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Ormai la politica è solo imitazione, rimane il valore dell'arte e delle idee

domenica 12 gennaio 2020
di Renato Piscini
Ormai la politica è solo imitazione, rimane il valore dell'arte e delle idee

Dalla piazza (Agorà) si deve liberare un afflato plurale che interpreti le ragioni della città e del Paese, insomma la comunità che si interseca con l'essere Paese (Patria) come il mare, le colline, l'industria, l'agricoltura,... Ricercare la bellezza di uno spazio, non per farsi spazio, al fine di ritrovare il gusto di un cibo, di una politica per la salute, di una politica per la giustizia, del lavoro. Il futuro non può essere nazionalista o sovranista ma conviviale, partecipe e lo stesso capitalismo, se vuole sopravvivere, deve avvicinarsi all'arte e all'attenzione.

All'arte perché la musica,  l'architettura, la poesia sono espressioni dell'uomo così come la politica. All'attenzione perché si deve guardare alla povertà e al dolore per ritrovare la luce del futuro. Il tutto senza errori o, almeno, senza l'arte di sbagliare che, pur essendo una componente dell'intelligenza umana, è anche parte vitale del nostro apprendimento. Allora sapere-non sapere-inventare. Sapere è certezza, azione, decisione. Non sapere è incertezza, non azione, non decisione.  Inventare è sbagliare o arte di sbagliare.

Poi c'è la credenza, giudizi prestabiliti verso cui tutti vanno e prestano fede. Poi c'è l'evidenza, quando si afferma la verità perché il sole è sole e la luna è luna. Insomma imitazioni e in tutto questo la società balla ovvero noi tutti e si evidenzia il fatto di fede ovvero la volontà di credere a qualcuno sbagliato o giusto che sia. Da qui il fascino della certezza o come potenzialmente sbagliamo attraverso i sensi, la mente o le sovrastrutture della società.

Da qui si arriva anche alla diverse forme di errore, ovvero se siamo in solitudine o insieme ad un folto gruppo a sbagliare e la cosa si ingrossa e ha conseguenze. Ancora c'è il rifiuto, e l'accettazione. Qui si risveglia la mente, la storicità, la famiglia e le amicizie...si riflette. Poi la trasformazione, che è una derivazione dell'accettazione o rifiuto, allora si conosce e si comincia a crescere e in questa fase si affaccia anche il perché dell'errore ovvero perché si perde la concentrazione o per troppa sicurezza o per consuetudine così che a comandare saranno i dirigenti o si sarà terribilmente ingannati.

Poi ancora gli invisibili che con la loro rete, nei gangli del potere, logorano la leggittimità, la società e la sua identità per procastinare la crescita delle coscenze e il futuro. Il tramonto delle ideologie e la crisi della democrazia tende a rendere come modello tutto questo attraverso la imitazione creando risentimento e conflitti...allora benvenuta Era delle Idee (Arte).
Infine, per essere nel giusto,... domandatevi chi ha idee e non imitazioni!

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