutture residenziali Ogni volta che il ricorso ad un inserimento residenziale risulti necessario e inevitabile, occorre fare in modo di garantire una qualit della vita corrispondente alle condizioni esistenti nella comunit di origine. Il ricovero improprio non solo un cattivo utilizzo delle risorse economiche, ma anche un rischio addizionale di perdita dellautosufficienza derivante da degenze prolungate e non adeguatamente assistite sotto il profilo geriatrico. E infatti il momento di maggiore rischio di scompensare il fragile equilibrio dellanziano e precipitarlo nella disabilit permanente se non viene adeguatamente trattato e riabilitato. Si delineano quindi, in sintonia con quanto previsto nei Piani Sanitario e Sociale della Regione dellUmbria, due modelli di residenzialit: - strutture socio-assistenziali per anziani autosufficienti - strutture socio-sanitarie per anziani non autosufficienti Le strutture socio-assistenziali q gruppo appartamento q casa famiglia si tratta di piccole residenze comunitarie dove gli anziani possono svolgere vita autonoma, con eventuali servizi in comune (cucina, fornitura pasti, lavanderia, ecc.) costituiti da moduli di un massimo di 4 posti per gruppo appartamento e che possono ospitare singoli o coppie. Pi moduli - fino ad un massimo di 5 - costituiscono una casa famiglia. Ospitando anziani autosufficienti, risulta come necessit primaria la collocazione di tali strutture in contesti urbani, adeguati allo svolgimento di una vita di relazione significativa, e dotati di tutta una serie di servizi, dal verde, alle attivit di animazione ad un sistema di trasporto adeguato. Tali strutture, previste in maniera diffusa sui maggiori centri del territorio in base anche allincidenza della popolazione anziana, sono presenti anche se necessitano degli opportuni adeguamenti per aderire al modello previsto dal piano sociale regionale - le seguenti strutture Morrano, Baschi, Montecchio, Castel Viscardo, Monteleone, Ficulle (in via di realizzazione), Orvieto centro (da realizzare), Montegabbione. Per un totale di 128 posti, sui quali si potr operare un convenzionamento parziale con i Comuni. Eventuali insorgenze di patologie invalidanti, potranno essere sostenute nelle stesse strutture tramite lapporto del servizio di assistenza domiciliare al pari di quanto accade in famiglia. In merito alla gestione, si potranno prevedere sia a gestione pubblica quelli di nuova realizzazione, che tramite gestioni del privato sociale con il quale andranno previsti appositi convenzionamenti. Le strutture socio-sanitarie q residenza protetta q residenza sanitaria assistenziale q centro diurno riabilitativo La Residenza Protetta Tale struttura garantisce trattamenti sanitari e socio-assistenziali. Lutenza costituita da anziani non autosufficienti - pi o meno gravi - bisognosi di cure sanitarie non continuative e non assistibili a domicilio. Le strutture attualmente autorizzate sono 4: Casa Divina Provvidenza a Ficulle per 45 posti Casa Nativit di Maria a Morrano di Orvieto per 26 posti Non ti scordar di me a Castel Giorgio (alzheimer) per 18 posti San Giovanni Bosco a Castel Viscardo per 40 posti Per un totale di 129 posti. La ASL ha fissato, nellultimo PAL (Piano Azione Locale), un tetto massimo di convenzionamento per questo Ambito Territoriale, di 68 posti. Occorre tener presente, proprio per lincidenza del numero di anziani ed in particolar modo di quelli non autosufficienti nel territorio, che la richiesta di posti in Residenza Protetta nellambito territoriale di circa 180, e che la presenza di una struttura nel territorio comunale di Orvieto risulta quanto mai necessaria, senza considerare che il Piccolomini Febei rappresenta lunica presenza pubblica nel panorama delle offerte di residenze socio-sanitarie. Si tratta quindi di: avviare un percorso di realizzazione di una Residenza Protetta pubblica di n. 40 posti sul territorio comunale di Orvieto avviare un confronto con la Regione dellUmbria e con la ASL n. 4, per un aumento consistente degli attuali 68 posti previsti in convenzionamento per portarli almeno intorno ai 100. La Residenza Sanitaria Assistenziale Costituisce una risposta alle situazioni di bisogno sanitario di persone non autosufficienti, a cui necessitano cure continue ed intense - il pi delle volte inopportunamente ricoverate in ospedale - e finalizzata a fornire accoglienza, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero funzionale. La stessa definizione di RSA ne evidenzia la contemporanea connotazione abitativa (sostitutiva di una disponibilit domiciliare familiare assente) e sanitaria con trattamenti continui e lassistenza necessaria. Lassenza in questo territorio rappresenta una forte scompensazione programmatoria in termini di servizi, che impedisce il fornire interventi adeguati, e che aggrava una situazione ospedaliera sia in termini economici (costo giornaliero del posto letto) sia in termini di liberazione di risorse ospedaliere che vengono utilizzate per ricoveri impropri. La realizzazione di una RSA in questo territorio rappresenta un aspetto improrogabile, e pur essendo prevista la sua realizzazione allinterno del Presidio ospedaliero con un modulo di 4 posti (ora portati a 10 con lultima delibera di giunta regionale sulle problematiche delle strutture residenziali per non autosufficienti di questo ambito territoriale) risulta comunque essere largamente insufficiente considerando la necessit effettiva di almeno 20/25 posti, anche se ugualmente sottostimata rispetto al rapporto ottimale di 1 posto di RSA ogni 3 posti di RP. Il Centro Diurno Riabilitativo Come sopra detto, questo servizio semi-residenziale va visto in connessione ed integrazione con strutture a valenza