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Coronavirus, ovvero la necessità di una rinascita

sabato 21 marzo 2020
di Rosaria Benini
Coronavirus, ovvero la necessità di una rinascita

L’11 Settembre 2001 l’attentato alle Torri Gemelle cambiò completamente le nostre vite e la visione che del mondo avevamo avuto sino ad allora; perché accadde in America, è vero, ma sembrò riguardarci tutti. Io all’epoca ero una bambina - frequentavo le scuole elementari - e ricordo come se fosse ieri i libri cadere dalle braccia dell’insegnante quando con una telefonata la avvertirono dell’accaduto.

Ricordo ancora le urla e la confusione nei filmati che venivano trasmessi quasi a reti unificate su tutti i canali; non devo sforzarmi troppo neanche per ricordare quelle immagini – prima degli aerei schiantarsi e poi dei corpi gettarsi dall’edificio pur di non morire bruciati. Di quel giorno ricordo la mia incapacità di comprendere cosa stesse accadendo; non si trattava di un semplice incidente, lo leggevo sui volti dei miei cari mentre seduti intorno al tavolino seguivano attentamente i tg.

Ricordo altresì i silenzi e una paura che pian piano iniziò a seminarsi un po' ovunque. Ed io mi sentivo sempre più piccola e impotente davanti a quella realtà. Un po' come mi sento ora – nonostante siano passati quasi 20 anni – chiusa tra le mura della mia casa, costretta ad una quarantena necessaria, a causa del famoso e tanto temuto Covid19, il virus che in questi giorni - ma già da due mesi - sta contagiando milioni di persone in tutto il mondo, mettendone a rischio la sopravvivenza di alcune.

Sono solo dodici giorni che sto rinchiusa in casa e credo sia il tempo più lungo che vi abbia trascorso. Ho scoperto angoli di essa nei quali mi sembra di stare in paradiso, altri in cui invece mi sento a disagio. Ho riscoperto la bellezza di alcune abitudini che davo per scontate, come ad esempio, aprire le persiane della camera di prima mattina e fermarmi ad osservare il panorama – io abito in campagna, sono abbastanza fortunata – in tutto il suo silenzio. O preparare la moka, spargendo di polvere di caffè tutto il davanzale, ed aspettare lì affianco che il caffè salga – anche se sembra non salire mai - accompagnato dal suo borbottio lento e da quell’aroma inconfondibile.

Tutto sommato, poi, riesco ad impiegare il mio tempo abbastanza facilmente. Ma con questo tipo di solitudine non avevo mai fatto i conti; a me, ad esempio, fà pensare così intensamente che delle volte mi perdo nei miei stessi pensieri. Soprattutto la sera, quando il sole è calato e dalle finestre entra solo il buio; è allora che la mente inizia a lavorare di più.

Questi giorni, infatti, ho meditato a lungo su quanto la vita possa sfuggirci facilmente dalle mani e su quanto sia difficile mantenere il controllo di ciò che ci accade attorno. Quando parlo di ‘vita che può sfuggirci dalle mani’ non mi riferisco solo alla morte, ma anche all’incapacità o all’impossibilità di essere artefici del nostro o dell’altrui destino.

Questo virus ne è la prova; a parte essere giudiziosi - nei propri comportamenti - e solidali l’uno con l’altro, non saranno certo le nostre azioni ad evitare che un individuo contagiato muoia. Anzi, potrebbero essere insufficienti anche le azioni e le cure di un medico, in situazioni gravi.

Questo perché siamo dei piccoli esseri viventi e spesso impotenti davanti alla maestosità della vita. Ho capito allora, che è importante imparare a ‘lasciare andare’; non solo una persona cara, ma anche le emozioni quelle più buie. Le paure.

Parlo di paure perché l’isolamento che ognuno di noi sta vivendo nelle proprie case, è un grande esercizio di forza; quasi una messa alla prova, che può destabilizzarci. Perché? Perché ci ha costretto a vivere a stretto contatto con quelle paure e in qualche modo ha risvegliato anche quelle apparentemente dormienti.

È facile che molti di noi stiano vivendo moment difficili, o magari alternando momenti di ansia ad altri di piena euforia. Ci sta, ma è importante ora prenderne coscienza. Accettare le nostre emozioni, viverle, comprenderle e poi lasciarle andare, potrebbe essere un buon esercizio da mettere in pratica.

Se non ci si riesce, allora, proviamo a controllare il nostro respiro. Rinfreschiamoci la faccia, proviamo ad immaginare il lento ondeggiare del mare o quella sensazione di freschezza che si ha in una torrida giornata di estate dopo aver fatto una doccia fredda. Abbattiamo idealmente le quattro pareti che ci circondavo.

Ci hanno sempre insegnato a correre per arrivare primi in qualcosa: nel lavoro, in amore, nella famiglia, tra amici, nelle competizioni sportive, agli esami universitari. La società in cui viviamo ha preteso che fossimo i primi sul gradino di un podio sul quale, probabilmente, alcuni di noi non sarebbero neanche voluti salire.

Ma la natura se ne frega delle nostre corse; lei ci chiede solo di mantenere un ritmo, quello nostro interiore. Di mantenere una connessione con noi stessi. Di essere coscienti, consapevoli delle nostre azioni – nel bene e nel male – responsabili e corretti.

Di goderci la nostra vita, insomma, al meglio, di regalarci tempo, perdono, rinascita. Io mi fiderei della natura; ce lo sta dimostrando in questi giorni. Mentre noi restiamo a casa lei si riprende ciò che era suo, ciò che noi per cattive attitudini abbiamo violato e maltrattato.

Come diceva De André, dai diamanti non nasce niente; ma dal letame possono nascere i fiori, e io mi auguro che ci possa essere una rinascita e non un ritorno a quello che fu. Perché altrimenti significherebbe che non abbiamo imparato nulla e che questa vita ci riesce più semplice farcela sfuggire dalle mani.

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