sociale

Morti bianche. Lettera aperta della CGIL Terni

lunedì 22 giugno 2009
di CGIL Regionale e Cgil Terni
Morti bianche. Lettera aperta della CGIL Terni

Dopo l'ennesima morte "bianca" che ha colpito l'Umbria, in particolare l'Orvietano con due tragedie in pochissimi giorni, arriva dalla segreteria della CGIL Regionale e Provinciale di Terni una lettera aperta che invita a riflettere e ad agire:

"Un altro grave lutto sul lavoro ha colpito nuovamente una famiglia nella nostra regione. Sabato 21 Giugno a Montecchio (Tr) è morto, affogato in un tombino, Angelo Quadraccia, operaio 51enne dell'Aman (Agenzia multiservizi Amerino Narnese).
E' presto per esprimere un qualsiasi giudizio sui fatti, certo è che anche in questa occasione la collettività non può limitarsi alle scontate ed indiscutibili condoglianze.

Anche per questa morte, - continua il comunicato, - come per tutte le morti sul lavoro, vorremmo che si levassero le coscienze a contro le abitudini, le pigrizie, le debolezze, le paure e i tentennamenti che spesso si impossessano di noi in nome di un "lavorare moderno" che si appropria anche di ciò che non ha prezzo: la vita.

Come Cgil dell'Umbria e di Terni valuteremo cosa e come fare quando sapremo con maggiore precisione quanto è accaduto. Nel frattempo però non ci stanchiamo di porre a tutti la domanda più scomoda: questa ennesima tragedia si poteva evitare?

Da parte nostra, - conclude la CGIL, - la risposta c'è ed è scontata: sì, tutto si può prevedere. Si può prevedere ad esempio che per alcune lavorazioni occorra essere in due. Si può prevedere che occorrano tempi più lunghi e non perché si è fannulloni, ma perché si tiene alla propria salute ed incolumità. Si può prevedere persino che esternalizzando alcune lavorazioni e riducendone i costi a scapito della sicurezza aumentino i rischi e dunque si può decidere che al contrario servano investimenti strutturali e tecnologici per mettere in sicurezza ambienti di lavoro e operai.

Noi non alziamo l'indice contro nessuno, ma molte cose si possono prevedere. Non farlo significa assumersene la responsabilità sempre, ancor di più quando si perde la vita di una persona."

 

 

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