Genealogia dei Rustici, il curatore dello studio: "Da ricerche come queste si devono rinforzare i legami attuali"

La proposta di intestare un luogo pubblico al priore Carlo Muziarelli nasce dallo studio approfondito della famiglia che è arrivato al capostipite Muzio

Un momento dell'iniziativa rappresentata su carta da un anonimo monteleonese
"La Genealogia dei Rustici - 100 Alberi Genealogici di Famiglie Monteleonesi" con un focus sulla famiglia Muziarelli, la storia che unisce due torri. Un ponte tra due territori che, come annunciato, è stato percorso nel pomeriggio di domenica 6 agosto, grazie alla proiezione di un estratto dell'intervista-video a Laura Muziarelli (102 anni), raggiunta in Val d'Orcia dalla giornalista Livia Di Schino, che ha ricordato parenti ed antenati di Monteleone d'Orvieto. Un esempio di come gli studi storici non siano fredde pagine, ma volti ed esperienze. Parole ed emozioni.
Accanto a Roberto Cherubini, curatore della ricerca genealogica di oltre cento famiglie monteleonesi, anche l'ispettore onorario archivistico Sergio Giovannini e il figlio di Laura, Giuseppe Giordano Muziarelli, intervenuti dopo i saluti istituzionali dell'assessore Elisabetta Guidantoni, del consigliere Alessio Stollo e del presidente della Pro Loco Stefano Cappelloni. Nel corso dell'incontro, da una parte è emerso l'interesse della Pro Loco di realizzare una pubblicazione in vista della 60esima Rimpatriata, quella del 2024, e, dall'altra, la proposta di intestare al priore Carlo Muziarelli un luogo pubblico dell'abitato.

Cherubini, perché fare una ricerca genealogica di un intero paese?
"Quello di paese non è un concetto astratto. Un paese è, innanzitutto, una comunità, un insieme di persone che vivono in un contesto dove i rapporti umani ed economici sono strettissimi. In qualche modo una comunità è simile a una famiglia allargata. Conoscere i legami tra i vari nuclei familiari, scoprire che siamo tutti legati da vincoli di sangue, da antenati comuni deve necessariamente rafforzare i legami attuali. Questa è la speranza è lo spirito con cui è stato fatto questo lavoro: guardare al passato per riscoprirci uniti e più vicini".
Quanto tempo ha impiegato?
"Tantissimo, meraviglioso tempo. Andare per archivi, sfogliare registri vecchi di secoli, ritrovare i nomi dei nostri nonni, bisnonni e trisavoli…è un'avventura che non è misurabile con un calendario, ma con le emozioni della scoperta".
Quale è la cosa più curiosa che ha trovato durante le sue ricerche?
"Tantissime curiosità, tante da poterci scrivere un libro, le più divertenti riguardano i soprannomi di famiglia, quelli documentati. Sono centinaia, migliaia e sono curiosità divertenti strani. Racconto questo: a fine 500 ad un tizio nasce un bambino e il parroco, annotando il battesimo, registra il soprannome del neo-papà: Paparella! Duecento anni dopo, sei generazioni più tardi, i suoi discendenti, verranno cognominizzati per la prima volta proprio Paparella… Questo soprannome ha resistito oralmente per oltre due secoli ed è riapparso come nome di famiglia…".
Foto di Lucia Roncella
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