politica

Per superare sfiducia e degrado: il progetto di città della lista civica "Ri-governare Orvieto"

sabato 17 maggio 2014
Per superare sfiducia e degrado: il progetto di città della lista civica "Ri-governare Orvieto"

La discontinuità

Sebbene ricca di risorse e di potenzialità, la città di Orvieto appare, dopo gli ultimi governi di centrosinistra e il più recente di centrodestra, abbandonata al degrado civico e urbano e strategicamente fuori da ogni organico processo di sviluppo. Manca una vera idea di città, mancano le risorse ma soprattutto la speranza e la fiducia per pensarla e realizzarla. Per “idea di città” intendiamo non solo una visione a lungo termine dello sviluppo e dei servizi, ma anche la realizzazione di politiche di relazione, condivisione e coesione con e tra i cittadini.
Il centrosinistra, che ha governato Orvieto per oltre un sessantennio fino al 2009, aveva elaborato dagli anni Ottanta/Novanta una sua visione di città complessivamente basata, com'è nella naturale vocazione del territorio, su Orvieto città della Cultura e dei Turismi, ma in pratica perseguita senza un piano organico e tra innumerevoli contraddizioni. Da un lato la magnifica Rupe scaturita dal Progetto Orvieto, la città dei tesori d'arte e degli splendidi contenitori urbani in attesa di essere offerta al mondo e valorizzata; dall'altro le lottizzazioni insensate delle pendici, la politica dei rifiuti, le strategie di sviluppo frenate dagli interessi individuali, economici e di potere e dalle ingerenze di partito. Tra le contraddizioni la città degli eventi, dei turismi e per un certo tempo anche la città solidale dei servizi comunque fiorisce e, tra varie vicende, accumula nel tempo, per mancanza di oculata amministrazione, milioni di euro di debito. Tutti quei debiti fuori bilancio che emergeranno, a varie riprese, quando nel giugno 2009 il centrodestra si avvicenda al governo della città.
Anni difficili, indubbiamente, quelli della consiliatura del sindaco Antonio Concina, in cui ci si concentra sul difficile equilibrismo del far quadrare i conti. Al governo Concina bisogna dare atto almeno della pulizia dei conti, anche se questo comporta, a fine consiliatura, l'assunzione della procedura del piano di riequilibrio finanziario: un ripianamento di debiti per circa 8,5 milioni di euro che ingesserà il bilancio del Comune di Orvieto per i prossimi 10 anni, ovvero fino al 2023.
Ma l'azione politica del centrodestra indipendentemente da questa pulizia dei conti è fallita perché, con una visione miope, si è concentrata quasi esclusivamente su questa quadratura numerica, facendo scelte di austerità e di aumento dei costi dei servizi e dei tributi al massimo per legge senza guardare allo sviluppo e alla crescita, con conseguente diminuzione della richiesta dei servizi a pagamento da parte dei cittadini e, dunque, della diminuzione delle entrate del Comune, o con il blocco di spese produttive che strozzano l'economia della città.
Non può governare, a nostro avviso, né chi da sinistra ha contribuito al disastro del bilancio e al degrado urbanistico delle periferie della città, né chi da destra non ha saputo produrre nuove politiche delle entrate comunali e azioni di governo adeguate per il lavoro e lo sviluppo.
Per tutto questo, e anche per una crisi molto più generale di sfiducia che penetra i cittadini verso la politica, chi governerà il Comune di Orvieto dovrà farlo nel segno di una netta discontinuità, sia producendo sviluppo e nuove forme di economia sociale sia, soprattutto, adottando nuove forme di governo e il coinvolgimento diretto dei cittadini.

