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Agricoltura, Ambiente, Rifiuti, Urbanistica: questo il Programma di "Ri-governare Orvieto"

lunedì 19 maggio 2014
Agricoltura, Ambiente, Rifiuti, Urbanistica: questo il Programma di "Ri-governare Orvieto"

Agricoltura e produzioni a filiera corta

L'economia principale del territorio è quella agricola, fondata principalmente su due coltivazioni tipiche, quella della vite e quella dell'olivo. Pur essendo il territorio ricco di tali risorse e di aziende e micro-aziende di tutto rispetto impegnate in questo settore, in un tempo in cui il vino e l'olio rappresentano il principale e più qualificato prodotto esportato del Paese e in particolare delle regioni centrali, l'amministrazione deve favorire in ogni modo la crescita delle attività legate a questi due settori della produzione agricola, curando il rapporto con il Consorzio per la Tutela dei Vini Orvieto DOC, con la Strada dei Vini Etrusco-Romana e con le Strada dell'Olio DOP Umbria, con le numerose aziende vitivinicole e olivicole del territorio e, più in generale, spingendo e stimolando i piccoli produttori a mettersi a rete e a incentivare e qualificare le produzioni attraverso tecniche sostenibili e l'impiego di manodopera specializzata. Potrà altresì organizzare o promuovere convegni, conferenze, seminari formativi, aderendo alle reti e ai network nazionali, facilitando l'incontro con i principali attori del mercato, adoperandosi per attrarre sul territorio investimenti orientati al miglioramento dei livelli del prodotto, dell'ambiente e della vita sociale.
Al tempo stesso, il Comune dovrebbe farsi promotore e sostenitore della rete dei produttori locali e dello sviluppo della filiera corta, come i micro-mercati agricoli artigianali, i gruppi di acquisto, gli acquisti in azienda, gli orti sociali e sostenibili. Deve inoltre favorire tutte le forme di agricoltura sostenibile ed ecologica, sostenendo le aziende biologiche e biodinamiche e disincentivando l'agricoltura convenzionale intensiva, basata sulle intense lavorazioni, sull'uso dei pesticidi e dei concimi chimici, sul massiccio consumo idrico e sul depauperamento dei suoli.
Il ruolo dell'agricoltore deve essere rimesso al centro del territorio e diventare il principale alleato del Comune per la sua gestione, specialmente per limitare la distruzione del suolo, per mantenere le alberature e le siepi, per conservare le cultivar tipiche, il germoplasma locale e il patrimonio paesaggistico, per facilitare la regimazione delle acque sui terreni, per tenere pulite e funzionali le strade vicinali sia pubbliche che private, per sviluppare programmi di conservazione e gestione del bosco in maniera sostenibile.
Rispetto alle aree forestali, il Comune si dovrà attivare per il loro studio, la loro protezione e conservazione stigmatizzando le credenze popolari o speculative sul taglio del bosco. Dovrà altresì attivarsi in collaborazione con le associazioni di volontariato e con tutti i propri mezzi e strumenti (tra cui la Protezione Civile Comunale), per migliorare e facilitare l'attività di antincendio, la sistemazione dei sentieri, la regolamentazione e la limitazione degli accessi dei mezzi e dei veicoli a motore, dovrà altresì far rispettare le regole sulla raccolta e l'uso dei prodotti e frutti del bosco. Analogamente l'attività venatoria, che non può considerarsi un'attività sportiva ma un'importante funzione di regolazione biologica e di integrazione fra uomo e natura, dovrà essere strettamente controllata e si dovranno favorire e far emergere gli atteggiamenti e i comportamenti dei cacciatori più responsabili e rispettosi dell'ambiente, in modo da affermare anche il loro ruolo e la loro funzione sociale e civica.

