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Balcone

martedì 8 ottobre 2019
di Fausto Cerulli
Balcone

Nella dimensione a me cara del dormiveglia,
quando la leggiadra sospensione salvo ripresa
successiva forse del respiro mi dice il mio essere
comunque vivo, inizio a ragionare con me,
nel monologo assai intimo, dei massimi sistemi
e di quelle lenzuola di variegato colore appese
come ciondoli di una catena di stelle al balcone
di una qualche lei, di cui ora il pensiero
con accenti morbosi mi rammenta amplessi
festivi nella festa notturna e il dialogare
del dopo l’amore su come fu dunque per un poco
l’amore, ma poi torno alla distensione dei muscoli
tutti di questa mia anima, e i pensieri non hanno
bisogno di me per trascorrermi le vene di me
che torno fanciullo, ed ora quella lei torna
sul balcone ad ascoltare le ore e con qualche
malizia si denuda sotto una sua sensazione
di arcobaleno quasi diafano.

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