Per superare sfiducia e degrado

In un periodo di forte crisi economica, in cui persone e famiglie appaiono duramente provate sia da quelle che sono state finora l'economia e la pressione fiscale nazionale, sia dal lievitare dei tributi locali e dall'aumento del costo dei servizi, è andato ancor più aumentando il distacco fra cittadini e istituzioni, frutto di una generale sfiducia aggravata dai molteplici episodi di corruzione da parte di esponenti politici e amministratori, dal cattivo utilizzo del denaro pubblico, dalle commistioni tra politica e affari, dalle mancate risposte ai bisogni dei cittadini e dei ceti più deboli in particolare.
Anche a Orvieto la sfiducia è grande, perché a quanto già esplicitato si aggiungono lo sconcerto e la delusione per una città visibilmente degradata, sulla rupe come nei quartieri periferici e nelle frazioni, oltretutto duramente provata dall'alluvione del novembre 2012.
Lottizzazioni e infelici scelte urbanistiche (come quella del Fanello e dell'ancor più recente Porta di Orvieto, che hanno già mostrato tutta la loro inadeguatezza), scarsa attenzione al rispetto e alla manutenzione del territorio, decentramento dal traffico ferroviario veloce, isolamento e talvolta auto-isolamento dai processi decisionali e di sviluppo regionali, pubblica accoglienza turistica a bassissimi livelli, mobilità caotica e, specie nel centro storico, del tutto irrazionale, commercio in difficoltà, centro storico in smobilitazione specie dopo la recente chiusura del Tribunale, abbandono e degrado dell'ex Caserma Piave e dell'ex Ospedale, scuole in difficoltà logistiche, come il Liceo d'Arte e la scuola secondaria di primo grado di Ciconia, servizi culturali sottoutilizzati, come ad esempio il Palazzo dei Congressi e la Pubblica Biblioteca “Luigi Fumi”. Tutto ciò non è che la punta dell'iceberg di una pressoché generale decadenza, che manifestazioni ed eventi pur validi e un fermento culturale e sociale vivo e partecipe di tante risorse umane positive della città non riescono a frenare, per il fatto che molto è lasciato accadere a caso e in modo frammentario, senza un progetto organico e condiviso per la città, spesso, tra contrapposizioni e rivalità cittadine.
Orvieto ha pertanto bisogno di una forza centripeta, di un'amministrazione che guidi, con mano ferma e nuovi processi di partecipazione, una condivisione vera con chi abita, vive e anima a vario titolo la città. La città dello sviluppo e dei sempre sollecitati eventi e turismi, infatti, deve essere innanzitutto quella in cui vivono bene e con agio i suoi abitanti: una città partecipata, coesa e unita che comunichi l'orgoglio di esserne parte non solo per il glorioso passato, ma per decisioni condivise e per il decoro e la vivibilità del presente.

Il nostro progetto di città

Qualunque progetto per Orvieto è scritto, per così dire, nel suo DNA, ossia nella sua storia e nelle sue naturali vocazioni identitarie. Di questa identità, nel moderno concetto di “glocale”, bisogna fare tesoro, giacché essere glocali significa essere radicati nelle proprie tradizioni e nella propria identità di territorio, attraendo il mondo, con una comunicazione pervasiva e moderna, proprio per quello che di particolare, precipuo, non globalizzato si possiede.
Se si pensa a Orvieto, da sempre nell'immaginario comune la città è associata alla sua magnifica cattedrale e al suo singolare masso tufaceo, tanto che anche linguisticamente è spesso definita come “città del Duomo” o “città della Rupe”. Eppure, se anche il Duomo ne costituisce il simbolo più centrale e possente, da sempre Orvieto è, in modo altrettanto indubbio, “città policentrica”. Una serie di non meno significative evidenze archeologiche, architettoniche e paesaggistiche, vero e proprio patrimonio narrante di arte, vita civile, culture, storia, è disseminato dentro e intorno al cuore della città: un patrimonio così vasto, in relazione alla superficie e agli abitanti, da costituire un insieme davvero unico; così irrinunciabile e imponente da aver imposto e da continuare a imporre, a soggetti pubblici e privati, una continua assunzione di responsabilità, un continuo sforzo di progettazione e manutenzione, per la verità negli ultimi tempi venuto un poco meno. Si tratta di valorizzare e mettere a rete e a sistema, di unire in un unico, ben identificabile tessuto una città che di per sé è policentrica e che proprio in questo policentrismo può basare la ricchezza di una possibile offerta, al fine di dare nuovo e moderno impulso a quel tipo di economia per cui Orvieto appare particolarmente vocata. Cultura, Turismo (anzi Turismi), Agricoltura e produzioni agricole di qualità, Artigianato artistico, Commercio, Terziario, Paesaggio, Ambiente, Edilizia ecocompatibile e della manutenzione e ristrutturazione sembrano essere le vocazioni più appropriate, e è soprattutto su questi asset che deve svilupparsi la città dei prossimi venti anni. Senza tuttavia rinunciare, giacché esiste anche la città delle pendici tra l'altro ben più abitata di quella della rupe, a quell'economia artigianale delle piccole imprese che è un patrimonio di occupazione altrettanto fertile da curare e rivitalizzare. Meno proponibile al momento, data la crisi globale e lo stato di sofferenza di alcune aziende (le manifatture tessili industriali ormai tramontate, la grave situazione della Tione e dell'Electrosys) la strada dei grandi investimenti industriali, anche se non mancano floride aziende del settore delle nuove tecnologie e possono essere percorse, in questo senso, strade legate a moderni e attuali settori di sviluppo.
Il progetto di città che vogliamo sviluppare non è però, per noi, un progetto verticistico che si impone dall'alto, ma va costruito, anche a causa delle veloci mutazioni del mondo moderno e delle difficili e spesso precarie condizioni di vita di noi contemporanei, in movimento e insieme ai cittadini. Una scommessa di certo più difficile, perché la relazione impone impegno e pazienza, ma forse più duratura e con qualche possibilità di successo.
Quella che vogliamo è soprattutto una città partecipata e condivisa, in cui un'azione importante potrebbe essere un vero e proprio censimento dei saperi e delle competenze delle persone sul territorio, in particolare di quelle dei giovani. È importante, perché il futuro non lo può costruire solo l'amministrazione, ma va costruito con la gente nel recupero del senso di autostima e di autovalorizzazione: la risorsa più vera e determinante è infatti quella umana; tutto il resto – beni artistici, ambientali, spazi, territorio – sono risorse solo se il soggetto (ovvero lo spirito) le valorizza. Conoscere la disponibilità di saperi e competenze disponibili per partecipare a un progetto di rilancio territoriale è la condizione necessaria e indispensabile per attuarlo, superando quegli atteggiamenti per cui i vari deus ex machina arrivano dall'alto o da fuori per risolvere i problemi, cosa che di fatto finora non ha troppo funzionato.

