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A Zanzotto poeta

giovedì 19 marzo 2020
di Fausto Cerulli
A Zanzotto poeta

E ti leggo con una strana ossessione,
la sensazione intima e grata, tu
che scrivi quello che provo, così
simile a quello che tu: il paese
dove sei nato, la madre che invecchia,
il paesaggio che vedi dalla finestra e
poi ti ritrai, hai paura del vuoto,
paura di un abisso che minaccia
precipitazione nel vuoto: ricordo
una passeggiata col nonno,medico
di paese, per una strada scoscesa,
un malato aveva bisogno di aiuto
ma stavamo per scivolare sul fango
in un dirupo non visto nella fretta
del dovere di un premuroso medico
di un medico di campagna e
da allora a me è divenuta compagna
la vertigine che anche tu provavi
nelle notti tue insonni come le mie,
amico poeta.

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