Energia idroelettrica umbra, Liberati (Italia Nostra): "Dalla rivoluzione al carrozzone?"

Se voi aveste energia da regalare, a chi pensereste per primi? Ai miliardari dell'acciaio o del cemento, oppure alle famiglie che faticano a pagare le bollette? Basterebbe osservare i ricchissimi utili annuali della grande industria locale per capire chi non bisogna premiare ulteriormente; tuttavia la Regione Umbria ha deciso lo stesso di correre in soccorso del grande capitale, ammantando inoltre l'operazione di un'inesistente decarbonizzazione.
E le famiglie che vivono qui? E le piccole imprese? Paghino le solite bollette, magari a rate. E zitte.
"Italia Nostra" si occupa di idroelettrico da circa 15 anni. Ora ci avviciniamo al traguardo. Peccato che l'iniziativa della Regione sia così fortemente contaminata dall'azione di lobby ben distanti dall'interesse generale, eppure largamente ascoltate a Palazzo. Infatti tutta la politica, da destra a sinistra, insiste nel propalare la vulgata delle Acciaierie che pagano troppo l'energia. Come se altre imprese pagassero meno.
E allora ecco che l'Umbria trova l'Uovo di Colombo, solo per le Acciaierie et similia, s'intende: le mettiamo all'interno della costituenda società mista, magari dopo una gara sartorialmente cucita. E il gioco è fatto. Così daremo loro energia idroelettrica a prezzo di costo per almeno 30 anni. Una scelta che, ancorché riuscisse a superare i paletti di Bruxelles, sarebbe doppiamente immorale:
- primo, si antepongono gli interessi di quattro miliardari a quelli di tutti;
- secondo, si tratta di realtà produttive che inquinano a manetta acque, suoli, aria, e che continuano sistematicamente a farlo, senza che il futuro accaparramento del nostro idroelettrico da parte di costoro, comporti qualche forma di miglioramento ambientale locale, come invece viene fatto credere.
Assisteremmo infatti a un recupero ecologico della Conca Ternano-Narnese soltanto se le Acciaierie avessero sinora ricavato elettricità da impianti energetici (quelli inquinanti) collocati qui; invece AST impiega da anni elettricità prodotta da impianti ubicati molto lontano dall'Umbria. A cosa serve allora omettere un dato simile, mistificando la realtà, agitando a sproposito una bandiera green?
Quanto al fatto di detenere la maggioranza formale pubblica dell'asset idroelettrico, dal 51% al 70%, sappiamo come ciò non garantisca alcunché: infatti, già nella prima delibera regionale si evoca il "socio operativo", titolare cioè del vero potere di gestione industriale, figura prevista dal Testo Unico sulle società pubbliche. Ebbene, esistono mille casi di società miste in cui il privato fa il bello e il cattivo tempo, magari con un misero 3% di quote, pur a fronte di un pubblico che detiene il 51%.
Nell'idroelettrico umbro il socio operativo, presumibilmente un grosso produttore di energia anche di rango internazionale, e i soci industriali, certamente energivori, avranno da un minimo del 30% a un massimo del 49% delle quote: facilmente immaginabile cosa accadrà per il vaso di coccio, la Regione Umbria, senza statuto e patti parasociali blindati, e se la gestione operativa del privato fosse strutturale e non attentamente perimetrata. 'Dettagli' cruciali di cui non si parla. E su cui nessun cronista articola domande.
Certo è che nelle casse regionali arriveranno più soldi rispetto al passato, grazie alla rendita idroelettrica diretta, una rendita che è effetto della regionalizzazione degli impianti, così come stabilita da normative europee e nazionali. Quattro spicci in più di canoni anche per i Comuni sede di impianti idroelettrici, anzitutto quelli di Terni e Narni, sostanzialmente fin qui affatto coinvolti e vittime di una forte neocentralizzazione regionale che è anche colpa loro, incapaci di una minima proposta unitaria.
Felici di essere smentiti dai prossimi atti regionali. Ma è certo che, dall'annunciata rivoluzione al più che probabile carrozzone per politici in disarmo, pronti ad assecondare i soliti interessi, il passo pare davvero breve.
Andrea Liberati,
presidente Italia Nostra Terni
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