cultura

"Il vero volto di Dante Alighieri. L'avventura di un quadro" in mostra al Museo Faina

sabato 11 settembre 2021
di Davide Pompei

"Oggi si cercano storie e quel dipinto ne racconta una. La storia di un pittore che ha voluto dare vita alle parole con cui Giovanni Boccaccio aveva descritto Dante Alighieri. In quel momento, magari inconsapevolmente, l’autore del nostro quadro ha scattato un’istantanea unica ed oggi, sicuramente, inedita. Questa è solo la premessa del racconto perché il Dante con la barba non ci consente solo di riscoprire, ma anche di andare a rileggere un pezzo della storia della città.

Quella dei capolavori di Luca Signorelli che dipinge la Cappella di San Brizio lasciando una delle raffigurazioni più iconiche del Sommo Poeta, quella del Pozzo di San Patrizio così legato al concetto del Purgatorio dantesco narrato nella Divina Commedia, lo stesso dove Dante incontra le nobili famiglie orvietane dei Monaldeschi e dei Filippeschi. Una lunga e bellissima storia, la nostra, che non dovremmo mai stancarci di guardare con occhi sempre diversi e curiosi".

Invitano a farlo le parole del sindaco di Orvieto, Roberta Tardani, e ancora di più l'anticipata mostra "Il vero volto di Dante Alighieri. L'avventura di un quadro" presentata venerdì 10 settembre a Roma, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, che aprirà i battenti martedì 14 settembre – data in cui ricorrono i 700 anni esatti dalla morte del Sommo Poeta – negli spazi espositivi del Museo "Claudio Faina", in Piazza Duomo, per richiuderli solo domenica 14 novembre.

Tre mesi e un'anteprima riservata alla stampa e alle autorità, lunedì 13 settembre alle 18. La visita – possibile dal giorno successivo, secondo i consueti orari di apertura del Museo Etrusco e Civico – sarà compresa nel biglietto di ingresso – intero 4,50 euro, ridotto 3 euro – mentre sarà gratuita per i residenti del Comune di Orvieto esibendo un documento d’identità alla biglietteria. Al centro dell’esposizione, il singolare dipinto realizzato da autore ignoto nei decenni finali del '500.

E, negli ultimi sessant'anni, appeso alle pareti dell'Ufficio del Sindaco, nel Palazzo del Municipio dove sarebbe arrivato nel 1927, insieme ad altri quadri, a seguito della soppressione della Sottoprefettura di Orvieto che, a sua volta aveva, acquisito opere d’arte provenienti almeno da due antiche nobili famiglie orvietane, quella dei Pandolfi Alberici e dei Gualterio. La peculiarità sta proprio nella presenza della barba, distante dall'iconografia classica ma fedele ad una descrizione.

Quella che, tra il 1351 e il 1355, fece il suo primo biografo nel "Trattatello in Laude di Dante". "Il suo volto – scrisse Boccaccio – fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso". Una rarità, insomma, da sommare solo ad alcune miniature presenti in alcune versioni illustrate della Divina Commedia.

E altre due immagini che ritraggono il padre della lingua italiana con pizzetto e baffi, rintracciate in un disegno di Tito Lessi (1858-1917) e nel "Ritratto di Dante" del pittore russo Il’jaRepin (1844-1930) esposto al Kostroma State Historical-Architectural and Art Museum. Insieme al quadro, interessato da un intervento di ripulitura ad opera di Chiara Munzi e Giuseppe Ammendola di Keorestauro, in mostra ci saranno anche un dipinto di Petrarca attribuito allo stessa mano.

E ancora una versione del 1927 del "Trattatello" di Boccaccio, la cartolina tratta dal dipinto di Tito Lessi, entrambi provenienti dalla collezione privata di Aldo Lo Presti, e due statue di Papa Bonifacio VIII realizzate nel 1297 per essere posizionate sulle porte di ingresso alla città. Il pontefice, citato con parole durissime nella Divina Commedia, ebbe infatti un’influenza considerevole nella vita politica di Orvieto.

Esposte, inoltre, per gentile concessione della Bonelli Editore, anche la copertina e le tavole del racconto a fumetti "PapeSatànAleppe!", inserito nello speciale n. 38 di Martin Mystère dell’agosto 2021, che s’ispirano proprio al Dante barbuto conservato a Orvieto. Quanto al catalogo della mostra, edito da Intermedia Edizioni e in distribuzione nazionale da lunedì 13 settembre, raccoglie testi di Aldo Lo Presti, Michele Maccherini, Francesco Federico Mancini e Teresa Nocita. Volume e allestimento sono stati curati da Giuseppe Maria Della Fina, direttore scientifico della Fondazione per il Museo "Claudio Faina".

"Il primo accenno al quadro – ha spiegato – si trova in un articolo de 'L’Osservatore Romano' del 22 novembre 1967 a firma di V. Presicci, recuperato e valorizzato di recente da Aldo Lo Presti. Di certo, la barba sul volto di Dante è autentica e non è stata aggiunta successivamente come hanno confermato le analisi effettuate dai restauratori del Consorzio Pragma, Valentina Romé, Davide Rigaglia e Massimiliano Massera".

"Il ritratto – ha sottolineato Michele Maccherini, storico dell’arte dell’Università degli Studi de L’Aquila a cui si deve l'inquadramento cronologico e stilistico – si presenta come un unicum e sembra essere ispirato dal frontespizio della 'Comedia' di Francesco Sansovino uscita a Venezia nel 1564 di cui si ebbero due riedizioni nel 1578 e nel 1596. La data del dipinto deve, quindi, essere successiva ad una delle tre edizioni del volume.

Sempre nella stanza del sindaco, frutto di uno stesso progetto intellettuale e anche dello stesso pennello, si trova un ritratto di Petrarca che consente di formulare almeno un’ipotesi sul contesto artistico in cui venne creato. Una certa vivezza del ritratto, certe sottolineature epidermiche, la rotondità delle forme, una sorta di morbidezza neo-raffaellesca, il tutto ancorato all’universo della maniera moderna, sembrano indicare soluzioni nate nell’ambito dei fratelli Zuccari".

"Questa mostra – ha concluso Daniele Di Loreto, presidente della Fondazione per il Museo Claudio Faina – nasce dalla diversa curiosità con cui abbiamo osservato quel quadro che avevamo visto chissà quante altre volte, senza mai coglierne l’aspetto più singolare, una rarità iconografica che ci era sempre sfuggita. Una mostra che nasce per caso, dunque, ma con una grande passione per la cultura, questa non casuale, senza la quale nulla si potrebbe realizzare".

Per ulteriori informazioni:
www.comune.orvieto.tr.it – www.museofaina.it