Coinvolgimento, condivisione, coesione

Concepiamo il Comune come un'associazione territoriale di cittadinanza, e pertanto la nostra idea di Municipio ha come obiettivo il governo partecipato della collettività. La democrazia rappresentativa ha di fatto estromesso dai processi decisionali i cittadini. Riteniamo quindi sia necessario avviare processi consultivi e deliberativi attraverso l'ascolto e la proposta di soggetti cittadini riuniti non tanto per territori, come accade negli attuali Consigli di Zona, ma per tematiche comuni e gruppi di interesse.
Per l'attuazione della condivisione e della democrazia diretta attueremo la formazione di comitati di settore da affiancare al lavoro degli assessorati: ad esempio dei commercianti, degli operatori della ricettività, degli imprenditori, dei lavoratori autonomi e di quelli dipendenti, degli agricoltori, degli artigiani, degli artisti, dei musicisti, degli operatori della scuola, di quelli della sanità ecc. Tali comitati si incontreranno a scadenze regolari con gli assessori competenti, che prenderanno atto di richieste di risoluzione di problemi, proposte, suggerimenti per poi valutarne la fattibilità, verificando e relazionando sulla possibilità di attuazione o sugli eventuali impedimenti e informando i cittadini anche sull'iter deliberativo. Un rapporto analogo e ugualmente costante deve essere intrattenuto, attraverso gli assessori competenti, con l'associazionismo organizzato, in modo che le associazioni possano avere possibilità di consultazione e di proposta nei temi e nelle deliberazioni che le riguardano.
Sia le associazioni che gruppi di cittadini organizzati, una volta che saranno stati direttamente coinvolti nei processi decisionali, potranno rendere ancora più fattiva la loro collaborazione, per supplire, attraverso forme da concordare (volontariato, scambio di sedi o servizi, particolari convenzioni) alla mancanza di organico comunale in alcuni settori, quell'organico che non può essere facilmente aumentato per l'impossibilità ad assumere e la nota ingessatura del bilancio comunale (pensiamo ad esempio alla manutenzione del verde, ad altre semplici azioni del mantenimento della pulizia della città o del decoro urbano, all'apertura e alla gestione di spazi culturali) o per rendere fruibili e promuovere alcuni spazi della città (chiese abitualmente chiuse, beni artistici minori, eventuali palazzi e giardini privati).
Ascolto, coinvolgimento e condivisione sono un fatto culturale da perseguire pazientemente e costantemente. Una comunità che si può esprimere, viene ascoltata e avendo facoltà di proposta, probabilmente si sentirà più unita e coesa e attuerà, in accordo con gli amministratori, forme di partecipazione e auto-organizzazione per il perseguimento di un maggiore benessere collettivo e del bene comune. Noi pensiamo che la maggioranza delle persone siano positive e abbiano voglia di collaborare, bisogna metterle in condizioni di farlo e trasmettere positività e fiducia anche come amministratori.
Condividere è una rivoluzione culturale. Bisogna coinvolgere i cittadini, singoli e organizzati in associazioni o sodalizi di altro tipo, anche nella redazione del bilancio, che sarà partecipato e, nel tempo, anche di genere. Sono tuttavia necessarie partecipazione e possibilità di proposta non demagogiche. Per questo l'amministrazione attiverà azioni formative con le quali i cittadini siano messi in condizione di partecipare con senso di cognizione e di responsabilità, attivando procedure dal vivo (incontri formativi sui principi legislativi che regolano gli enti locali e l'ente comunale, incontri sullo status quo dell'ente e sullo schema di bilancio da cui partire) e online (pubblicazione sul sito internet del Comune di quanto prima esplicitato o comunque utile allo scopo) per lo sviluppo di una consapevolezza di base a cui fare riferimento.
La partecipazione dei cittadini ai fini della formazione del bilancio sarà sollecitata sia dal vivo, tramite vari incontri e i già nominati incontri di settore (no, invece, al classico e unico “Consiglio Comunale aperto” che lascia il tempo che trova), sia con varie e agevoli forme di comunicazione online.

