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Così Orvieto ha celebrato la Giornata dei Diritti Umani

venerdì 11 dicembre 2015
Così Orvieto ha celebrato la Giornata dei Diritti Umani

“Vent’anni fa, il 16 aprile 1995, veniva assassinato Iqbal Masih, il ragazzino che aveva combattuto e denunciato la mafia dei tappeti pakistana. Aveva 14 anni. Ricordarlo oggi significa ricordare che tutt’ora a milioni di bambini in tutto il mondo vengono negati i diritti più elementari”. Con queste parole della Vicesindaco, Cristina Croce si è aperta giovedì 10 dicembre al Palazzo del Popolo la celebrazione della Giornata dei Diritti Umani promossa dall’Assessorato alle Politiche Sociali ed Educative del Comune di Orvieto.

In una Sala dei Quattrocento stracolma si è parlato di Diritti Umani, immigrazione, vite violate, libertà negate, insieme ai ragazzi delle Scuole Superiori di Orvieto, al Sottosegretario per il Ministero dell’Interno con delega all’Immigrazione, Domenico Manzione, alla Vicepresidente di Amnesty International Italia, Annalisa Zanuttini e agli agenti della Polizia Penitenziaria di Orvieto. Due ore intense, scandite dagli interventi degli ospiti e dalle immagini di tre video estratti dal reportage di Amnesty International e due, realizzati da Italiainrete1, canale nazionale di Teleorvietoweb, sulla realtà del Carcere di Orvieto che prevede il sistema di custodia attenuata ed un protocollo di collaborazione con il Comune per l’impiego di detenuti, in possesso dei requisiti, nei lavori socialmente utili. Ha coordinato il dibattito il Giornalista Antonello Romano.

“160 paesi nel mondo vedono violati i diritti umani; ogni giorno 37.000 bambine tra i 10 e i 13 anni sono costrette a sposarsi con uomini molto più anziani; ogni anno 2 milioni e mezzo di persone muoiono per fame, sete, mancanza di medicinali; eppure, nonostante questo – ha affermato Annalisa Zanottini - ha ancora senso parlare di diritti umani. Alla base di ogni guerra, di ogni catastrofe o disastro c’è sempre una violazione dei diritti umani, alla base di tutto c’è la discriminazione. E’ per questo motivo che la Dichiarazione Universale firmata nel 1948, all’indomani della catastrofe della 2° guerra mondiale, oggi più che mai è attuale, perché nel preambolo di questa si trova l’essenza di tutto il documento: la dignità umana”. Zanottini ha poi parlato del fenomeno migratorio di questi anni.

“Fenomeno che - ha sottolineato a sua volta il Sottosegretario Manzione - non si arresterà da qui a poco come vogliono farci credere, perché oggi chi emigra non lo fa perché è in cerca dell’Eldorado come nei primi anni del ‘900. Oggi chi emigra lo fa per disperazione, perché fugge dalle bombe e, pur di fuggire da questo disastro non esita a mettersi in mare con la consapevolezza che quei ‘gusci’ possono rappresentare le loro tombe. Giova ricordare a questo punto l’importanza del Diritto del Mare, dove chiunque si trovi in difficoltà ha diritto ad essere soccorso. E’ per questo motivo che un particolare ringraziamento va alla Marina Militare perché ha sempre fatto il possibile per salvare le vite umane in quello che è stato soprannominato il cimitero più grande del mondo, ovvero, il canale di Sicilia: 170.000 persone salvate nel 2014, 144.000 nel 2015”.

Significativo il contributo degli studenti delle scuole orvietane che hanno raccontato dei progetti a cui stanno lavorando. In particolare, il Liceo Artistico ha presentato il progetto Crocus, contro la discriminazione razziale e che vuole ricordare la grande violazione dell’Olocausto attraverso la piantumazione di Crocus gialli che fioriranno in gennaio quando si celebrerà la giornata della Memoria; ma anche la partecipazione al Tavolo della Pace di Assisi con un laboratorio intitolato “La sfida delle migrazioni: perché rischiare la vita per non morire” che approderà al Meeting nazionale in programma il 15 e 16 aprile 2016 ad Assisi. È stato presentato, inoltre, il progetto “Orto in Arte” dove, attraverso il contatto con la terra, ovvero l’humus, si fondono la fragilità e la normalità fino a confondersi.

L’ultima parte della mattinata è stata dedicata ai progetti realizzati nel carcere di Orvieto che, con decreto del 2014, è divenuto Casa di Reclusione a Custodia Attenuata; “un posto – ha spiegato il Segretario Regionale del SAPPE (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) Fabrizio Bonino – dove abbiamo scommesso tutti. I detenuti infatti sottoscrivono un patto di responsabilità dove si impegnano a studiare, lavorare, fare corsi di formazione, a costruire cioè un percorso che porti al loro reinserimento sociale una volta scontata la pena”. Una scommessa vinta, come ha dimostrato il filmato successivo che ha raccontato la realizzazione del murales sul grande muro di cinta del carcere orvietano, realizzato dai detenuti e dal pittore Salvatore Ravo che, con loro e con il personale che vi opera, ha trascorso un periodo di tempo molto significativo.

Fonte: Comune di Orvieto

Foto: Serena Antonini

 

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