Per noi, in sintesi, la salvaguardia dell’agricoltura e del territorio sono correlate alla difesa dell’ambiente e di chi lavora e consuma i prodotti agricoli. I produttori e i consumatori virtuosi andranno dunque premiati con politiche economiche incentivanti mirate a favorire la promozione dell’agricoltura biologica e naturale locale. Nello specifico si cercherà di valorizzare la qualità degli alimenti prodotti localmente, privilegiando e dando spazio e visibilità, anche in collaborazione con la locale Condotta Slow-Food, alle specie autoctone e alle produzioni locali (la cosiddetta “filiera corta” o “a chilometro zero”), che dovrebbero aggregarsi o addirittura associarsi, anche per accedere a determinati finanziamenti comunitari o ad altre risorse, intorno a valori etici e sociali.
Un sistema agro-alimentare a filiera corta può fare veramente la differenza e creare un nuovo tipo di società, meno soggetta a speculazioni o a mercati virtuali e molto più autosufficiente di quella alla quale siamo abituati, in grado di fronteggiare, ad esempio, anche eventi calamitosi di qualche giorno durante i quali, nel sistema attuale, si rischia che venga paralizzato l’approvvigionamento dei beni primari.

In questo ambito è nostra intenzione:

  • Promuovere e incentivare, in aree strategiche della città, la creazione di un mercato di produttori senza intermediazione che svolgano un ruolo di garanzia e trasparenza attuando un equo ritorno tra produttore e consumatore.
  • Estendere i mercati di soli produttori in quartieri e in zone anche periferiche della città destinando loro anche strutture coperte.
  • Promuovere la formazione di Empori e Mercati che contengano all’interno le strutture necessarie per una minima lavorazione dei prodotti. Per questa attività potrebbero essere preso in seria considerazione l’utilizzo di alcune strutture pubbliche inutilizzate ad oggi fatiscenti, come ad esempio quelle intorno a Piazza Mazzini o parte delle caserme dismesse. Tali luoghi potrebbero diventare un centro strategico per una filiera agro-alimentare permanente e di sicuro stimolo alla rinascita delle attività artigianali correlate allo sviluppo rurale.
  • Promuovere un piano formativo, attraverso l’organizzazione di corsi a libera fruizione organizzati da soggetti deputati (ad esempio il Centro Studi “Città di Orvieto o dalle Confederazioni degli agricoltori), che oltre ad accrescere la cultura diffusa delle persone potrebbe rappresentare un importante passo avanti nella salute della popolazione, creando un naturale rigetto delle rigide e talvolta paradossali scelte del libero mercato, che permette alle merci di percorrere migliaia di chilometri al solo scopo di allungare le filiere e creare reddito per soggetti che non apportano nessun vantaggio al prodotto originale.
  • Concordare con le banche particolari forme per i prestiti concessi agli agricoltori, volte ad abbassare il tasso di interesse sul prestito.
  • Individuare terreni vocati all’orticoltura per poterli destinare a orti sociali col vincolo di coltivare con metodi sostenibili.
  • Favorire la nascita di un consorzio di preservazione e divulgazione di specie autoctone, con il compito di mantenere la purezza delle specie e fungere da rete di scambio;
  • Favorire il rapporto tra produttore e consumatore approntando veri e propri programmi pre-semina che diano la sicurezza al produttore di una pianificazione a medio e lungo termine sul piano colturale, e quindi un prezzo fissato in partenza, e la sicurezza al consumatore per quanto riguarda un approvvigionamento e un controllo sui prodotti, ponendo particolare attenzione ai metodi produttivi. Questo creerebbe inoltre un vantaggio economico ad entrambe le parti grazie alla filiera corta.
  • Promuovere le cosiddette “feste del raccolto” dei prodotti tipici che coinvolga in prima persona il cittadino, dalla coltivazione (o allevamento) fino al consumo del prodotto finito, con esempi di lavorazione del prodotto come avviene già in alcune feste di paese.

