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Vino amaro

lunedì 23 marzo 2020
di Fausto Cerulli
Vino amaro

Volevo scrivere qualcosa di serio, invece di star sempre a metterla sull’ironia sia pure amara. Ma il comportamento del Governo in questi giorni tragici è veramente ridicolo e non mi consente di essere troppo serio. Conte parla soltanto tramite Facebook e Twitter, sicché se non ci fossero i social è da presumere che Conte non esista e sia stato creato da Bill Gates in un momento di distrazione. Ma tutto sommato, se non esistesse sarebbe indifferente per l’Italia o addirittura meglio. Passa le notti insonni a Palazzo Chigi, da solo o in compagnia del sempre più inesistente Di Maio.

E magari giocassero a dama oppure a nascondino nelle tante sale del Palazzo, ma invece lui e il suo o vice passano le notti insonni a fare i decretini e gli sciemini, e noi li paghiamo. Ora, se il gioco dei decretini si limitasse a far passare il tempo, sarebbe una faccenda solo loro. Il fatto è che quei decretini a valanga creano il caos tra la gente decretina  che li sta ancora ad ascoltare.

E torniamo a qualche esempio: con una decisione tassativa aveva deciso la chiusura degli studi professionali, tipo studi degli avvocati e dei commercialisti poi li ha fatti riaprire (forse pensando che prima o poi potrebbe aver bisogno di un avvocato vero, per non essere messo in galera per esercizio abusivo della professione di governante, e di un commercialista per evitare il fallimento di quello che fa e fa male) poi ieri sera ha deciso che avvocati e commercialisti che possono fare i cazzi loro, mentre io se esco di casa senza la patentina di persona sana, rischio la galera o una multa.

Altro esempio macroscopico: inizialmente aveva deciso che era lo Stato a decidere tutto (come gli operai nei nostri anni ruggenti) poi sta a sentire per quel poco che sa capire le decisioni dei governatori leghisti del Nord e si affanna a copiarli come uno studente che non ha studiato. E almeno li copiasse bene, e allora potrebbe essere promosso anche se non per merito suo.

Aveva cominciato, ai primi sintomi della epidemia, di ordinare ai mezzi di comunicazione di non creare allarme, poi si è allarmato anche lui, ed oggi accade che giornalisti seri che dovrebbero essere i giornalisti tutti cominciano a fare le pulci ed i pidocchi al suo modo di governare attraverso i social, per evitare di mettersi a confronto  con le domande magari insidiose della stampa e si ostina a pensare che il Parlamento non esiste e che tra tanti decreti si potrebbe fare anche qualche legge votata dal Parlamento.

E mentre lui e i suoi fedelissimi come Zingaretti in quarantena continuano a discettare di una opposizione sovranista e dittatoriale si rifiuta di aderire la proposta di convocare con urgenza il Parlamento che si chiama così anche perché in esso si può e si deve parlare, mentre lui se ne sta rinchiuso nelle stanze del suo Palazzo Venezia, pardon, Palazzo Chigi e si guarda bene dal prendere le decisioni irrevocabili del il beneamato, mentre le sue decisioni sono revocabili una notte sì ed una no.

E diffidate di chi si riunisce con se stesso di nottetempo,ché ha qualcosa da nascondere, magari una cazzata. Qualcuno, anche se della stampa allineata comincia a chiedersi se non sia giunto il momento di chiedersi come mai la Cina e la Corea del Sud stanno sconfiggendo il corona virus,lui insiste a dar retta a tutto e a tutti, soprattutto
alla Confindustria che dovendo scegliere tra i dividendi e la salute, se ne strafregano della salute degli operai pensando alla salute delle loro tasche.

Ed ora si trova a fronteggiare anche una minacccia di sciopero generale da parte dei sindacati, che una volta tanto sembrano uscire dal letargo. E se anche questi nostri sindacati, che farebbero rovesciare nella tomba Di Vittorio, si dicono pronti ad uno sciopero generale, vuol dire che anche il fondo della botte è stato raschiato e il vino comincia a puzzare di muffa.

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