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Alla Casa Laboratorio "Il Cerquosino", torna il progetto Erasmus Plus

mercoledì 22 marzo 2017
Alla Casa Laboratorio "Il Cerquosino", torna il progetto Erasmus Plus

Da giovedì 23 a venerdì 31 marzo alla Casa Laboratorio "Il Cerquosino" si tiene lo scambio internazionale Erasmus Plus "Behold, this is the time when the night ends and the day begins; pills of resilience" Il progetto, presentato dalla Associazione Artemide a.p.s. di Orvieto e co-finanziato dall’Agenzia Nazionale Giovani è arrivato al secondo passo previsto dal percorso. Tra i Paesi coinvolti, oltre all'Italia, anche Ungheria, Serbia, Spagna, Macedonia, Turchia, Germania, Grecia, Montenegro.

Il progetto ha visto il suo avvio nel mese di novembre 2016 con una formazione per formatori che ha rispecchiato i bisogni e gli interessi di tutti gli operatori dei paesi partner che operano nella relazione di aiuto. Si sono toccati temi riguardanti le tematiche connesse ai traumi dati dall’emigrazione. "Abbiamo affrontato - spiega Barbara Colombo, dell'Associaziona Artemide A.p.s. - i temi fondanti del processo di Resilienza; la ri-significazione, ri-narrazione, l’acquisizione di risorse interne, il non ridurre mai una persona ai suoi problemi ma dichiarare le sue potenzialità, accrescere stima di sé, la curiosità, il senso critico, la creatività.

Lo scambio internazionale, che vede il suo avvio in questi giorni, è il primo dei due scambi internazionali previsti dal progetto e vede la partecipazione di un leader group, che ha partecipato alla formazione, più quattro partecipanti da ogni paese partner. I paesi coinvolti al primo scambio internazionale di giovani sono: Italia, Ungheria, Spagna, Serbia e Macedonia. Lo scambio internazionale prevede che i partecipanti condividano le proprie emozioni, ripristinino il senso di appartenenza e di convivenza attiva, ridisegnino la propria continuità esistenziale e culturale, si scambino esperienze, si mettano in gioco sulla complessità delle relazioni, delle regole, delle idee proprie e altrui.

L’obiettivo principale è quello di attivare percorsi d’inclusione partendo dalle proprie specificità e dalle proprie necessità, come singolo e come gruppo. Nella fase di preparazione dell’intero progetto, con i partner abbiamo evidenziato la necessità di far incontrare i giovani per invitarli a un’esperienza diretta sul campo che preveda l’attraversamento di un confine simbolico e cioè mettersi in gioco nella complessità delle relazioni, delle regole, delle idee proprie e altrui, nella gestione del quotidiano attraverso una simulata attiva di villaggio creativo e autogestito.

La metafora sulla quale si basa la simulata è quella della costruzione di un nuovo villaggio comune e condiviso nato in un luogo neutro, i partecipanti si troveranno quindi a dover condividere spazio e tempo per sette giorni, con tutto quello che comporta e consegue; riusciranno a cooperare? Come risolveranno gli immancabili conflitti? S’innescherà rivalità e-o competizioni? Lo spirito di solidarietà e di aiuto reciproco? Quali strategie metteranno in campo? Le differenze culturali saranno solchi o ponti? L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di far si che il solco della differenza nei confronti del nuovo e del diverso sia meno profondo, per arrivare ad attivare nuovi modelli d’inclusione, andando contro logiche razziste, sessiste e xenofobe". Giovedì 30 marzo alle ore 18 ci sarà una presentazione finale dell’esperienza, una performance narrativo teatrale alla quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

 

 

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