opinioni

25 Aprile. La nostra Re-esistenza, 69 anni fa come oggi

venerdì 25 aprile 2014
di Pier Giorgio Oliveti (Anpi Orvieto)
25 Aprile. La nostra Re-esistenza, 69 anni fa come oggi

I Partigiani e il CLN scelsero opportunamente la parola Resistenza - lat. tardo  resistentĭa(m) - , da RE-SISTERE, verbo latino che esprime lo sforzo per opporsi a qualcosa, la capacità di tollerare, reggere con robustezza e solidità. In fisica, poi, ad una forza agente(ad esempio il nazi-fascismo), ci si oppone per mezzo di un’altra forza detta potenza, che deve essere capace di non cedere, anzi di vincere la spinta avversa. Non cedere all’urto e alla spinta d’altri, star saldo: era questo l’intento originario del movimento di lotta politico-militare contro l’occupazione tedesca e le forze filonaziste, sorto durante la Seconda guerra mondiale nei vari paesi europei, Italia compresa. Il nemico era l’oscurantismo culturale e religioso, la violenza morale e fisica susseguente alla cessazione di ogni libertà civile, l’ipocrisia di Stato, una nazione fondata sulla roboante propaganda faziosa e interessata a favore di pochi, e a danno di molti, il culto della guerra come mezzo di rapporto tra i popoli, in termini di razzismo e barbarie, la discriminazione ex lege per razza o credo, come nella tragedia nazionale perpetuata contro gli italiani ebrei. Al giorno d’oggi i problemi apparentemente sembrano altri, la turbo informazione disinforma e costringe le menti a scivoli inclinati collettivi e coatti, che ci portano alla “economocrazia” consumista, più che alla democrazia compiuta. “Poco importa – dirà qualcuno – abbiamo altri problemi”.

No, purtroppo la Storia, come il Fisco, non ammette amnesie ed errori di percezione. Oggi più che nel recente passato abbiamo l’obbligo di “essere ben saldi” nei nostri principi democratici e nei nostri valori fondativi, che devono ispirarci , il che non vuol dire – lo dico ai giovani - costringerci all’angolo in modo retorico e burocratico. La democrazia conquistata dalla Resistenza è tale se siamo in grado, tutti noi, qui ed ora , di agirla e farla prosperare. Altrimenti le minacce della “forza agente” avversa avanzano e minano il sistema stesso. Il quotidiano cahiers de doleance è ormai quasi insopportabile e dà la nausea, esplosione demografica, land grabbing(=ovvero l’accaparramento in “affitto per 99 anni” di intere regioni con prodotti e uomini dentro, in Africa piuttosto che in America Latina o Europa orientale) e neoicolonialismo con relativa schiavitù, deindustrializzazione e negazione del lavoro, illegalità, dis-governo e corruzione, populismo digitale in salsa plebiscitaria come “mezzo di risoluzione dei problemi” in attesa dei forconi, indebitamento e deficit pubblici, inquinamento e cambiamenti climatici, ecc...

Pensiamo solo ad uno degli scenari oggi sotto i riflettori: l’Ucraina. Nello spazio di poche settimane un postdittatore postsovietico sembra voler riportare indietro di 50,100,200 anni le lancette della Storia, i rapporti tra gli Stati, il comune sentire di appartenenza planetaria. Oggi è ricomparso d’improvviso un “nemico”, riarmiamoci, compriamo i cacciabombardieri, “la sicurezza si paga”, lorsignori...: parola di Obama. C’è un problema di confini? Si ricorre alla guerra, elementare, no? Immaginiamo le migliaia di telefonate “stile terremoto dell’Aquila/ palazzinari immanicati de Roma” – tra produttori e mercanti d’armi del mondo che si rallegrano e si fregano le mani...anche verso costoro tocca resistere. Il problema qui, è che tocca davvero resistere, perché il dubbio che ci fa venire Putin è che non si tratti affatto di un ritorno al passato ma se non saremo attenti e “ben saldi”, di un ritorno al futuro. Solo con la serietà applicata di ogni processo democratico e la vigilanza continua e più efficace su come funziona lo Stato, potremo opporci ad una simile deriva. L’oligarchia economica è dietro l’angolo, e sembra ormai un fenomeno di tendenza nelle democrazie occidentali. Questo ci obbliga oggi a ripensare noi stessi, Orvieto, l’Italia, l’Europa.

Riterritorializzare il nostro impegno civile, politico ed eco-nòmico aperti al mondo: la chiamano “resilienza” che è molto vicina a “resistenza”... Chiunque vinca le elezioni amministrative nella nostra città, ormai prossime, non potrà più permettersi il vezzo di dirigismo piramidale dal palazzo di Via Garibaldi, ma dovrà “partecipare” scelte e decisioni con i cittadini. Solo riappropriandoci dei diritti/doveri di democrazia partecipativa e di coesione sociale, sarà possibile “resistere” e restituire un mondo migliore ai nostri figli e nipoti, proprio com’era l’intendimento dei tanti Partigiani, Militari, Religiosi, Cittadini, che seppero opporsi al nero buio nella speranza di un “nuovo” migliore. Noi non dobbiamo di necessità “crescere” come ci raccontano, per ridiventare il “Grande Paese che siamo”, ma dobbiamo più semplicemente riprenderci il ruolo che ci compete nella comunità internazionale per dare un contributo importante alla risoluzione dei problemi: noi italiani per storia e per cultura abbiamo una predisposizione naturale al dialogo e alla “comprensione” , in particolare verso Oriente, il Medio Oriente, l’Africa e il Maghreb, esercitiamola. Anche l’Europa – piena d’acciacchi gravi e perfettibile in tutti i sensi – rimane la nostra Casa Comune, a meno che non si voglia tornare all’epoca di Metternich o peggio. Ma pure l’Europa non è e non sarà matrigna se sapremo ricoprire il nostro ruolo e condividere idee e programmi. Ce la possiamo ancora fare, ma occorre un grande sforzo collettivo. Buon 25 Aprile a tutti.

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