sociale

Informazione sull'emergenza e in caso di emergenza

martedì 19 gennaio 2010
di Valentina Mulas, ProCiv Orvietano

Nel nostro Paese si registra un ritardo abbastanza preoccupante nella promozione di esperienze e percorsi formativi di preparazione della popolazione alle emergenze.
Tale ritardo nel campo della formazione viene mimetizzata con interventi episodici di tipo informativo, realizzati nel migliore dei casi attraverso volantini , spesso successivi agli eventi di crisi, che danno la sensazione di star intervenendo per migliorare la sicurezza e la protezione dei cittadini, mentre contribuiscono alla banalizzazione che caratterizza la comunicazione in questi casi.
Abbiamo potuto verificare che negli ultimi anni, però, è cambiato l'atteggiamento da parte della popolazione. In passato tendeva a non voler sapere, a considerare tutto controllato dal destino e dal fato. 
Al contrario i cittadini oggi pretendono di essere informati sui rischi presenti nel loro territorio e di essere messi in grado di gestirli.
Forse sono gli amministratori che ancora non si sono accorti di questa nuova esigenza da parte dei cittadini e quindi non riescono a stare al passo con i tempi.
Nonostante la difficoltà degli Enti preposti ad attuare un serio piano informativo sui rischi, molte associazioni sia ambientaliste che di protezione civile, da tempo lavorano nel campo dell'educazione alla protezione civile, della prevenzione degli incidenti e della formazione alla sicurezza.

Svolgere un serio piano di informazione significa realizzare una serie di interventi complessi in diversi campi, tra cui i più importanti sono:

A. Quello della comunicazione
Occorre attivare per i cittadini una comunicazione capillare, continua, serena, precisa sui rischi presenti nel territorio.
I cittadini hanno diritto di sapere a quali rischi sono soggetti e come comportarsi in caso d'emergenza. 
Invece, ancora oggi, i cittadini vengono espropriati di questo diritto e trattati come bambini che non devono sapere per non spaventarsi.
Questo non permette, quindi, di mettere in atto un'opera seria di prevenzione che permetta di acquisire le misure di prevenzione e quelle d'emergenza.

B. Quello della formazione
Occorre una formazione continua e diffusa, secondo i principi dell'Educazione degli Adulti enunciati nel Memorandum della Commissione Europea del 2000, che attivi la partecipazione dei cittadini sui problemi ambientali del loro territorio, per motivarli all'apprendimento delle corrette norme di comportamento in caso di emergenza.
Senza conoscenza non ci può essere consenso e motivazione a mettere in pratica le misure di prevenzione dei rischi, i comportamenti corretti in caso d'emergenza e, infine, l'adesione alle esercitazioni proposte dalle istituzioni locali per prepararsi all'emergenza.

C. Quello dell'esercitazione
Le esercitazioni sono necessarie per preparare i cittadini a rispondere in maniera adeguata alle diverse emergenze ambientali e prevenire così le conseguenze più gravi in relazione al verificarsi degli eventi di crisi.
Le esercitazioni permettono di progettare una serie di interventi tecnici, operativi, strategici, culturali e sociali per i quali è necessario attivare un intenso lavoro interistituzionale, senza i quali è velleitario pensare di riuscire a coinvolgere la popolazione
La comunicazione dei rischi alla popolazione

Per poter raggiungere una buona gestione dei rischi è necessaria un'efficace comunicazione dei rischi a tutti i cittadini prima, durante e dopo l'emergenza.

Tale comunicazione dovrebbe fornire una:
Informazione preventiva 
finalizzata a mettere ogni individuo nelle condizioni di:
1.conoscere il rischio cui è esposto,
2. verificare correttamente i segnali di allerta
3. assumere i comportamenti adeguati durante l'emergenza,
Gli obiettivi della comunicazione dei rischi sono:
• riconoscimento da parte delle persone del loro diritto di essere informate
• miglioramento della conoscenza e della comprensione dei rischi del proprio territorio
• acquisizione delle procedure di comportamento psicocomportamentale in caso di emergenza
• creazione di una sub-cultura dell'emergenza per rendere il rischio dominabile cognitivamente.

Riassumendo, ogni persona dovrebbe fare delle esperienze specifiche del tipo
IMPARO-CONOSCO-PREVENGO che le permettano di:

• conoscere il rischio presente nel proprio ambiente di vita (sapere)
• familiarizzare con le categorie di imprevisto, di casualità, di insolito (saper essere)
• essere in grado di sviluppare le capacità autoprotettive in situazioni di emergenza (saper fare).
• esercitarsi per imparare e rendere automatiche le sequenze comportamentali corrette a fronteggiare l'evento (saper fare).
• sviluppare una relazione positiva con i soccorritori e le organizzazioni della protezione civile e per le forze dell'ordine pubblico per prevenire i rischi e collaborare con loro in caso d'emergenza (saper essere).
• sentirsi in una situazione collettiva contenitiva sviluppando relazioni aiutanti all'interno della propria comunità (saper essere e saper fare).

Tutto questo pero può avvenire solo se si sono predisposti i Piani di Protezione civile comunale (D.Lgs. 31.03.1998 n. 112 art.108 Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, La legge 24 febbraio 1992 n. 225) che ogni comune deve per legge redigere e divulgare alla popolazione.
Il Piano di protezione civile è un po' come il piano di evacuazione dagli edifici pubblici, che a molti di noi ci è capitato di vedere esposti nei luoghi pubblici e non (scuole, ospedali, cinema, ambulatori , centri commerciali, uffici privati..etc... in quei grafici è indicato il percorso e il comportamento migliore per mettersi in salvo, ma viene anche indicato come riconoscere il segnale di allarme. I piani di evacuazione sono obbligatori, ognuno di noi nella propria attività lavorativa è obbligato a formarsi ed a formare il personale dipendente alla prevenzione ed alla sicurezza.
Lo stesso è per il Comune, deve redigere i piani e formare i fruitori dei piani di emergenza(i cittadini, i soccorritori) e aggiornarli.

Un po' di domande che dovremmo porci:
Ma il nostro comune li ha questi piani?
Che rischi contemplano e quanti scenari sono stati fatti?
E da quanto tempo ?
A fronte dei piani quale previsione e prevenzione è stata attuata?

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