Ambiente e Rifiuti

Oggi quando si parla di ambiente si pensa solo o quasi esclusivamente a quello naturale ma l'ambiente è anche quello in cui ogni giorno viviamo e passiamo diverse ore della nostra esistenza. L'amministrazione comunale ha il dovere di rendere l'ambiente urbano adatto a favorire i bisogni delle persone, senza pregiudicare il benessere collettivo presente e futuro. Occorre che l'ambiente urbano sia vivibile, salubre, piacevole e sicuro in ogni spazio comune. Il nostro programma per l’ambiente e i rifiuti è parte integrante di tutti i nostri punti del programma quali: Mobilità, Urbanistica, Agricoltura e Acqua. Non riteniamo possibile ipotizzare nessun punto programmatico che non sia strettamente correlato alla visione generale di un sistema equilibrato e sostenibile. Bisogna pertanto elaborare una strategia di riduzione dell'inquinamento dell'aria, acustico, delle acque e del suolo individuando e attuando azioni e iniziative riproducibili e verificabili.
In materia di inquinamento dell'aria si potrebbe riorganizzare il sistema della viabilità urbana a Orvieto, nelle periferie e, ove di necessità, anche nelle frazioni, istituendo zone pedonali e ciclabili, zone a traffico limitato, zone a senso unico, aree parcheggio di prossimità, incentivazione all'uso dei mezzi pubblici. Per l'inquinamento acustico si potrebbe puntare ulteriormente sull'installazione di pannelli fonoassorbenti e sulla creazione di fasce vegetali continue e di alberature a ridosso delle principali strade e ferrovie. Sull'inquinamento dell'acqua e del suolo è indispensabile prevedere azioni che puntino alla riduzione della produzione dei rifiuti secondo la strategia “rifiuti zero”.
Bisogna potenziare anche il programma di ripulitura di strade, piazze, giardini e altri luoghi pubblici secondo un calendario fisso, e anche incoraggiare l'uso di compostiere domestiche, di prodotti e beni essenziali biodegradabili (es. pannolini) e la conversione ecologica delle feste. Parallelamente occorre disincentivare, specie nel contesto agrario che circonda i centri abitati, l'uso di pesticidi, diserbanti, essiccanti e altre sostanze chimiche nocive per le persone e l'ambiente. Il miglioramento delle acque passa inoltre attraverso una corretta gestione degli scarichi e delle fognature, sia a monte che a valle. Disincentivare gli sprechi e stimolare alla conservazione dell'acqua deve essere infine per il Comune un impegno prioritario e lo si può fare in molti modi, dalla distribuzione dei riduttori di flusso, all'installazione di vasche di raccolta idrica sugli edifici pubblici e privati, fino alla corretta manutenzione degli impianti.
Importante anche l'efficienza energetica degli edifici a partire da quelli pubblici, che dovrebbero essere tutti dotati di impianti fotovoltaici adeguati per il risparmio energetico. Vanno inoltre studiate, elaborate e promosse misure di incentivazione per gli edifici privati.
Non ultimi, la programmazione edilizia e la pianificazione urbanistica devono essere in linea con queste necessità. Il disastro, da questo punto di vista, a Orvieto è già stato fatto e, a dire il vero, proprio da quel centro sinistra che ora vorrebbe tornare a governare. Bisogna in ogni caso stoppare aree e volumetrie di espansione edilizia troppo estese rispetto alla reali necessità che producono ulteriore consumo di suolo e indirizzare altrimenti il pur auspicabile rifiorire dell'edilizia (vedi la successiva voce “Urbanistica), e tanto più bisogna evitare la speculazione estrattiva o edilizia su terreni agricoli ad alto valore ambientale.
In tema di natura e paesaggio, in considerazione di un territorio comunale e comprensoriale ricco di risorse naturali e di una fauna e una flora estremamente varie in confronto ad altre realtà, l'amministrazione dovrà tutelare la biodiversità presente sul territorio. Il Comune di Orvieto deve farsi promotore, insieme agli altri Comuni del comprensorio, di una nuova campagna di sensibilizzazione rivolta verso la Regione Umbria affinché le aree protette siano adeguatamente finanziate. E insieme ai Comuni del comprensorio deve proseguire un netto NO, anche di fronte ai progetti in essere, al fotovoltaico, all'eolico e al geotermico selvaggi, adoperandosi perché siano cambiate, a tale proposito, anche le normative regionali e nazionali.
Sempre riguardo alla salvaguardia e alla valorizzazione del paesaggio, il Fiume Paglia è l'altro bene naturale di eccezionale importanza per la comunità da tutelare: soprattutto lungo la media valle, conosciuta come Tevertino: un'area umida indisturbata di estremo valore, che dal confine regionale con il Lazio, presso il Torrente Fossatello, arriva fino alla Località Fonti di Tiberio nell'alto Orvietano. Anche dopo i disastri della recente alluvione del 2012, sarà fondamentale rivedere il rapporto tra il fiume e la comunità, soprattutto nell'area di maggior rischio e pericolo, limitrofa ai centri abitati e alle attività produttive. Onde evitare ulteriori futuri danni agli insediamenti, occorre vietare in modo assoluto ogni ulteriore estrazione di materiale inerte dal letto del fiume, rinforzare le sponde fluviali esclusivamente nei punti di maggiore criticità, prevedere aree di espansione naturale al fiume lungo tutta la valle, ricostituire la vegetazione ripariale e le aree vegetate nelle aree di espansione del fiume, realizzare difese passive oltre la linea di maggior estensione delle piene, sviluppare un programma per la rimozione degli insediamenti abusivi e prevedere incentivi per la rinaturalizzazione dei terreni limitrofi al fiume. Degno di lode, nel territorio comunale di Orvieto, il progetto in atto per la creazione partecipata del Parco Urbano del Paglia (vedi sezione “Turismo”) che certamente continueremo e incoraggeremo.
Il territorio naturale e quello trasformato dall'uomo nel corso dei secoli ha prodotto un paesaggio ricco di memoria, di valore storico e di autentica bellezza. L'estremo sviluppo della tecnica e le ambizioni speculative su questo fondamentale patrimonio mettono a serio pericolo la sua conservazione. La eterogeneità dei regolamenti che indirizzano e stabiliscono le forme e i modi di insediamento sul territorio lasciano troppi spazi di azione. Occorre pertanto prevedere e programmare azioni mirate di censimento e recupero dei principali elementi costituenti del paesaggio come alberature, strade, poderi, casali e altre costruzioni rurali (fontanili, muri a secco, rimesse agricole), coltivazioni tipiche, nonché il miglioramento di altri elementi già esistenti o di nuova realizzazione in modo da favorirne l'inserimento in modo compatibile. Occorre inoltre costruire e incentivare iniziative per la loro promozione e valorizzazione. Crediamo fortemente che solo interventi di conservazione e preservazione di questi beni naturali e paesaggistici possano costituire la base per stimolare e incentivare l'economia del territorio, principalmente legata ai settori agrario, turistico, commerciale e artigianale.

