politica

Mancata approvazione del protocollo Orvieto/Roma. Interviene CNA: "Certamente interessante ma vorremmo partecipare alla sua definizione".

martedì 12 gennaio 2010
di Andrea Tiberi, Presidente C.N.A. Orvieto

Abbiamo appreso ciò che è successo in Consiglio Comunale a proposito del "Protocollo Roma-Orvieto ", e dunque letto anche i commenti incrociati delle parti politiche che compongono il Consiglio stesso. Francamente, non siamo riusciti a capire perché e come, dopo aver fatto transitare la notizia di un accordo di massima tra le diverse componenti di maggioranza e opposizione in seno al Consiglio comunale, si sia giunti ad una bocciatura del Patto, facendo passare questo atto come una presa di posizione esclusivamente "partitica" e quindi come una supremazia dei numeri sulla ragione. Abbiamo potuto leggere il testo del Protocollo e lo riteniamo una valida opportunità di ripartenza per la nostra economia territoriale.

Ci sembra dunque strumentale aver voluto misurarsi e mostrare i muscoli proprio attorno ad uno dei pochi veri segnali di interessamento alla situazione economica locale, molto sentita e partecipata da gran parte della società civile di questa città che si è espressa mesi fa con il suo voto, creando i presupposti per un "governo" sì anomalo, ma corrispondente alla esigenza di avere comunque una discontinuità con il passato, necessaria alla ridefinizione di alcune scelte strategiche necessarie anche per un rilancio del tessuto economico produttivo locale provato dalla crisi. Come organizzazione rappresentativa delle centinaia di Imprese associate che da decenni vive la realtà economico produttiva di questo territorio, siamo delusi per il metodo con il quale si è affrontato questo delicato frangente della nostra politica cittadina e, nel merito, chiediamo di avere più voce nelle scelte di tipo economico che riguardano il nostro futuro.

Negli anni passati la C.N.A., con un Convegno sullo sviluppo economico nel quale l'Organizzazione si metteva a disposizione della Pubblica Amministrazione per una vera collaborazione nel rispetto dei diversi ruoli e nell'interesse del settore produttivo che rappresentiamo, ha dimostrato di poter essere un valido e competente interlocutore per le scelte di politica economica del nostro territorio. Fummo i primi, insieme ad altre Associazioni di categoria con le quali costituimmo un Tavolo interassociativo orvietano in seno alla Camera di Commercio di Terni, a fare alcune riflessioni sul bilancio che oggi sono patrimonio di a tutti, ed anche in quell'occasione ci offrimmo per un confronto sui problemi che la politica non solo non risolveva, ma anzi aveva prodotto.

Rinnoviamo questa disponibilità al Sindaco di questa città, alla sua giunta consiliare e all'opposizione che detiene la maggioranza dei voti in Consiglio comunale. Non condividiamo i comportamenti né di chi vuole venderci una idea di sviluppo che non conosciamo, che non ci è stato permesso di valutare e partecipare, né tanto meno avallare le scelte di chi dichiara di averle fatte nel nostro nome o, peggio ancora, a difesa delle nostre attività con la paura che venissero scalzate da una imprenditoria "capitolina" sconosciuta ed interessata, pronta a saccheggiare il mercato delle imprese locali.

Sappiamo difenderci da soli, con le nostre competenze e la nostra esperienza, e con le qualità che sappiamo esprimere siamo in grado di giocare la nostra parte in un progetto di città futura che non è stato, ancora, esplicitato nei fatti ma solo in dichiarazioni politiche. Rappresentiamo sindacalmente centinaia di imprese, diamo servizi ai nostri iscritti, creiamo occupazione e promuoviamo ogni occasione utile per la crescita dell'artigianato e della piccola impresa di questo territorio, conosciamo capillarmente le realtà economiche più specifiche e dunque riteniamo che le scelte politiche strategiche che dovranno essere pensate e realizzate debbano necessariamente passare per un vero confronto "istituzionale" con la società civile di questa città e di questo territorio, di cui ci riteniamo parte importante, società civile che dunque non può essere strumentalizzata né da chi governa né da chi fa opposizione.

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