politica

Donne e politica. L'’incontro con Maria Luisa Boccia apre uno spazio di confronto tra donne che pensano 'differentemente'

lunedì 14 gennaio 2008
di Ornella Cioni
Sabato 12 gennaio alla sala del Carmine, nell'incontro organizzato da “Il filo di Eloisa – Associazione culturale Eloisa Manciati” nell'ambito di Venti Ascensionali, Maria Luisa Boccia, docente di filosofia politica, parlamentare ed esponente di punta del pensiero femminista italiano, ha affrontato nella loro complessità i temi dell’identità e della differenza, contestualizzandoli nella storia politica dell’Occidente dal Settecento in poi, con particolare attenzione agli sviluppi che hanno assunto nella recente vicenda politica delle donne nel Novecento. Ha spiegato perché politica identitaria e universalismo siano a suo avviso da contrastare e ha ricordato come una generazione di donne, figlie di donne già emancipate, abbiano messo in questione negli anni settanta un concetto di uguaglianza che le avrebbe fatte essere individui sempre imperfetti, rivendicando una soggettività che non le definisse come complementari all’uomo. Queste donne si sono opposte a identità e universalismo con il pensiero della differenza sessuale, che non ha rappresentato semplicemente una forma di resistenza all’oppressione, ma è andato oltre il discorso della differenza tra i sessi e ha costituito una risorsa per affrontare tutti i problemi del mondo contemporaneo e comporta la necessità di riconsiderare come ci si è posti rispetto a molte altre questioni, per esempio rispetto alla multiculturalità e alla natura. Ai diversi stimoli lanciati dalla relatrice è seguito un ampio dibattito, durante il quale un pubblico appassionato ha sollevato numerosi interrogativi. Su come le donne nell’attuale crisi della rappresentanza possano dare un contributo originale, senza essere fagocitate nelle forme tradizionali e neutre della politica. Sull’adozione di una democrazia di genere, con quote al 50%, e sulla sua eventuale efficacia ai fini di un cambiamento del quadro politico. Sul confronto con le nuove generazioni di donne che si stanno attualmente esprimendo con le mobilitazioni contro la violenza maschile e che ritornano anche a forme di separatismo, ormai abbandonate dalla generazione precedente. Sul tipo di relazione educativa che alcune docenti, femministe degli anni settanta, riescono a sviluppare con le giovani. Il dibattito si è particolarmente animato nel confronto fra esperienze di vita di donne che nel loro impegno politico si sono richiamate a forme di mimesi col maschio o a forme di emancipazionismo e di chi ha cercato e cerca di sostanziare la propria vita privata e politica con la lezione della differenza sessuale. C’è stato poi un richiamo alla parola “dipendenza”, già evocata dalle relatrice, che assume il senso, per chi si richiama alla differenza, dell’intreccio di relazioni significative e politiche tra donne. Relazioni che si assumono la responsabilità di pensare e agire la differenza con un movimento che procede attraverso una costante rilettura critica delle sue premesse, cercando di chiarire il proprio significato e di iniziare a negoziare le interpretazioni conflittuali, un movimento simile al fare e disfare della tela di Penelope. Non è mancata una voce maschile che ha espresso la consapevolezza della necessità non più rimandabile, per gli uomini, di fare i conti con le modalità di relazione con le donne da essi sviluppate storicamente sia nel privato che nella gestione della vita politica. Le donne del Filo di Eloisa hanno anche espresso un commosso richiamo alla cara memoria di Eloisa Manciati e al debito di gratitudine e di riconoscenza che conservano verso di lei per i doni di umanità e di cultura che ha dispensato. Ai diversi e numerosi interrogativi Maria Luisa Boccia, con grande capacità di sintesi, ha dato risposta offrendo stimoli di riflessione nel toccare i diversi punti. “C’è un femminismo della differenza - ha ricordato la relatrice - che ha solo trent’anni, che però è stato molto incisivo e, lasciando una sua sedimentazione, ha già cambiato molto nel mondo, dove ormai ci sono diversi tipi di femminismo. Noi abbiamo una responsabilità rispetto alla nostra storia, alla nostra cultura, al segno che abbiamo lasciato. Abbiamo anche un debito verso coloro che hanno condiviso con noi il nostro cammino e che non ci sono più”. Se ci sono vie nuove da percorrere per le giovani rispetto al femminismo della generazione precedente, è una domanda alla quale solo le giovani stesse potranno rispondere. Per il momento va riconosciuto che il loro ritorno a forme di separatismo è stato in polemica con la vecchia generazione di donne, che ha ormai intrapreso forme di dialogo e di condivisione politica con gli uomini. Hanno inventato dunque un nuovo separatismo e ci sono comunque modificazioni e spostamenti rispetto al femminismo precedente. Oggi c’è per le ragazze il pensarsi libere, libere anche dall’essere uguali, e libere dal corpo. Questo è, secondo la Boccia, anche uno dei portati della nuova cultura tecnologica, nella quale le giovani si muovono con disinvoltura, relazionandosi nella rete dove i corpi spariscono. C’è la grande illusione di liberarsi dei corpi e questo è un elemento di diversità con la nostra generazione. Nasciamo da esseri mortali e siamo mortali e questa è la dipendenza. L’illusione di liberarsi dei corpi può però essere pericolosa, perché ha creato nella cultura la convinzione di poter avere un dominio su noi stessi e sulla natura, provocando grandi catastrofi e infelicità. Questo è un punto fondamentale rispetto al quale, per esempio, la generazione precedente dovrebbe essere in grado di far valere la propria cultura, assumendosi responsabilità e autorevolezza, perché purtroppo nelle culture contemporanee non c’è più verticalità, c’è una crisi di autorità, e invece i/le giovani hanno bisogno di parole autorevoli. Per quanto riguarda la democrazia di genere la relatrice ha sottolineato che l’esperienza di altri paesi ha dimostrato che le quote favoriscono logiche corporative e la formazione di lobby, rispetto alle quali ritiene preferibile la forma classica della rappresentanza, che a suo parere dà più spazio alle donne. “Il vero problema - ha precisato - è che nessuna quota può sostituire la produzione di politica, tuttavia nell’attuale situazione di crisi della rappresentanza anche quella delle quote è una strada che può essere tentata”. Nel riconoscimento dell’esistenza di diversi femminismi M.L.Boccia ha rivendicato la responsabilità per le donne di agire anche lo scontro politico tra femminismi differenti. E’ stata una di quelle serate in cui alla fine pubblico e relatore fanno fatica a lasciarsi . L’attenzione del pubblico e la vivacità del dibattito hanno messo in luce, a mio avviso, che c’è tra le donne della nostra città un grande interesse per questi temi spesso non proposti all’attenzione, rispetto ai quali l’apparente disinteresse è talvolta riconducibile solo alla non frequentazione. I tempi sono forse maturi per un confronto fra donne che hanno storie e percorsi differenti.

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