"Umbria, il presunto overtourism e una terra che è accogliente e accessibile"

Cara Ludovica Cioria,
ho letto le tue considerazioni sul soggiorno a Orvieto e anche le parole con cui, nelle ultime ore, hai accolto l’invito al dialogo arrivato dagli operatori di Destinazione Orvieto. Mi fa piacere che la vicenda abbia preso questa direzione e che tu abbia riconosciuto il valore e la complessità del lavoro di chi ogni giorno si occupa di accoglienza. Proprio per questo credo sia necessario chiarire alcuni aspetti, perché da amministratrice regionale con delega al Turismo sento il dovere di tutelare Orvieto, l’Umbria e le tante persone che lavorano quotidianamente perché la nostra regione sia una terra capace di accogliere bene.
Mi dispiace che tu e la tua famiglia abbiate vissuto un disagio. Ascoltare un’esperienza negativa è sempre utile e nessuno pensa che non si debba lavorare continuamente per migliorare i servizi destinati alle famiglie, ai bambini, agli anziani e alle persone con disabilità. Una singola esperienza, tuttavia, non può trasformarsi in un giudizio complessivo su una città e sul suo sistema dell’accoglienza. E soprattutto non può essere sufficiente per parlare di overtourism.
L’overtourism è un fenomeno serio, che riguarda territori nei quali la pressione dei visitatori supera la capacità della destinazione e incide sulla qualità della vita dei residenti, sui servizi e sull’equilibrio delle comunità. Trovare alcuni ristoranti pieni in una sera di agosto, presentandosi senza prenotazione, è una situazione molto diversa.
Un tavolo apparentemente libero, inoltre, non è necessariamente disponibile: può essere prenotato per un turno successivo o rientrare nell’organizzazione dei coperti che cucina e personale sono in grado di servire garantendo qualità. Questo non significa discriminare una famiglia o non volere bambini nel proprio locale. Significa anche rispettare il lavoro delle persone.
Dietro un ristorante ci sono imprenditori, cuochi, camerieri, ragazze e ragazzi che nei periodi di maggiore affluenza sostengono ritmi molto impegnativi. Organizzare i coperti e non sovraccaricare il servizio significa tutelare il cliente, ma anche garantire condizioni di lavoro più sostenibili e una migliore conciliazione tra vita e lavoro.
E quando parlo di lavoro penso anche a quello degli amministratori, delle istituzioni locali e regionali e di tutti coloro che ogni giorno programmano servizi, infrastrutture, promozione e politiche turistiche. Costruire una destinazione accogliente è un lavoro collettivo, che richiede tempo, risorse e responsabilità. Per questo credo che chi rappresenta le istituzioni debba avere particolare attenzione prima di trasformare un singolo episodio in un giudizio generale.
E poi ci sono i fatti. Nel 2025 Orvieto è stata riconosciuta da Booking.com come una delle dieci città più accoglienti al mondo e l’unica italiana presente nella classifica, elaborata sulla base delle recensioni verificate dei viaggiatori. È il risultato del lavoro quotidiano di strutture ricettive, ristoratori, commercianti, operatori turistici e istituzioni.
Anche i numeri del 2026 ci raccontano una città che sta crescendo, con aumenti a doppia cifra nel secondo trimestre sia negli arrivi sia nelle presenze. È una crescita che ci rende orgogliosi e che dobbiamo governare con intelligenza e sostenibilità, non rappresentare come un problema. Ma vorrei allargare lo sguardo: non è soltanto Orvieto a essere così. È l’Umbria.
La nostra regione è naturalmente adatta alle famiglie: per le sue dimensioni, per la qualità della vita, per i suoi borghi, per la possibilità di alternare cultura, natura e attività all’aria aperta, per un turismo che può essere vissuto con tempi e modalità diverse. È una regione sulla quale stiamo lavorando perché sia sempre più accessibile e inclusiva.
Lo testimonia anche il recente Green Road Award, l’Oscar italiano del Cicloturismo, assegnato alla Ciclovia del Trasimeno, un percorso riconosciuto anche per la sua accessibilità e inclusività, pensato per essere vissuto da cicloturisti, famiglie e persone con differenti esigenze di mobilità. È questa la direzione nella quale vogliamo continuare ad andare: un turismo nel quale nessuno debba sentirsi escluso.
E la bellezza del nostro modello è proprio nel territorio diffuso. Intorno a Orvieto non esistono soltanto altri splendidi borghi: ci sono parchi, aree naturali e spazi meravigliosi all’aria aperta, luoghi nei quali una famiglia può trascorrere una giornata, fermarsi, giocare, camminare, vivere il paesaggio e scoprire un’Umbria diversa a pochi minuti dalla città. Ci sono aree rurali, feste e tradizioni legate all’agricoltura, enogastronomia, cammini, ciclovie e natura.
Questa rete di luoghi e comunità è uno dei grandi punti di forza dell’Umbria e ci consente anche di distribuire meglio i flussi, offrendo esperienze diverse e autentiche. Accoglienza, del resto, non significa soltanto trovare sempre e comunque un tavolo libero. Significa qualità dei servizi, accessibilità, attenzione alle diverse esigenze e capacità di far sentire chi arriva parte di una comunità. È il modello di turismo sul quale stiamo lavorando.
In questo 2026, anno dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco, parole come ospitalità, rispetto, comunità e condivisione assumono per l’Umbria un significato ancora più profondo. Sono valori che appartengono alla nostra storia e sui quali vogliamo continuare a costruire il futuro del turismo regionale. C’è infine una questione che riguarda noi che rappresentiamo le istituzioni.
Quando incontriamo un problema in un territorio amministrato da altri colleghi, di qualsiasi colore politico siano, credo che il confronto diretto debba sempre precedere il giudizio pubblico. Una telefonata o una richiesta di chiarimento avrebbero probabilmente consentito di comprendere meglio quanto accaduto ed evitare che un disagio personale diventasse un giudizio sull’accoglienza di un’intera città e sul lavoro di centinaia di persone.
Per questo considero positivamente le tue parole successive e la disponibilità al confronto con Destinazione Orvieto. È quello il terreno giusto: confrontarsi sulle buone pratiche e capire come rendere le nostre città e i nostri territori sempre più accessibili e attenti alle famiglie. Su questo saremo sempre disponibili a dialogare.
Ma con la stessa chiarezza rivendichiamo il lavoro di Orvieto e dell’Umbria e respingo l’idea che questa vicenda possa essere utilizzata per descrivere la nostra terra come poco accogliente verso le famiglie. L’Umbria è una terra per le famiglie. È una terra accessibile, aperta e accogliente. Non ha paura di accogliere: vive di accoglienza.
E continuerà a farlo con professionalità, rispetto e quella capacità di far sentire a casa chi arriva che rappresenta uno dei patrimoni più preziosi della nostra terra. Ti aspettiamo nuovamente a Orvieto e in Umbria, insieme alla tua famiglia, per scoprire le tante meraviglie che la nostra terra sa offrire.
Simona Meloni,
assessore regionale al Turismo
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