"Il fotovoltaico galleggiante è uno spunto serio per ridurre la perdita d'acqua e le emissioni che aggravano la crisi"

"Siamo alla follia" ha dichiarato giovedì 20 agosto il consigliere regionale Nilo Arcudi (Tp-Uc) commentando l’ipotesi, proposta da Fabio Roggiolani di Ecofuturo, di valutare impianti fotovoltaici galleggianti sul Lago Trasimeno, oggi a -191 centimetri dallo zero idrometrico e a rischio di toccare quota -200 entro fine mese. Legambiente Umbria invita invece a ragionare con più realismo e meno ideologia: al Trasimeno, come in altri bacini e canali, il fotovoltaico galleggiante può aiutare a mantenere l’acqua nel lago e a produrre energia rinnovabile.
"Va detto con chiarezza – dichiara Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria – che questa proposta non nasce come soluzione definitiva della crisi del Trasimeno, e sarebbe scorretto raccontarla così. Ha però il merito di aver scosso il torpore di una politica regionale e nazionale troppo spesso distratta dalla realtà incombente del cambiamento climatico. Bollarla come ‘follia’ significa chiudere per pregiudizio una riflessione che meriterebbe di essere approfondita".
Un torpore che stride con i dati presentati lo scorso luglio, alla sesta tappa umbra della Goletta dei Laghi: il primo Bilancio Idrico Regionale, realizzato dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto Gov4Water, registra in Umbria circa 2 millimetri di pioggia in meno ogni anno, con il Trasimeno tra le aree a maggiore riduzione di disponibilità idrica – un quadro coerente con il report “Laghi sotto pressione”, che nel 2025 rilevava un abbassamento di circa 160 centimetri e una temperatura superficiale di 0,79°C oltre la media 1995-2020.
Sul piano tecnico, gli studi disponibili indicano che una copertura di pannelli flottanti, anche limitata a poche unità percentuali della superficie di uno specchio d’acqua, può ridurre l’evaporazione fino al 30% nell’area coperta, generando al contempo energia rinnovabile senza consumo di suolo. Come ricorda Roggiolani, ogni metro quadro di fotovoltaico installato corrisponde a circa 2,6 metri cubi d’acqua non evaporata e a circa 50 chilogrammi di CO2 evitati: benefici idrici, climatici ed economici che nessuna discussione seria può ignorare a priori.
Proprio perché la tecnologia è seria, va trattata con altrettanta serietà: il Trasimeno è area naturale protetta, sito Ramsar e zona Natura 2000 (SIC/ZPS), e qualunque ipotesi di impianto galleggiante andrebbe ovviamente sottoposta ad analisi e valutazione di impatto ambientale su acqua, fauna e avifauna, con un confronto pubblico e trasparente con comunità locali, pescatori, operatori turistici ed enti del Parco.
Proprio perché non si pretende che sia la soluzione definitiva, il fotovoltaico galleggiante va collocato accanto alle misure strutturali che il bacino richiede, non al loro posto: la crisi del Trasimeno è anche una crisi economica – cali di presenze nelle strutture museali fino al 34%, difficoltà di navigazione e di accesso alle darsene – che non si risolve né rimuovendo per ideologia ogni ipotesi tecnologica, né annunciando un progetto isolato senza una cornice di piano.
“Al Trasimeno serve meno propaganda e più scienza – conclude Zara – sia quando si evoca la ‘follia’ di una tecnologia ancora da valutare, senza prima aver fatto i conti con l’acqua che manca, sia quando si ipotizzano interventi che non tengono conto del contesto ambientale e climatico nel quale ormai ci troviamo.”
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