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, il nostro progetto, nel tempo, vuole tendere al risultato del Riciclo Totale (Rifiuti Zero), anche con la conoscenza e l'esame di esperienze già attuate in comuni grandi e piccoli di altri territori nazionali (Toscana, Trentino). I rifiuti devono essere al centro di una visione complessiva che individui il percorso migliore per la loro riduzione, per il loro riuso, riciclo e recupero. Bisogna riuscire a diminuirne la produzione adottando pratiche virtuose di recupero e riciclo e azioni informative e educative sul tema, e poi disincentivare, o in alcuni casi vietare, la produzione di tutti quei materiali che non sono riciclabili o compostabili. Tutto questo in considerazione, oltretutto, che Orvieto è sede di un impianto di compostaggio e di una discarica gestita da SAO-ACEA, di cui occorre limitare l'estensione.
Andrebbe estesa anche alle zone che non ne sono ancora servite la raccolta differenziata con il metodo del porta porta, con l'eliminazione dei cassonetti e delle campane stradali, che spesso rappresentano delle micro discariche urbane pericolose anche sul piano igienico-sanitario. E la stessa organizzazione del porta a porta già esistente, per alcuni aspetti carente e poco razionale negli orari e in alcune modalità di ritiro, andrebbe rivista. Per i rifiuti delle attività commerciali e professionali andrebbe attuato un approccio dedicato in funzione del tipo di attività. Non si può trattare un ortolano o un ristorante allo stesso modo di uno studio di architettura o di servizi internet, che poco o nulla producono, né si possono penalizzare le aziende, già duramente provate, con tariffe talvolta assurde e superiori a quelle di chi produce realmente rifiuti. Le tariffe andrebbero maggiormente settate sulla tipologia dei rifiuti prodotti, adeguando il servizio alle reali necessità.
Nell'immediato, in attesa di studiare e avviare procedure che possano portare nel tempo il Comune a guadagnare con il ciclo differenziato dei rifiuti (come appunto avviene in altre realtà nazionali), anche a fronte dell'alta tariffa praticata dal Comune di Orvieto e del tipo di servizi resi, verranno verificate le convenzioni sottoscritte dall’A.T.I. 4 (Ambito Territoriale Integrato) con il gestore unico dei servizi di igiene urbana e con l’impianto per il conferimento dei rifiuti di SAO-ACEA. Di conseguenza, se necessario, sarà avviata all’interno dell’A.T.I. 4 un’azione tesa a ricontrattare le citate convenzioni.

