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Scuola 2.0 in Umbria. Assessore Rossi: "scuola e nuove tecnologie insieme per accrescere le conoscenze"

venerdì 21 settembre 2012
Scuola 2.0 in Umbria. Assessore Rossi: "scuola e nuove tecnologie insieme per accrescere le conoscenze"

"Occorre mettere a valore la confidenza dei giovani con le nuove tecnologie per aumentare sapere e conoscenze e, quindi, avere maggiori opportunità per far crescere i talenti, ricostruendo un legame tra il percorso di esperienza dei ragazzi e quello scolastico": lo ha detto l'assessore regionale all'innovazione e sistemi informativi, Gianluca Rossi, intervenendo oggi, a Perugia, al workshop "Scuola 2.0 in Umbria: modelli ed opportunità alla luce dell'Agenda Digitale Italiana".

"In questo ambito - ha detto Rossi - il ruolo della scuola è fondamentale perché le tecnologie e l'innovazione contribuiscano a liberare le energie creative presenti nella società, ad arricchire le persone e far crescere un Paese, potenziandone capacità di sviluppo e competitività. Computer, internet e software, da soli, non fanno la scuola più moderna e non sono la soluzione a fenomeni come quello dell'abbandono scolastico, che vede l'Italia al quarto posto in Europa.

Sono però strumenti che appartengono all'esperienza della ‘generazione digitale' e che impongono agli educatori di oggi di operare in uno scenario inedito. Parte da qui la sfida dell'Agenda digitale europea, italiana ed umbra, è infatti di due giorni fa la firma del protocollo sottoscritto tra Ministero per l'istruzione, Regione Umbria e Ufficio scolastico regionale dell'Umbria per il Piano nazionale della scuola digitale" - ha ricordato Rossi.

Rossi si è poi soffermato sul "quadro impietoso" dell'Italia fatto dall'Ocse relativamente all'istruzione da cui emerge che l'Italia è fra i Paesi che stanziano meno risorse pubbliche per l'istruzione sul totale del PIL (il 4,7% contro una media Ocse del 5,8%), con una spesa per l'istruzione su quella pubblica complessiva che la classifica al penultimo posto (media Ocse è del 13%, in Italia ci si ferma al 9% in calo rispetto al 2000). Sempre dal rapporto emerge come l'età media degli insegnanti sia troppo alta (i maestri elementari di età inferiore ai 40 anni rappresentano il 21,6%, mentre quelli con più di 50 anni sono il 45%, rispetto a una media Ocse rispettivamente del 41,7% e del 29,9% e a una media europea del 40,5% e del 29,9%) e vi sia una scarsa sinergia tra scuola e mondo del lavoro (quasi un giovane su 4, nella fascia compresa fra i 15 e i 29 anni, non studia e non ha un lavoro. I famosi NEET (Not in Education, Employment or Training).

"Questo - secondo l'assessore - ci consegna una responsabilità maggiore che nel passato, imponendoci di investire soprattutto nella costruzione di un ambiente culturale e multidisciplinare in grado di accogliere l'innovazione ed il cambiamento. Per fare questo è necessario mobilitare il mondo della scuola, le risorse umane e il personale, restituendo valore sociale alla catena del sapere. Compito della scuola - ha concluso - è di integrare le diverse formazioni, insegnare ad imparare, insegnare a condividere e diventare esseri sociali".

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