opinioni

Orvieto Felice e le idee nuove (nuove?) per la cultura.

lunedì 20 ottobre 2014
di Gianni Marchesini
Orvieto Felice e le idee nuove (nuove?) per la cultura.

Avremmo voluto evitare, ma Dante Freddi su Orvietosi, dopo Gian Luca Foresi, riguardo a questa faccenda delle “idee sulla cultura”, ci alza la seconda palla e allora ci vediamo costretti a schiacciare.
Anche se Pier Luigi Leoni quando titola nel suo (da me auspicato) intervento: “Idee nuove (?) per la cultura”, con quel punto interrogativo frapposto già fa capire che le idee di Gian Luca Foresi non è che siano così nuove, cogliamo al volo questa opportunità per dire finalmente come stanno le cose.
Circa due anni prima che finisse la legislatura Concina lanciammo un’idea su “ZORRO”, un giornaletto che un piccolo contributo alla cultura cittadino-popolare lo ha dato e speriamo potrà continuare a darlo.
L’idea era partita dall’architetto Flavio Leoni che una sera ci fece notare che la rupe d’Orvieto era un grande schermo. Perché, pensammo, allora non proiettarci le date e i titoli degli eventi e non solo di quelli che si svolgono a Orvieto? Sarebbe stato un buon affare per il Comune ché, venendo da Firenze, la rupe si comincia a scorgere fin da otto chilometri prima del casello.
Facemmo il conto di non so quante persone passassero sull’autostrada di notte.
L’investimento era minimo e la legge, come spiegava nell’articolo scritto su ZORRO il colonnello Vinciotti, lo rendeva possibile.
L’idea non era mica tanto una chiacchiera fatta al bar.
E così fu suggerita a chi di dovere. D’altronde la Rupe è del Comune. Bisogna dire che fu presa con entusiasmo ma non se ne fece niente.
Rilanciammo.
Nonostante avessimo creduto tutta la vita nell’impresa individuale e covato una forte ostilità per tutto ciò che assomigliasse al pubblico, in un periodo appannato della nostra vita, facemmo il comunque temuto errore di “Presentare un Progetto all’Amministrazione pubblica”.
E il progetto, molto articolato, consisteva nel delineare un modello di Orvieto, nello strutturare un Organo di coordinamento e di buttarci dentro delle idee che spalmassero i loro benefici nell’economia della città.
Questa operazione, la sua gestione insomma, poteva essere affidata alla Tema. Ecco perché Pier Luigi Leoni parla di Tema Team.
Tutto ciò era stato concepito perché non gravasse di una lira sulle casse del Comune, ma anzi, gli avrebbe portato dei soldi poiché immaginato come un’impresa, autonomo e interlocutore del pubblico come del privato.
Ritenevamo allora e riteniamo tutt’oggi che affidare ad un’agenzia il Palazzo dei Congressi sia davvero una pessima idea perché congresso, convegno, conferenza, seminario, simposio, meeting, tavola rotonda, workshop, educational, special event, kuick, incentive…sono divenuti ormai i segmenti del fu congresso classico e contengono le caratteristiche per essere distribuiti nella città con un giochetto divertente che si mischi alla cenetta, alla visita culturale, allo spettacolo teatrale, alla passeggiata, alla visita alla cantina, all’evento ad hoc costruito e si possa distribuire non solo nel Palazzo dei Congressi, ma in tutti i cosiddetti contenitori che, ci piaceva dire, avremmo fatto diventare contenuti.
D'altronde è’ la città che deve ospitare e muovere i congressi, non certo il Palazzo.
Quindi suggerimmo un Organo che per conto del Comune gestisse tutte le strutture (Pozzo, Palazzi dei Congressi e dei Sette, Albornoz, chiesa di San Francesco, Teatro, Carmine) integrandone le funzioni e che soprintendesse, filtrasse, coordinasse, inventasse eventi culturali e opportunità turistiche, congressuali, riversandole nel sistema città, sistema che fosse via via definito e compreso in un marchio rappresentativo di un modello coerente e visibile.
In questo nostro progetto non facevamo certo chiacchiere e poiché siamo abbastanza creativi e avvezzi ai metodi d’impresa, elencavamo modi e idee dettagliate una delle quali (matrimoni spettacolari) viene enunciata nell’articolo di Pier Luigi Leoni, allora consigliere che ci fu di grande aiuto nella strutturazione del progetto dentro un quadro giuridicamente e contabilmente possibile.
Le ragioni per cui tutto ciò non andò in porto le affidiamo (forse) al carattere emergenziale di quell’amministrazione Concina e alla situazione abnorme che patisce tutta l’Italia pubblica dove il politico è soggetto ai voleri della burocrazia e alla paura ingeneratasi della magistratura.
A quel marchio, (il “brand” come si dice oggi), della cui attuale necessità parla Gian Luca Foresi, noi abbiamo già provveduto. Si chiama Orvieto Felice e con questo brand di Orvieto Felice ora che ci siamo liberati da impegni familiari, intendiamo portare a compimento in questa città le idee, i progetti che suggerimmo, guardandoci bene, questa volta, di affidarli alle faticose impotenze dell’apparato “Pubblico”.

 

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