Serie A, il quadro completo sulla 35esima giornata di Campionato

È il momento dei grandi festeggiamenti: Cristian Chivu entra ufficialmente nella storia dell’Inter, aggiornando il palmares nerazzurro con la conquista del 21º scudetto proprio davanti ai propri tifosi. Questa cavalcata epocale rappresenta una vera e propria rivincita per il tecnico romeno, che ha saputo smentire con carisma e forza di volontà le critiche prevenute che lo avevano accompagnato sin dal suo arrivo. È stata una stagione a tratti surreale, trascinata dalle prestazioni di un Federico Dimarco diventato ormai un uomo assist infallibile e da un Lautaro Martinez che, seppur martoriato dagli infortuni, ha guidato i compagni verso il titolo a suon di gol pesanti. Fondamentale è stato anche l'apporto di Bastoni e Barella, capaci di fare la differenza sul campo nonostante la delusione con la Nazionale e un’annata complessa, oltre al solito Marcus Thuram, leader carismatico sempre "sul pezzo" anche durante i festeggiamenti con i suoi iconici occhiali da sole. Tuttavia, il merito di questo tricolore va attribuito alla forza del gruppo: Chivu ha saputo valorizzare ogni singolo interprete, coinvolgendo i giovani e riuscendo nell'impresa di aumentare sensibilmente il valore dell’intera rosa.
In seconda posizione resta saldo il Napoli, reduce da uno 0-0 contro il Como in un match tutt’altro che scialbo. Al Sinigaglia, i partenopei si sono dimostrati ordinati e solidi, riuscendo a fronteggiare i numerosi attacchi avversari grazie a una difesa densa, capace di bloccare ogni incursione. Antonio Conte, pur guidando una squadra che in questa fase del campionato sembra aver perso parte degli stimoli iniziali, si è detto soddisfatto della prestazione. Nel post-gara, il tecnico ha saggiamente elogiato l'avversario, dando così ulteriore valore a un pareggio affatto scontato contro quella che è, a tutti gli effetti, la vera rivelazione del torneo. Con la qualificazione in Champions League ormai quasi blindata, il Napoli potrebbe ora approfittare degli ultimi match per inserire alcuni giovani del vivaio, o elementi meno impiegati già presenti in prima squadra; una scelta strategica per dare continuità al progetto e lanciare nuove "pepite d'oro" ancora acerbe.
Il Milan perde ancora e riapre ufficialmente i giochi per la corsa Champions. La sconfitta contro il Sassuolo, la quarta nelle ultime sette partite, è la prova tangibile di un calo che somiglia a una vera caduta libera, di cui non si vede ancora il fondo. Lo stato di forma precario, unito al ritmo serrato delle concorrenti, mette ora seriamente a repentaglio una qualificazione che fino a poche settimane fa sembrava scontata.
Proprio come il Napoli, i rossoneri sono apparsi privi di stimoli, scontrandosi con un Sassuolo animato da una voglia di rivalsa opposta. Gli emiliani hanno dominato la gara grazie a una difesa solida e a un centrocampo capace di filtrare ogni pallone, ma a fare la differenza è stato soprattutto un attacco prolifico e imprevedibile. Il duo Laurienté-Berardi ha letteralmente tagliato le gambe ai difensori del Milan, costretti più volte a ricorrere a mezzi estremi per arginarli, come dimostrato dal rosso rimediato da Tomori. Grazie a questa superiorità, il Sassuolo è riuscito a impadronirsi del match, ottenendo tre punti che pesano più sul morale che sul valore specifico della classifica.
Passo falso inaspettato per la Juventus, che inciampa tra le mura amiche contro un Verona già matematicamente retrocesso. Nonostante il risultato, i novanta minuti hanno raccontato di una squadra bianconera estremamente produttiva ma poco cinica: una mole di gioco importante che ha portato a numerose occasioni da rete, mai però concretizzate sotto porta.
A sbloccare il match è stato l'Hellas con Bowie, abile a colpire nell'unica vera sortita offensiva dopo un netto dominio territoriale dei padroni di casa. La Juventus è riuscita a rimettersi in carreggiata solo nel secondo tempo grazie a una prodezza di Vlahovic, il cui ritorno al gol rappresenta la nota più lieta dopo il lungo stop per infortunio.
