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Salute e stili di vita: fumare sembra bello ma non fumare è meglio. Qualche notizia sul fumo

venerdì 17 agosto 2007
C’è il consumo di tabacco tra le principali cause di mortalità e di ricovero in Umbria. Lo mette in evidenza la Asl 2 dell'Umbria nell'organizzare un corso antitabagismo denominato “Stop al fumo”. Anche se non è una notizia strettamente locale, ci sembra interessante riportare quanto la Asl 2 pone all'attenzione. La nicotina è oggi riconosciuta, al pari dell’alcol, della cocaina, degli allucinogeni e degli oppiacei, tra le sostanze psicoattive capaci di indurre dipendenza fisica e psichica e ugualmente allarmante è il fatto che centinaia di migliaia di persone che non hanno mai fumato muoiono ogni anno di malattie causate dal fumo passivo. Altro elemento interessante è che se sono a tutti ben noti i danni causati dal consumo di tabacco, quello che forse la maggior parte delle persone ignora è che smettere di fumare comporta dei disagi, ma anche moltissimi vantaggi per la salute generale. Si respira meglio, nel tempo scompaiono la tosse, le faringiti, laringiti, bronchiti croniche, enfisema polmonari. Migliorano le patologie circolatorie e cardiache, diminuisce il rischio di impotenza, si ha maggiore resistenza fisica e si acquista più calma, con notevoli vantaggi per la concentrazione. Inoltre si dorme meglio e con sogni migliori, statisticamente si fanno meno incidenti stradali, migliora anche l’aspetto estetico, diminuiscono le rughe e la pelle assume un colorito più luminoso. Smettere di fumare è di certo un processo complesso, in quanto sono molti i fattori che incidono sul comportamento, come la dipendenza fisica, il legame psicologico che il fumatore instaura con la sigaretta, le abitudini e i rituali che vi si collegano. Tuttavia diventare non fumatori oggi è più facile di quanto si possa pensare. Lo dimostra il sempre maggiore numero di ‘ex’. Non importa quanto o da quanto tempo si è fumatori, quello che conta è avere una forte motivazione a smettere. A far aumentare il numero dei fumatori contribuiscono sempre di più i giovani: la crescita dei dipendenti dal tabacco in tutte le fasce d’età giovanile, sia nei maschi che nelle femmine, è un fenomeno che non va sottovalutato, ma a questo riguardo è significativa l’influenza che riveste il ruolo dei familiari. Vari studi confermano, infatti, che se nessuno dei genitori fuma, su 100 giovani solo il 15 per cento fuma, se fumano entrambi i genitori la percentuale dei figli fumatori sale al 35,4 per cento. Se a fumare è solo il padre, fuma il 22,7 per cento dei giovani, se fuma solo la madre fuma il 28,5 per cento. Per questa ragione sembra importante favorire nelle nuove generazioni la capacità di fare scelte consapevoli rispetto ai propri stili di vita, soprattutto attraverso una corretta informazione sui danni del fumo, attivo e passivo, e sui meccanismi psicologici e comportamentali di ‘pressione sociale’. Importante è anche la promozione di un’immagine fortemente positiva del non fumatore. Inoltre, occorre migliorare l’informazione tra le donne fumatrici, da parte dei servizi sanitari e dei media, della possibilità di usufruire di percorsi facilitati per la disassuefazione dal fumo, soprattutto in particolari periodi della vita come la gravidanza, l’allattamento,la menopausa.

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