opinioni

Montecchio

mercoledì 9 ottobre 2019
di Fausto Cerulli
Montecchio

E come in tutte queste albe assonnate
sembra mi vengano incontro le colline
sfumate contro il cielo della stella
solitaria (vesper adest juvenes)
e non temo il loro aggredirmi
ché mi riporta  alle strade di sassi
quando andavo da lei che era in attesa
pacata e parlava con le donne
dei portoni, le donne uscite dalla
modesta chiesa, e vestite di nero
simulavano lutti recenti e lutti
antichi. Sulle panchine della piazza
qualche destino attendeva di essere
raggiunto dalla fine, tra un fumare
sigari toscani e lo sfogliarsi distratto
di giornali con notizie di un mondo
estraneo ormai vissuto da altri,
ma lei non poteva e non voleva
sapere altro che il bacio trafugato
nella complice ombra di un portone
di casa antica: e salivamo le scale
malandate: al tempo che lei a me
era giovane, treccia che le carezzava
la schiena tatuata di efelidi.

Commenta su Facebook