opinioni

Salvinata

giovedì 13 febbraio 2020
di Fausto Cerulli
Salvinata

Qualche consiglio da un avvocato comunista alla collega Buongiorno su come difendere Matteo Salvini mentre babbo e mamma dell’altro Matteo vengono rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta ed altri peccatucci penali. 

1. Chiamare in correità Conte e Di Majo in quanto il primo non potevano non sapere quello che era scritto nel decreto sicurezza, avendo ambedue sottoscritto il decreto in questione. E su questo punto faccio mio quanto scritto da Fiorenza Sarzanini, nota editorialista del Corriere della Sera, quotidiano non certo simpatizzante con la Lega. La Sarzanini, oltre ad osservare appunto che Conte e Di Majo, se reato ci fu, ne furono responsabili anche loro, fa osservare che al momento del voto sulla decisione di mandare Salvini sotto processo i banchi del governo erano vuoti, in maniera molto significativa,
e che, addirittura, in sede di Commissione per le autorizzazioni a procedere, i compagni del PD avevano detto no all’autorizzazione, salvo poi cambiare opinione in sede di discussione parlamentare. Notevole esempio di coerenza politica. E sempre la Sarzanini osserva con qualche ironia come, durante la discussione, i cinque stelle sembravano pensare ad altro, quasi per dire ci siamo e non ci siamo. Forse perché al tempo del delitto Gregoretti il loro ministro Bonafede aveva dichiarato, per iscritto e verba manent che il governo nel suo insieme aveva deciso di assumere la posizione che oggi viene ascritta a reato al solo Salvini.

2. Durante il dibattito parlamentare, pur essendo l’autorizzazione a procedere una questione di carattere giuridico, nessuno degli accusatori, e tutto sommato neanche la mia collega Buongiorno, aveva pensato ad esaminare la questione sotto il profilo appunto giuridico. Il che avrebbe comportato una disamina quanto meno affrettata della sussistenza o meno dei presupposti per la concessione dell’autorizzazione: e i signori parlamentari mi potranno rispondere che non sono obbligati ad avere nozioni giuridiche, ed io allora potrei replicare che non si chiede loro di essere giuristi, ma di avere almeno sentito parlare  di giustizia. Altrimenti, invece di ridurre il numero dei senatori, compresi quelli a vita fino alla morte, detto numero potrebbe essere azzerato, per quello che serve. E con questo non voglio dire che non debbano esistere organismi rappresentativi, ma che debbano e possano essere scelti con altri criteri. Che non permettano, per esempio, ad un personaggio come Gerry Scotti o come Gerry si chiama, di ricordarsi solo oggi che nel 1987 fu parlamentare, e che da allora, dopo 33 anni, si è accorto di aver ricevuto un vitalizio di 1.400 euro mensili, pari allo stipendio di un professore. E poi, per dirla tutta, io preferisco i Soviet ai parlamenti, ma questi sono comunismi miei. L’assenza di qualsivoglia disamina giuridica del problema sta a dimostrare  che la faccenda è stata una faccenda squisitamente politica. Malamente innestata su una questione che doveva essere giuridica. Si dirà che non è la prima volta che accade, ma questo ovviamente non giustifica nulla: errare humanum est, perseverare diabolicum.

3. La posizione di Salvini era stata già presa in esame, e questa volta sotto un profilo esclusivamente giuridico, dalla Procura di Catania, la quale, ovviamente in camicia verde, aveva chiesto l’archiviazione del fatto, non ravvisando alcuna ipotesi di reato. Ora la questione, per chi non lo sapesse, verrà sottoposta alla stessa Procura di Catania: padronissima di capovolgere la propria primitiva posizione, ma con qualche inevitabile caduta di stile morale, se non giuridico. Detto questo, posso anche dichiarare che personalmente giudico Salvini un prepotente, comunque non fascista o neofascista, e che non ho nessuna intenzione di cambiare in una camicia verde la mia spiegazzata camicia rossa. Ma con queste mie osservazioni ho voluto soltanto esprimere la mia modesta occasione di avvocato. Avvocato di vecchio stampo. di quelli che ancora credono alla giustizia che è giusta quando è giusta, anche se scomoda. Ho difeso le Brigate Rosse per motivi di giustizia, pur non condividendone se non in parte le idee. Difendo ora Salvini, sempre per motivi di giustizia, pur non condividendone ASSOLUTAMENTE le idee.

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