Urbanistica

Nel comune di Orvieto il fenomeno della cementificazione ha prodotto, nei quartieri periferici e in ulteriori zone recentemente urbanizzate (vedi la recente lottizzazione Fanello), quello che è sotto gli occhi di tutti: quartieri caotici, zone urbane, artigianali e commerciali a ridosso del fiume Paglia che hanno subito i danni che ben sappiamo per l'alluvione del 2012, ulteriori zone urbane che non erano necessarie e non riescono a decollare.
Anche se alcune ultime modifiche del PRGS hanno diminuito l'indice dei volumi edificabili nel territorio comunale, occorre insistere ulteriormente su questa strada, arrestando il consumo di terreno e rivolgendo l'economia edilizia, che soffre per la crisi e per lo stallo della necessità di nuove abitazioni, verso le ristrutturazioni estetiche e energetiche delle costruzioni esistenti. Si potrebbero semplificare, per chi intende agire in questo senso, determinate procedure burocratiche (che a onor del vero non sempre sono in capo al Comune quanto piuttosto alle Sovrintendenze) e stipulare particolari convenzioni con le banche cittadine. Una, per la verità, è stata stipulata con la CRO all'interno del QSV avviato dal Comune per il centro storico, ma non ha dato risultati evidenti e ne andrebbero forse ripensate e allargate le clausole di favore.
Nuovi insediamenti urbanistici, se necessari, dovranno mantenere l’integrità dell’ambiente naturale, pianificare il corretto e sostenibile utilizzo delle reti tecnologiche e soddisfare le qualità delle soluzioni spaziali. Dovranno essere promossi principalmente progetti di riuso del patrimonio edilizio esistente e progetti di salvaguardia del patrimonio rurale. Ogni progetto edilizio dovrebbe perseguire l’obiettivo dell’autosufficienza energetica ponendo nel progetto stesso le premesse per una utilizzazione massima delle fonti energetiche rinnovabili.
I nuovi progetti di intervento locale capaci di offrire un miglioramento della sostenibilità dell’ambiente edificato devono essere visti come percorsi di partecipazione della visione strategica che tiene conto di tutto: ambiente, salute umana, materiali, risorse.
Si dovrà prestare molta attenzione alle speculazioni industriali in atto nel nostro territorio mascherate come ‘sostenibili e rinnovabili’ come l’eolico, il fotovoltaico e il geotermico che attuate in modo massivo ed industriale hanno il solo effetto di devastare il territorio e di alimentare ingiustificatamente un maggior consumo di energia.

Si dovrà dunque:

  • Adeguare gli strumenti urbanistici dei comuni alle conoscenze moderne che misurano il consumo di risorse (energia, materiali, acqua) e la riduzione dell’inquinamento (aria, acqua, rifiuti) per tendere alla realizzazione di spazi di vita confortevoli e salubri. Esistono diversi metodi per misurare l’impatto ambientale nell’edilizia, ma vengono ignorati o applicati male perché piegati alle ragioni della rendita urbana, spesso incompatibili con quelle della sostenibilità.
  • Rivedere gli strumenti urbanistici per focalizzarli su punti essenziali, quali il “non consumo” del suolo, la ristrutturazione e il recupero di edifici e aree esistenti, già a vocazione edificatoria, secondo pratiche di bioedilizia per avere edifici passivi o a basso consumo energetico.
  • Realizzare, se necessarie, “isole ambientali”, quartieri con densità abitativa equilibrata e l’impiego di materiali biocompatibili, servizi e spazi verdi, isole energetiche per rendere il quartiere autosufficiente.
  • Ricorrere, anche per l'adeguamento del Piano Regolatore, a strumenti di partecipazione popolare, che aiutano l’amministrazione a compiere scelte più giuste e adeguate. Numerosi comuni stanno sperimentando con successo sia il “bilancio partecipativo”, sia gli strumenti referendari. In gergo si chiamano tecniche di “pianificazione partecipata” e consentono di prendere decisioni migliori poiché i cittadini sono coinvolti direttamente nel processo di trasformazione del territorio. Con questi strumenti istituzionalizzati, i cittadini stessi potrebbero individuare delle priorità da inserire nel “piano pluriennale dei lavori pubblici” e nel “piano dei servizi”.