Tuttavia, questo pareggio complica terribilmente la corsa Champions. Se fino a poche giornate fa il discorso sembrava ormai archiviato con la Vecchia Signora salda a +5 sul quinto posto occupato da Roma e Como i due pareggi consecutivi hanno riaperto ogni scenario. Nelle prossime sfide servirà massima attenzione per evitare di disperdere ulteriori punti e compromettere l'obiettivo stagionale.
Il campionato cambia volto in un weekend segnato dai passi falsi delle grandi: Milan, Juve e Como frenano bruscamente e la Roma ne approfitta prontamente. Grazie alla netta vittoria contro la Fiorentina, i giallorossi si portano a una sola lunghezza dal quarto posto, confermando di aver superato definitivamente il lungo momento buio. Ora la squadra sogna una rimonta finale che varrebbe il ritorno in Champions League dopo otto anni di attesa.
Nel posticipo del lunedì sera contro i viola, è emersa chiaramente la crescita dei ragazzi di Gasperini, che sembrano aver ormai assimilato i suoi dettami tattici: i "braccetti" della difesa salgono con costanza nella manovra offensiva, i centrocampisti incursori dettano i tempi e la prima punta mobile non dà punti di riferimento agli avversari.
Questi ingredienti hanno dato vita a un calcio di puro spettacolo, capace di abbinare una ritrovata solidità difensiva a una vera e propria macchina da gol. Il risultato è stato travolgente: una Fiorentina schiantata da un poker netto e rotondo che lancia un messaggio chiarissimo a tutta la Serie A. La corsa all'Europa che conta è più viva che mai.
Con la vittoria della Roma, il Como scivola in sesta posizione a sole tre giornate dal termine del campionato. Nel match contro il Napoli, i ragazzi di Cesc hanno dato tutto, confermando la propria identità: un possesso palla costante e la capacità di produrre numerose occasioni pericolose. Tuttavia, tra la sfortuna e una prestazione monumentale della difesa avversaria, i lariani hanno chiuso la gara con zero reti all'attivo.
Nonostante il risultato, resta da sottolineare l'ormai collaudato palleggio dei comaschi: i centrocampisti continuano a far girare il pallone con calma e pazienza, pronti a colpire non appena gli avversari concedono il minimo pertugio.
Sebbene la corsa alla Champions League si faccia ora più in salita, l'ambiente resta sereno. D'altronde, l'ambizione primaria del club è quella di centrare una qualificazione europea, senza l'obbligo categorico o pressioni societarie per un approdo immediato nell'Europa dei grandi. Per una neopromossa, essere a questo punto della stagione ancora in lotta per le posizioni di vertice resta un traguardo straordinario.
In settima posizione troviamo ancora l’Atalanta, il cui destino europeo dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia è ora legato a doppio filo ai risultati della Lazio. Qualora i biancocelesti dovessero vincere il trofeo, otterrebbero l'accesso diretto alla fase a gironi di Europa League, lasciando i bergamaschi fuori dalle competizioni continentali. In caso di vittoria dell’Inter, invece, il settimo posto garantirebbe alla dea la qualificazione alla Conference League.
Per la squadra di Gasperini la settima piazza sembra ormai un traguardo scritto: negli ultimi turni i nerazzurri hanno subito un pesante rallentamento, ritrovandosi in una posizione di classifica isolata, con un ampio margine sulla zona sottostante ma ormai troppo distanti dal sesto posto. I bergamaschi sembrano aver mentalmente staccato la spina, e la prestazione incolore contro il Genoa ne è la prova evidente: uno 0-0 scialbo, avaro di emozioni e privo di quel mordente necessario per impensierire gli avversari.
L’inter festeggia dopo un lungo cammino, chiudendo così la corsa per il titolo. La lotta per il quarto posto però rimane serrata con 4 squadre racchiuse nel giro di 6 punti e un campionato avvincente capace di tenerci sempre attivi in attesa di nuovi verdetti.
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