opinioni

Il Bilancio come guida ad un nuovo modello comunale

sabato 9 novembre 2013
di Massimo Maggi

Nel nostro percorso abbiamo affrontato vari temi. Inizialmente siamo partiti dagli squilibri o dalle nefandezze di bilancio, mettendo in luce le grandi responsabilità che hanno avuto le amministrazioni attuali e passate. Andando avanti lungo questa strada ci siamo occupati del tema del debito di cui siamo vittime incolpevoli ed inconsapevoli che sta impoverendo e svuotando la città delle sue risorse e capitali reali. La globalizzazione in questo ci entra poco ma è stata la leva ipocrita, usata dagli amministratori, che ha provocato l'attuale gestione del debito pubblico, tutta orientata soltanto a soddisfare le richieste dei creditori. Giunti a questo punto dobbiamo ribaltare il paradigma con consapevolezza e assunzione di responsabilità per evitare, così, tutta una serie di catastrofi che sono di fronte a noi. Dobbiamo farlo con un Patto Cittadino che pur vedendoci coinvolti ciascuno su tematiche e bisogni diversi ci accomuni in un unico progetto finalizzato a costruire una città più giusta, più sostenibile e più equa. Trovare una sintesi tra un commercio equo, una finanza etica ed un reddito di cittadinanza. Inseguire di volta in volta la singola emergenza o il singolo caso di mala gestione non porta a nulla se non ad un dispendio enorme di energie mentre è necessario analizzare il sistema nel suo insieme, capire che purtroppo all'interno dei suoi meccanismi non troviamo più la soluzione ai gravissimi problemi sociali e ambientali che abbiamo di fronte a noi e, quindi, occorre fare uno sforzo di visione di un'altra società.

Il Bilancio Comunale è il primo strumento il cui paradigma deve essere necessariamente ribaltato: Non è il Bilancio a decidere le sorti della nostra comunità ma l'esatto opposto. La comunità deve esercitare tutto il suo potenziale inutilizzato e condiviso per poi verificare, tramite un Bilancio, che siano state rispettate le condizioni di equità e sostenibilità sociale ed ambientale. E' necessario iniziare a sfatare alcuni luoghi comuni come ad esempio che noi siamo indebitati perché siamo un popolo che ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Se non viene sfatato, questo luogo comune, ne fa scaturire un altro ben più pesante e cioè che non abbiamo nessun altro obbligo se non quello di pagare e che i sacrifici che ci sono imposti sono la giusta punizione per i reati commessi.

In questa aberrante, falsa, situazione ognuno di noi è portato ad arrendersi di fronte alle politiche di austerità che ci vengono imposte dai Bilanci e dalle amministrazioni cittadine prima che nazionali ed europee. La verità è un'altra e cioè che, nel corso del tempo, abbiamo dovuto pagare una montagna di interessi così alti che, questi sì, non siamo riusciti a pagare nonostante che in vent'anni abbiamo tagliato ogni possibilità di sviluppo spacciandola per razionalizzazione della spesa. Continuare nella politica dell'austerity e del patto di stabilità non potrà che peggiorare la situazione che di anno in anno diventa sempre più oscura nonostante la svendita sconsiderata di importanti assetti e patrimoni.

Per ogni debitore c'è sempre un ceditore. Cominciamo a fare luce e chiarezza su questi soggetti. E' necessario un Patto che congeli il debito per poi ristrutturarlo non solo a livello ragionieristico ma con un vero e proprio Audit per verificare quali sono state le ragioni dell'indebitamento. Scoprirne non solo le cause come i privilegi fiscali o la corruzione ma soprattutto le responsabilità da parte di investitori e amministrazioni compiacenti. Scopriremo con questo che un debitore non sempre è obbligato a pagare il suo debito, soprattutto se innescato da anatocismo, e procedere, anche per legge, alla sua sospensione verificando queste situazioni mettendo in evidenza quali sono le quote di debito che si sono create per delle iniziative che non hanno niente a che vedere con il bene collettivo.

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