Inoltre è necessario:

  • Evitare la costruzione di nuovi centri commerciali che non rispondono a una reale necessità dei cittadini ma a logiche speculative della grande distribuzione che impoveriscono l’attività delle piccole imprese locali;
  • Opporsi alla costruzione di grandi opere stradali non strettamente necessarie che comprometterebbero il territorio con un aumento del traffico e dell’inquinamento. La scusa che queste opere “danno lavoro” è superabile garantendo alle maestranze normalmente impiegate in inutili programmazioni di cementificazione la prestazione d’opera in progetti diversi e ecocompatibili, utili a tutti. Per rimanere agganciati alle ultime idee per Orvieto delle amministrazioni precedenti, sì all'adeguamento delle Perugia-Orvieto nei pressi dei Fori di Baschi; no, almeno per il momento, alla per qualche tempo vagheggiata “Superstrada degli Etruschi” tra Orvieto e Civitavecchia.


Acqua pubblica e sana

Attraverso i referendum del 12 e 13 Giugno 2011 la maggioranza del popolo italiano ha sancito il primato del concetto di bene comune sulle logiche del mercato. In prospettiva si faranno quindi tutti i passi necessari perché l’acqua torni ad essere gestita dall’amministrazione pubblica, con l'obiettivo di assecondare la volontà popolare così fortemente espressa.
Ci attiveremo per ottenere che il servizio di fornitura dell’acqua nel territorio comunale venga fornito tramite un'azienda pubblica o partecipata. Se sull’acqua fosse necessaria una forma di
partecipazione di privati, si devono prevedere forme di azionariato sociale, in modo che i proprietari della rete e della distribuzione siano, semmai, i cittadini stessi.
Nell’immediato, intanto, ridiscuteremo con l'azienda che gestisce oggi il servizio idrico le tariffe applicate nel Comune di Orvieto e le modalità di conteggio, anche introducendo forme di attenzione sociale nella formulazione di queste, con sgravi sulle tariffe o sulla cubatura utilizzata, o sull’effettiva qualità del servizio. È noto infatti che ci sono frazioni, paesi e case di campagna in cui la pressione è così bassa che non si arriva a far funzionare una caldaia. Chi ha un servizio non adeguato dovrà dunque pagare meno.
In questo senso:
Saranno approvate le richieste popolari presentate dai Coordinamenti per l’acqua pubblica e si sancirà la non rilevanza economica del servizio idrico integrato.
Si farà rispettare il volere popolare anche per quanto concerne il secondo quesito referendario, che ha abrogato la prevista “remunerazione del capitale investito” rendendo possibile il relativo abbattimento del costo del servizio fino a quando non si sia ottenuta la rimunicipalizzazione del servizio.
Promuoveremo l’uso di acqua potabile comunale attraverso l’installazione, in diversi punti della città, di fontane pubbliche.
Faremo applicare al gestore del servizio idrico le indicazioni del Decreto della Presidenza della Repubblica conseguente alla vittoria referendaria che sancisce l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.

Della qualità della risorsa acqua è parte integrante la salvaguardia dell'ambiente. L’inquinamento delle falde acquifere provocato dalla devastante speculazione sul territorio ha seriamente compromesso la qualità delle nostre acque. Discariche, diserbanti e concimi chimici, perforazioni e scarichi industriali sono causa del loro deterioramento. Solo una sana gestione amministrativa del Comune nel suo insieme potrà consentire la difesa e la qualità dei singoli beni comuni.
In questo senso:
Si porrà seria attenzione agli interventi sul territorio che possano provocare inquinamenti delle falde acquifere.
Si invertirà la logica di processo sulle autorizzazioni: qualsiasi progetto esecutivo sul territorio dovrà provare e documentarne la sostenibilità in contrapposizione all’attuale logica, che stabilisce a posteriori la ricerca di eventuali incompatibilità ambientali.
Come proposto anche nel programma relativo all’agricoltura, si dovrà impedire nei territori comunali l'impiego di diserbanti e concimi chimici che inquinano durevolmente le falde acquifere, i prodotti agroalimentari e l'ambiente in genere.

 Committente responabile Claudio Fausti

 

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