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Vita, morte e miracoli di frate Paolo da Porano

domenica 31 marzo 2019
di Fausto Cerulli
Vita, morte e miracoli di frate Paolo da Porano

Mentre giustamente si celebra l’inizio del processo di canonizzazione del granatiere di Dio, Padre Chiti, cappuccino, io vorrei a mio modo di miscredente dire quel poco che si può dire di altro cappuccino (a forza di cappuccini sembra di stare al bar, la mi perdoni sior don Zeffiro) dicevo di altro frate cappuccino che ebbe la  ventura di nascere a Porano. Da manoscritti rintracciati presso la Biblioteca Comunale di Orvieto ( Perg.2, Cass.4, fasc.23) sappiamo che circa la vita, le opere e di i miracoli di frate Paolo, fu scritto un intero libro “di grazie e di miracoli”che fu andato perduto.

Essendo purtroppo andato disperso questo libro, per narrare qualcosa di questo frate mi è d’uopo ricorrere a scarsa ma incisiva documentazione esistente nel Fondo Cartari, di cui una copia mi è stata fornita dal parroco di Porano, don Zeffiro Tordi, che io considero amico e spero che lui non se ne dolga troppo. Sappiamo dunque che quando frate paolo nacque a Porano nel 1555, da poveri ma ovviamente onesti genitori. A quel tempo Porano, sempre secondo la suddetta documentazione, un borgo di pochi abitanti, in cui nulla vi ha di notevole e che, cito sempre la documentazione, deve la sua celebrità al fatto che in esil noviziato so borgo ebbe i natali esso frate Paolo (modestia a parte, pensavo che la celebrità di Porano derivasse anche dallo risiedere in esso borgo anche tale Fausto Cerulli di Cantalice).

Torniamo al frate. Sin da fanciullo si dimostrò buono, modesto, caritatevole e facile a perdonare le offese (dal che si deduce che sin da fanciullo veniva offeso dai poranesi, e ti pareva...) e gli piaceva  con Dio piuttosto che con gli uomini (e ti credo...) Comunque frate Paolo si sentì vocato ed approfittò della presenza in sacra visita ad Orvieto di Bernardino da Bagnaia, Padre Provinciale, il quale, assunte le debite informazioni, visto che dei poranesi a quel tempo c’era poco da fidarsi, lo ammise nell’Ordine dei Cappuccini, e  lo inviò a fare il noviziato a Tivoli. Terminato che ebbe il noviziato “professò”. Passò, dunque, a fare il lanino ad Orvieto dove, sempre stando alla documentazione, si lavavano i panni sporchi di tutta la Provincia. Ben presto, per la sua modestia, venne chiamato il Santarello. La sua modestia non gli impedì comunque di divenire quasi subito capolanino, cioè capo dei lanini, cioè non so bene cosa fossero. Forse artigiani della lana, ma vado a caso.

E mi piace notare che nelle cronache si dice che Paolo era sì allegro, ma di allegrezza grave, Comunque frate Paolo era anche un tipo strano, visto che dalla porta della Chiesa correva con gran velocità verso l’altare maggiore, gridando a gran voce. aspettami, di grazia aspettami. Il che non è del tutto normale, i miei lettori ne vorranno convenire. Comunque venendo al sodo del mio postulare la causa di frate Paolo, detto frate ebbe a compere almeno due miracoli, uno da vivo ed uno da morto. Da vivo  fece risuscitare con un calcio (sic) un cavallo dato per morto da un carbonaio affranto. Da morto si prese cura di risuscitare il figlio di Orsono e Maria dei Febei, nobile famiglia orvietana, della serie che se sei ricco trovi anche un santo frate che ti fa risuscitare il figlio.

La documentazione fornitami da Don Zeffiro si dilunga poi sulle straordinarie vicende della salma di frate Paolo. Ma di questo macabro argomento  preferisco se ne occupino le pregiate ditte Fochetto e Medici.  A me compete solo di osservare, in chiusura del mio scrivere forse non vano, che se fanno beato o santo Padre Chiti si dovrebbe innalzare alla gloria dell’altare anche frate Paolo da Porano che "batte Padre Chiti due a zero". 

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