politica

"Stop alla riforma delle Comunità Montane"

domenica 19 maggio 2019
"Stop alla riforma delle Comunità Montane"

"La vicenda assolutamente assurda del voto in merio alle dimissioni della  Marini impone obbligatoriamente un rallentamento alla procedura che ha per oggetto la gestione commissariale delle Comunità Montane. Anche perché l’urgenza che le Istituzioni regionali avevano messo in campo per costruire ad hoc questo  commissariamento - cucito secondo alcune esigenze politiche e di potere – non sono più attuali, visto che i tempi di vita della Giunta regionale si sono, seppur di poco, allungati.

Tra l’altro aspettare qualche settimana in più per fare le cose per bene sarebbe auspicabile, soprattutto alla luce degli otto anni che sono ormai trascorsi da quando la Regione ha dato inizio alla riforma delle stesse Comunità Montane dell’Umbria. Una riforma che aveva previsto la costituzione dell’Agenzia Forestale ed all’interno della quale erano confluiti - dalle stesse C.M. - circa 600 unità lavorative tra operai e tecnici.

La ratio della riforma si fondava sulla necessità di chiudere le Comunità Montane ma, a distanza di otto anni, la situazione è ancora drammaticamente in piedi: in questi anni le Comunità Montane, seppur depurate dal costo del personale e con entrate fresche derivanti da operazioni di vendita di importanti beni immobiliari, hanno migliorato alcuni fondamentali economico-finanziari, ma risultano avere ancora bilanci in “rosso”.

Con una scelta assolutamente incomprensibile e dettata dalla fretta di “sistemare” alcune questioni, le Istituzioni regionali hanno deciso di predisporre la continuazione della gestione commissariale delle Comunità Montane attraverso una struttura elefantiaca e costituita da una pletora di personale: è infatti previsto che questa gestione abbia al proprio apice un numero plurimo di commissari, almeno quattro dirigenti e un numero di personale amministrativo pari a circa 25 unità, con all’interno – a quanto sembra – almeno 5 posizioni organizzative.

Una gestione commissariale con una struttura che all’Ilva di Taranto e all’Alitalia neanche si sognano. Tra l’altro tutto questo personale è stato selezionato all’interno delle piante organiche delle C.M. con un concorso che prevedeva assunzioni su base fiduciaria. In buona sostanza la Regione ha creato una sorta di “baraccone” al solo fine di procedere alla gestione commissariale delle Comunità Montane, senza considerare che una struttura così elefantiaca ha un costo enorme, tutto a carico delle strutture pubbliche e ciò avverrà per molti anni visto che la chiusura delle Comunità Montane è ancora molto lontana nel tempo.

Adesso che il Presidente Marini ha allontanato le dimissioni, risulta quanto mai necessario stoppare questo procedimento e aprire un tavolo di confronto con tuti gli attori presenti ed interessati, a partire dai dipendenti. Continuare in tutta fretta e nelle segrete stanze dei palazzi del potere ingenererebbe – ancora di più – diffidenze e sospetti e potrebbe far pensare che tutta questa volontà di costituire al più presto questa gestione commissariale è direttamente legata ad esclusivi interessi politici, in dispregio delle reali necessità che sono in capo alle stesse Comunità Montane, come alle necessità che sono in capo alla Agenzia Forestale Regionale.

La fretta di procedere alla costituzione di questo “baraccone” commissariale deve considerarsi assolutamente sbagliata e dannosa: non è accettabile che in questo momento storico così delicato per le sorti della Regione vengano approvati provvedimenti dettati più dalla volontà di salvaguardare posizioni e posti di potere (con spreco di pubblico denaro) che, invece, scelte di medio lungo termine funzionali al bene delle Istituzioni e dei territori rappresentati. Pertanto, le istituzioni regionali si fermino e aprano un confronto con tutti i soggetti – politici, sindacali ed amministrativi –, al fine di costruire un percorso senza opacità ed a vantaggio di tutti e per impedire che possano essere investiti della questione anche gli organi di controllo regionali".  

Stefano Olimpieri, consigliere comunale Orvieto

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