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Un protocollo inter-istituzionale, un flashmob e un libro per il contrasto della violenza di genere

lunedì 24 novembre 2014
Un protocollo inter-istituzionale, un flashmob e un libro per il contrasto della violenza di genere

Martedì 25 novembre, in occasione della "Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne", sono molteplici le iniziative in programma. Alle 11, nella Sala Consiliare del Comune di Orvieto, sarà firmato il Protocollo interistituzionale per il contrasto della violenza di genere tra i Comuni della Zona Sociale n. 12, di cui Orvieto è capofila, la Usl Umbria 2, l'Ordine degli Avvocati di Orvieto e l'Associazione “Albero di Antonia”.

Firmatari del documento saranno per i Comuni della Zona Sociale n. 12 la Vicesindaco e Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Orvieto, Cristina Croce, il Direttore Generale della Azienda Usl Umbria 2, Dott. Sandro Fratini, il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Orvieto, Avvocato Sergio Finetti, la presidente dell'Associazione Albero di Antonia, Stefania Bove.

Il Centro Antiviolenza L’Albero di Antonia di Orvieto indice, inoltre, due iniziative pubbliche. La prima, martedì 25 novembre alle 17.30, alla Torre del Moro con un flash mob (abbigliamento nero e sciarpa rossa) e un banchetto informativo.

La seconda, venerdì 28 novembre alle 17 nella Sala Consiliare del Comune di Orvieto, con la presentazione del libro di Daniela Lucatti, Elena Liotta, Massima Baldocchi "Nel dominio del padre. Bambini e bambine ostaggi delle separazioni". Accanto a Daniela Lucatti ed Elena Liotta, interverrà Beppe Pavan delle associazioni "Uomini in Cammino" e "Maschile Plurale". Il libro - che non è contro i padri né contro gli uomini - indaga un fenomeno che li riguarda: la violenza nei confronti delle donne partendo da alcune storie, esemplificative di migliaia di altre simili.

Il libro apre inoltre uno squarcio sul maltrattamento di donne e dei bambini e bambine nelle separazioni in cui l'uomo sia un maltrattante, l'ampia analisi inquadra da diverse prospettive anche i risvolti nel sistema collettivo e culturale più ampio, fatto anche di istituzioni sanitarie, socio-educative e giuridiche. Emerge un maltrattamento di genere, si spera inconsapevole e quindi modificabile, che alberga diffusamente nelle istituzioni dedicate all'infanzia e alla famiglia.

"Il 17 dicembre 1999 - affermano dall'associazione L'Albero di Antonia - l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività per sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno. Questa data ricorda il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie che tentarono di contrastare il regime di R.L. Trujillo, spietato dittatore della Repubblica Dominicana.

A distanza di quindici anni, la condizione delle donne in tutto il pianeta è tuttora tragica e inaccettabile. La violenza macroscopica esercitata su donne e bambine nei paesi emergenti è sotto gli occhi di tutti, ogni giorno: donne oppresse, invisibili, mutilate, stuprate, uccise. Condannate a morte da tribunali che perpetuano il concetto della donna come mera proprietà dell’uomo. Ragazze rapite e rivendute come “spose” a sedicenti rivoluzionari. L’elenco sarebbe lunghissimo. Tuttavia il mondo occidentale non può chiamarsi fuori dal senso profondo di questi orrori. Se è vero che da noi forme così estreme e ancestrali non sono riconosciute dalla società civile, il femminicidio è diffusissimo e praticato ad ogni latitudine.

Femminicidio: “La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine -maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale- che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia». (Marcela Lagarde)

“Il concetto di femmicidio si estende al di là della definizione giuridica di assassinio ed include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l'esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine.” (Diana Russell)

Quando parliamo di femminicidio quindi non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna, ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne. Inoltre, quando parliamo di femminicidio, parliamo del culmine di una violenza che non esplode all’improvviso, ma che l’aggressore ha già rivolto contro quella o altre donne in molte altre forme.

Quale senso dare dunque oggi alla giornata internazionale del 25 novembre? Non certo quello di una ricorrenza. Forse solo un giorno in cui, in tutto il pianeta, le singole voci – delle donne, dei Centri Antiviolenza, delle ONG, de* cittadin* – si uniscono in un’unica grande voce per gridare il loro NO alla violenza sulle donne".


Per ulteriori informazioni:
Associazione L'Albero di Antonia
Contro la violenza sulle donne
0763 300944

Sostieni il Centro Antiviolenza con il tuo 5 x mille
C.F.90011880557
www.alberodiantonia.org

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