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Un decreto tira l'altro

sabato 21 marzo 2020
di Fausto Cerulli
Un decreto tira l'altro

I decreti si susseguono con una rapidità maggiore dei decessi, tanto Conte non è un medico ma un piccolo avvocato a cui credo di aver scritto anche la tesi di laurea. I medici inutilmente chiedono misure precise, anche drastiche, ma lui e la sua banda di incompetenti passano la notte ad escogitare decreti, uno dopo l'altro, uno più confuso dell'altro e per fortuna molti italiani non si lasciano decretare il cervello e rimangono chiusi a casa, hai visto mai che ti incontrano Conte e Di Maio che passeggiano con una certificazione attestante che sono disabili perché in stato confusionale.

Faccio un esempio: avevo sentito dire che le ricette potevano essere inviate dal medico di base attraverso uno scambio di mail. Vado in una farmacia di chissà dove e la farmacista chi sa chi mi risponde che ha sentito parlare di qualcosa del genere ma che non ha ricevuto alcuna disposizione in merito. Lo ha sentito dire. Questo è lo stato dire, con un governo che lascia gli italiani appesi ad un sentito dire, a fonti ben informate e così via bene o male informando. Altro macroscopico esempio di incompetenza, al limite della malafede e mi dispiace dirlo.

All'inizio della diffusione del virus e quando le regioni del Nord avevano capito la gravità della situazione le Regioni stesse fecero  sapere che avrebbero preso iniziative proprie, anche perché la nostra Costituzione prevede che le Regioni abbiano piena competenza in materia di salute. Conte, con la sua camicia sempre fresca di bucato, e con un fazzolettino bianco al taschino. Si incazzò di brutto, e disse guai a quel Presidente di Regione che si azzarda ad agire in proprio, si decide tutto a Roma.

E via decreti, ordinanze, fumo e decreti ancora. Adesso che la situazione precisa, e il governo non sa che pesci pigliare anche perché gli italiani non abboccano all'amo, Conte lascia capire che le Regioni possono e debbono fare quello che appare loro più opportuno. Come dire io non so che cazzo fare, fate come cazzo volete. In questo casino di persiane aperte quasi tutta la stampa e gli altri mezzi di comunicazione si allineano alle non decisioni del non governo e dimostrano nella maggior parte dei casi uno sciocco servilismo. E mi viene il mente, sia pure per averlo letto. che quando il Duce chiese ai professori universitari di aderire alle leggi razziali, quasi tutti lo fecero, e quelli che non lo fecero dovettero lasciare la cattedra.

Ma adesso il servilismo è ancora più servile anche perché nessun giornalista televisivo o della carta stampata rischia di perdere la paga. E mi chiedo come faccia un giornalista coraggioso come Stefano Folli non sia stato messo ad occuparsi di cronaca rosa, dal suo giornale. Ma Stefano Folli è una eccezione, dice quello che pensa e quasi sempre pensa bene. Per il testo grigiore e sotterfugi.

Esempio: qualcuno prova a chiedersi come mai in Cina il morbo sia stato debellato molto prima che i decessi raggiungessero in cifra quelli di casa nostra, e se non sia il caso di prendere qualche esempio dalla Cina; e allora i servitorelli prima dicono che la Cina non fornisce cifre sicure, anche se Organismi Internazionali garantiscono che le cifre sono sicure.

Allora giù a dire che quasi certamente il Coronavirus tornerà ad appestare la Cina: poi accorgendosi che si stanno impiccando a quel quasi certamente, tirano fuori la carta che a loro e a lor signori sembra la carta vincente; si, va bene, sì, ma la Cina è una dittatura e noi siamo una democrazia. Per fortuna uno scienziato ha il coraggio di dire:
la democrazia va bene, ma al cimitero non serve a nulla. E giuro che non è uno scienziato maoista, ma semplicemente uno scienziato che sa vedere quello che c'è da vedere. Aridatece Baffone.

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