Bilancio e economia

È noto che il piano di riequilibrio finanziario pluriennale recentemente approvato dal Consiglio Comunale di Orvieto ingessa il bilancio dell'Ente fino al 2023. La nuova amministrazione, per cercare di perseguire lo sviluppo di cui Orvieto ha assolutamente bisogno, dovrà dunque trovare risorse cercando di incrementare nuove entrate. E questo a sua volta sarà possibile, giacché tributi e tariffe sono tra l'altro al massimo, solo rimettendo a regime l'organizzazione dell'Ente e degli asset che possono procurare entrate. La nuova amministrazione dovrà dunque cercare la possibilità di nuove entrate guardando alla gestione diretta dei beni culturali, dei parcheggi, della funicolare e di altri settori produttivi, nella consapevolezza che gli equilibri di bilancio non si raggiungono più attraverso i tagli o gli aumenti dei tributi, ma solo con nuove politiche delle entrate.
Sarà fondamentale, in questo quadro, anche il controllo, la revisione e un'eventuale nuova contrattazione di tutti gli affidamenti a terzi, a privati o ad aziende partecipate dei servizi e delle gestioni di ambito comunale. Non può essere più ammessa una scarsa valorizzazione dei beni pubblici e ove emergessero incongruenze rispetto all’utilità, ai costi, all’efficienza, va stabilita la ridiscussione dei contratti e dei termini contrattuali.
Nello stesso tempo il bilancio non dovrà frenare lo sviluppo economico, di cui l'amministrazione comunale si farà promotrice e artefice per quanto di sua competenza, creando tutte le condizioni atte a sviluppare l'economia secondo il suo progetto politico di città.
Una parte rilevante potranno avere, per quanto riguarda gli investimenti del Comune ma anche quelli delle imprese locali, la nuova programmazione dei fondi europei 2014- 2023. Verrà pertanto aperto, valorizzando risorse umane del personale dell'Ente che di fatto già esistono, uno Sportello Sviluppo destinato a rintracciare e a mettere a disposizione del pubblico le linee di finanziamento dei vari bandi europei. Lo sportello, a cui tutte le imprese interessate si potranno iscrivere, oltre a intercettare e a pubblicare online i vari bandi in un'apposita area del sito internet del Comune, avviserà in tempo reale, tramite una mailing list, le imprese interessate e le aiuterà a decifrare i bandi e a istruire e concretizzare le eventuali adesioni.

Lavoro utile

Mentre creerà le condizioni utili per lo sviluppo il Comune, in prospettiva, compatibilmente con quanto consentito dagli Statuti degli enti (che tuttavia si possono modificare), cercherà di creare, a fronte dell'attuale crisi e disoccupazione, il cosiddetto “lavoro utile”. A questo fine l'amministrazione potrebbe istituire la cosiddetta “cedola comunale di credito”, una misura per attivare un circolo produttivo virtuoso in grado di sviluppare, tra Comune e cittadini, sviluppo di servizi e lavori utili. La cedola comunale è un titolo di credito simile ai buoni per i lavori occasionali, emesso dal comune per lavori e servizi giudicati utili compiuti da cittadini, associazioni, cooperative o imprese; un titolo nominativo espresso in valore pari a moneta corrente, ma non fruttifero, e ovviamente non scambiabile con la valuta ufficiale, ma utilizzabile per pagare qualsiasi tipo di onere connesso a un servizio o bene comunale (parcheggi, tasse sui rifiuti, concessioni, multe, licenze, tributi fiscali dovuti al Comune ecc.). Potrebbe anche essere ceduto a un terzo che lo accetti come pagamento di servizi, lavori prestati o beni acquistati, per pagare a sua volta servizi e spese dovute all’amministrazione. Tra Comune e cittadini s’instaura insomma una sorta di servizio di banca del lavoro e delle produzioni utili a interessi zero, che potrebbe anche essere incoraggiato tra determinate categorie di cittadini.

www.laurariccisindaca.it

Committente responsabile Claudio Fausti

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