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All'erta, rieduchiamoci alla cittadinanza attiva

lunedì 25 aprile 2016
di Pier Giorgio Oliveti, Presidente Anpi Orvieto
All'erta, rieduchiamoci alla cittadinanza attiva

Oggi più che mai dalla fine della guerra di Liberazione è necessario conoscere e impegnarsi per preservare le basi democratiche della nazione che abbiamo costruito a prezzo di indicibili sofferenze collettive. Nonostante i nuvoloni neri che pur si addensano all'orizzonte di una società che rischia di avvitarsi in una fase storica, economica e politica particolare, qualcuno quando si avvicina il 25 Aprile - Festa che ricordo fu istituita nel 1949 con la Legge 260 per celebrare convenzionalmente il giorno in cui i partigiani liberarono Milano e Torino – per superficialità o per dolo prova a dividere più che a unire, della serie: facciamoci del male.

I segnali di una sotto valutazione collettiva dei valori basali della nostra Repubblica e della nostra Costituzione nate dalla Resistenza, sono ormai quotidiani. Fascismi striscianti in varia forma cercano la ribalta mediatica con azioni che virano sul vandalismo, magari insozzando un muro a ridosso del Cippo dei Martiri di Camorena...Addirittura c'è qualche sindaco, per fortuna davvero pochi, che nega la parola all'Anpi il giorno del 25 Aprile per "richiamare i valori ma senza scontri ideologici". Sarebbe come non far entrare in Chiesa nel giorno della Santa Cresima, il vescovo e i parroci... Ovvero, siamo alle solite, il ribaltamento della realtà con sicumera e arroganza istituzionale essendo il Sindaco il “primo cittadino” di tutti : si urla al rischio ideologico per pura ideologia (in questo caso,peraltro, falsa e tendenziosa).

Va bene che “nomen omen”, – dicevano i Latini venticinque secoli fa – ma il Sindaco di Corsico, Filippo Errante, sbaglia e di grosso a negare all'Anpi la parola nel giorno del 25 Aprile. Errante dunque di nome e di fatto: “errare” significa etimologicamente “sviarsi dalla via e dal retto sentiero”. E bene fa il nostro Presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia a dire che non far parlare l’Anpi è “una cosa improponibile e impressionante: il 25 aprile è la festa della Resistenza e l’Anpi è il successore riconosciuto “di quelli che combatterono”. Anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nei giorni scorsi in occasione del 70° del Suffragio universale, ha ribadito con forza come ci sia “un legame robusto tra Costituzione e Resistenza”. Ma di quale ideologia si sta parlando?

Di quel movimento di popolo che ingrossò le fila a partire dall'8 Settembre del '43? Sì, certo, essere partigiani significò scegliere una “parte”, quella positiva che si attivò con sacrificio e rischio personale per dare un futuro al paese, a tutto il paese; non quella che combatté a fianco dell'esercito di Hitler, che uccide, massacra per motivi politici, separa per “razza” o per censo...contraddicendo peraltro l'intero Risorgimento italiano 1° Guerra mondiale inclusa, che costò ai nostri nonni o bis/trisnonni un milione e duecentocinquantamila morti..: ci siamo forse dimenticati il “regalo” de facto nel 1943 al Terzo Reich di Trentino-Alto Adige, Belluno, Friuli-Venezia-Giulia(escluso Pordenone), Istria, Dalmazia e Quarnaro? E l'Anpi oggi è “di parte”, sì, ma non si sostituisce di certo ad alcun partito: 120 mila soci di cui 12 mila sono ex Partigiani combattenti, che fanno “politica” in difesa della Costituzione.

La nuova Anpi guarda al futuro essendo sicuramente un soggetto “politico”, ma non una semplice “scatola dei ricordi”. E' necessario più che nel recente passato mantenere oggi attorno all'Anpi una sostanziale unità di popolo, delle istituzioni, delle forze armate e di sicurezza. Essere “resistenti” significa tenere gli occhi bene aperti e affrontare con coraggio i grandi temi sul tavolo: nella nostra agenda oggi c'è tra l'altro l'attivarsi per superare le disuguaglianze e le discriminazioni sociali, ovvero essere cittadino italiano deve significare una cosa sola per tutti; superare le divisioni di genere, combattere le nuove ingiustizie e le nuove “schiavitù” nel mondo del lavoro, parlare con nuovi linguaggi e strumenti ai cittadini di domani, comunicando in profondità i valori della Resistenza, ma anche e soprattutto ricollegare la memoria con il presente e con il futuro, impegno che richiede coraggio e azione.

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