fortemente sanitaria, e non soltanto nella sua funzione di fornire una serie di attivit i cui destinatari sono anche gli ospiti delle residenze, ma anche come integrazione spaziale e operativa. Tale integrazione pu produrre due benefici di fondo: una apertura delle residenze e quindi dei suoi ospiti al territorio e, per quanto possibile, alla vita sociale una maggiore funzionalit del servizio riabilitativo sia in termini di efficienza che di efficacia il poter disporre quindi di circa 20 posti complessivi diurni di riabilitazione, completerebbe il panorama delle offerte destinate a far fronte alle richieste di questa comunit territoriale, completando lofferta del centro riabilitativo di Ficulle, operante in funzione della popolazione di quellarea. Le priorit - I tempi - Le risorse Priorit assoluta di questa Amministrazione la realizzazione della struttura di Residenza Protetta e del Centro Riabilitativo, per i quali essenziale la sinergia operativa stabilita con lIstituto Piccolomini Febei, quale soggetto pubblico deputato alla loro realizzazione. In merito a questo primo punto, grandi passi avanti sono stati compiuti grazie alla condivisione del progetto da parte della Regione dellUmbria. E stato infatti definito il percorso di autorizzazione del primo modulo di 20 posti di residenza protetta, ed individuate le forme per il loro relativo convenzionamento da parte della ASL. E stato individuato allinterno delle norme regionali - un consistente contributo economico per linizio dei lavori di consolidamento ed adeguamento strutturale del primo piano della storica Villa di S. Giorgio, definito dal Consiglio di Gestione della Piccolomini Febei, quale luogo deputato ad accogliere sia la struttura di Residenza Protetta che il centro riabilitativo. Fanno parte di step successivi il completamento dei lavori per la realizzazione degli ulteriori 20 posti di Residenza Protetta, sempre nella Villa di San Giorgio, e del centro riabilitativo, cos come di altre formule residenziali o semi residenziali indirizzate alla riabilitazione dei soggetti anziani. Ugualmente prioritaria la realizzazione del Centro diurno e della Casa Famiglia nel centro storico di Orvieto, per le quali fortemente indicata la localizzazione nei locali della Ex Pediatria. Relativamente a questo secondo punto, sono in fase di studio le forme di rapporto da instaurare con la Piccolomini Febei per la realizzazione e la gestione del centro Diurno ed in forma sperimentale - della Casa Famiglia, al fine di garantire la piena gestione pubblica della struttura e del servizio. Mentre per gli altri Centri Diurni comunali cos come individuati in premessa - ancora in fase di studio lindividuazione delle localizzazioni e soprattutto lesplorazione delle possibilit finanziarie legate alla loro realizzazione ed alla sostenibilit dei relativi costi di gestione. Al pari di quelle appena esposte, altra priorit a cui si sta lavorando la realizzazione del modulo di RSA allinterno del Presidio Ospedaliero, che parte integrante del progetto di riordino dello stesso, peraltro strettamente collegato alla risoluzione delle problematiche emerse in occasione dei recenti eventi relativi alle Case di Riposo di alcuni centri dellAmbito Orvietano. Fra le azioni necessarie a favorire la domiciliarit, prioritario il potenziamento dellAssistenza domiciliare integrata, il potenziamento del servizio di trasporto a chiamata ed i servizi di sollievo alle famiglie con carichi di cura. Questi servizi necessitano, oltre che di una forte condivisione politica, naturalmente del reperimento di risorse finanziarie in mancanza delle quali sarebbero condannate a rimanere una dichiarazione di buoni propositi. Questa Amministrazione considera questa tematica come prioritaria, pertanto un preciso impegno quello di individuare le risorse necessarie da destinarvi allinterno delle voci di bilancio. LAmministrazione comunale, inoltre, si impegna a definire in tempi brevi, in sede di confronto istituzionale con la Regione dellUmbria, una ricognizione e rifunzionalizzazione del patrimonio Regionale ed A.S.L. in sintonia con le linee programmatiche e progettuali esposte nel presente Piano, e pi in generale con le linee di azione e di indirizzo in favore delle fasce deboli della popolazione dellorvietano. Inoltre, per affrontare un costo sociale destinato ad essere sempre molto consistente, nonostante lo sforzo di razionalizzazione, si prevede lavvio di un percorso di individuazione di forme nuove ed originali di assistenza e protezione sociale, il coinvolgimento del privato sociale, del volontariato e dellauto aiuto, lindividuazione di nuovi ruoli della cooperazione sociale. In linea anche con lazione regionale, si palesa la necessit di un confronto che renda strutturale ed organico il sostegno da parte delle Fondazioni Bancarie e di altri soggetti che oggi dispongono di ingenti risorse finanziarie da investire sul territorio, affinch individuino il settore sociale, largamente inteso, come comparto prioritario del loro intervento, propedeutico non soltanto alla realizzazione di un ambiente sociale pi coeso, solidale e sostenibile, ma anche ad uno sviluppo professionale e produttivo. Per concludere, questa Amministrazione auspica e si adoperer, unitamente alle Associazioni dei Comuni e naturalmente alle proprie rappresentanze Parlamentari, affinch si attuino gli impegni di programma, sia in merito al rifinanziamento del Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, cos come al finanziamento del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, ma anche alla individuazione di nuove risorse destinate al tema delle politiche sociali ed alla sanit.

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