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FS, ennesima delusione

mercoledì 12 febbraio 2020
di Pasquale Di Paola
FS, ennesima delusione

Mercoledì 12 febbraio 2020. Ore 12.30. Stazione Tiburtina. Giornata fortunata, temperatura quasi primaverile su Roma. Un cielo azzurro e un luminoso sole rendono l'aria allegra e frizzantina. Esco da scuola alle 12.10. Zona Piazza Bologna, un quarto d'ora e sono alla Stazione Tiburtina. Ingresso stazione, leggo dalle segnalazioni luminose che il mio treno, l'Intercity 590, è già sul binario 17 in procinto di partire, come da orario alle 12.40. Ci scappano pure i cinque minuti per un buon caffè.

Alle 12.35 salgo sul treno, solita carrozza, la penultima. Mi siedo rilassato, penso con gioia che all'una e quaranta sarò ad Orvieto. Cinque minuti per salire con lo scooter al centro storico. Un pranzetto, al volo e di fortuna, e alle due e mezza passerò dalla suocera a prendere la mia principessina di 11 anni. Alle 15 ha un saggio di danza al teatro e ho promesso che l'avrei accompagnata e avrei assistito al suo saggio per tutta la sua durata per poi accompagnarla all'uscita a prendere una crêpes da Montanucci.

Accendo l'iPad. Inizio a leggere un po'di notizie. Brutte, inquietanti queste notizie lacunose sul Coronavirus. A Pomezia, scritte antisemite, i soliti imbecilli. Un deltaplano è caduto a Bologna, due vittime. Guardo l'ora: 12.45. Penso a qualche precedenza dei soliti dannati treni Alta Velocità però fino ad Orte questo mio treno quotidiano recupera quasi fino a 10 minuti. Continuo a leggere le news sull'iPad. 12.55...un beep indica che un messaggino mi è arrivato tramite WhatsApp, è la figlia. "Stai arrivando? Mi devi accompagnare al saggio. Me lo hai promesso ieri sera...bacini. Emma. E cinque cuoricini danzanti per contorno...".

Ancora non ho capito come fa la figlia ad inserire questi cuoricini danzanti nei suoi messaggini, ma mi piacciono. Infondono in me un senso di tenerezza e di dolcezza. Passa un controllore, chiedo del perché siamo ancora fermi. Mi dice che 10 minuti e partiremo. Guardo l'orologio sull'iPad: 13.05. Alle 13.12 parte il Regionale dal binario 6 diretto a Terontola che arriva ad Orvieto alle 14.20. Mi andrebbe ancora bene, ma quel controllore mi ha rassicurato che entro 10 minuti saremmo partiti. Mi rimetto a leggere le notizie sull'iPad. Il Regionale al binario 6 arriva puntualissimo. Due minuti, due passeggeri scendono, molti salgono. Due minuti e, sbuffando lentamente, riparte.

Nella mente mi frulla il pensiero che, forse, ho sbagliato a restarmene seduto fidandomi delle indicazioni del controllore e, cedendo al solito senso di stanchezza e di assopimento, riprendo la lettura delle news. Ogni 5 minuti, treni dell'Alta Velocità sfrecciano veloci diretti al Nord e noi sempre fermi, immobili, senza che nessuno ci dica quale sia la ragione. Poi dal gracchiante altoparlante ci viene comunicato che il treno maturerà ritardo per problemi sulla linea. Tutti i treni passano in orario e per noi ci sono problemi sulla linea. I soliti incomprensibili misteri delle FS.

13.30, un nuovo bip mi indica un nuovo messaggino. "Sei arrivato ad Orvieto, papi? Io sono pronta...ti aspetto dalla nonna...". I soliti cinque cuoricini galleggianti accompagnano la scritta. Sono arrabbiato e deluso con me stesso per non aver preso il Regionale. E arrabbiato e deluso con le Ferrovie per questo trattarci in questo modo. Bastava un semplice avviso e avrei preso il Regionale delle 13.12. Assurdo questo trovarsi quasi prigionieri di questo treno, senza sapere perché è fermo su questo maledetto binario 17 e senza sapere se e quando ripartiremo.

14.00, ennesimo bip. Mi sento come quelle persone vinte, incapaci di saper mantenere una promessa fatta alla figlia e penso che non è giusto trattarci così. Pago quasi 2.000 euro all'anno tra abbonamento regionale e Carta Tutto Treno e, anche se noi utenti orvietani siamo utenti di serie B per le Ferrovie, almeno dovrebbero avere un minimo di rispetto per noi pendolari. Anche noi siamo delle persone, non solo i clienti che usano le Frecce. L'orologio sull'iPad segnala che da 11 minuti sono passate le 14. Finalmente solo adesso, dopo un'ora e quaranta, sull'indicatore luminoso del binario compare accanto alla scritta Intercity 590 un'indicazione che indica 90 minuti di ritardo. Veramente i 90 minuti sono già trascorsi e noi siamo ancora fermi, immobili, mentre ogni 5 minuti un treno ci sfreccia di fianco diretto al Nord.

14.13, mi arrendo. Prendo il telefono, chiamo un'amica. Le spiego la mia situazione, accompagnerà lei Emmina al saggio di danza. Già immagino la delusione della figlia che mai avrei voluto vivesse. Spengo il telefono per non leggere il suo messaggino di delusione e amarezza, senza cuoricini. Non usa i cuoricini quando è arrabbiata e delusa da me. Avvilito, stanco, affamato, penso che già da 40 minuti dovevo essere a Orvieto e, invece, alle 14.15 sono ancora qui, fermo, su questo binario 17, senza una ragione precisa. Senza una spiegazione plausibile, mentre l'ennesima Freccia passa veloce.

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