opinioni

Alfabeto per Orvieto: I come Immigrazione

mercoledì 18 luglio 2012
di Chiara Cristofori

Vorrei poter parlare della nostra città da un punto di vista diverso... quello delle persone che ci abitano. Orvieto è una piccola comunità di circa 21.000 persone, in fondo ci conosciamo tutti, passeggiando per le vie riconosciamo le persone che incontriamo. Sappiamo chi lavora in quel particolare negozio o la scuola che frequenta quel ragazzo. Tutti abbiamo parenti ed amici che abitano in zona ma c'è anche chi i familiari li ha un po' più lontani. Ci sono infatti tanti volti nuovi ad Orvieto, nei bar, nei negozi, a casa con i nostri anziani o semplicemente a passeggio.

Apparentemente facciamo parte tutti della stessa comunità, ognuno con una propria vita, ma talvolta sembra che non tutti vengano riconosciuti equamente. La comunità di Orvieto è interessata infatti da una forte presenza di stranieri, in particolare donne. Secondo quanto riportano i dati Istat 20091, gli stranieri rappresentano il 7,9 % della popolazione totale. Solo ad Orvieto i residenti sono 1.828, di cui 1.046 sono donne e provengono maggiormente da Moldavia, Romania ed Ucraina. Ciò mette in evidenza come una percentuale molto alta sia legata a determinati tipi di lavoro, come ad esempio l'assistente familiare. Non mi è mai piaciuto parlare utilizzando le statistiche, ma in questo caso credo fosse importante evidenziare quanto effettivamente facciano parte della comunità. Proprio per questa ragione volevo ascoltare le loro parole, per non parlare solo di numeri. In fondo è anche la loro città, ma al momento non sembra averli accolti totalmente.

Forse è per questo motivo che due anni fa è nata la prima associazione di stranieri ad Orvieto, uno spazio per dialogare e passare del tempo insieme, per sentirsi di nuovo parte di una comunità, anche se ristretta rispetto a quella dove effettivamente lavorano e vivono. Mi hanno raccontato che l'associazione rappresenta per loro anche un modo per svagarsi, ed organizzano pranzi e gite per conoscere un po' meglio Orvieto e la zona in cui vivono. Molti vivono ad Orvieto da tanti anni, sono cresciuti qui, hanno la propria famiglia e figli. Ambientarsi ad Orvieto non è stato facile, oggi però a distanza di anni vorrebbero iniziare a sentirsi inclusi ed essere cittadini attivi. Hanno provato più volte ad interfacciarsi con i pochi servizi che effettivamente ci sono, ma con scarso successo.

In molte città dell' Italia esistono servizi e strutture o associazioni che riescono a lavorare insieme cercando di offrire supporto ed assistenza anche ai nuovo abitanti, al fine di migliorare sia i diritti che i doveri della comunità totale. Solo per fare un esempio, in Italia, salvo casi particolari, lo straniero che vuole richiedere il rilascio del permesso di soggiorno CE deve iscriversi al test di conoscenza della lingua italiana che consente di ottenere il requisito fondamentale per il rilascio dello stesso. Anche Orvieto ha iniziato a muoversi in questo senso, infatti negli ultimi anni sono stati attivati corsi di italiano per stranieri. Al di là del permesso di soggiorno, la conoscenza della lingua del paese in cui si vive è effettivamente il primo elemento per comunicare ed imparare a conoscersi. Gli stranieri dell'associazione ad esempio hanno imparato l'italiano da soli, sforzandosi ogni giorno di imparare la nuova lingua, ma non è sempre stato così facile. Dai loro racconti spesso all'interno della famiglia è il marito a lavorare, così che le donne si ritrovano a passare molto del loro tempo in casa, ed imparare la lingua risulta ancora più complesso.

Forse Orvieto, un po' come tutta l'Italia, diversamente da altri paesi europei, non era preparata all'arrivo di persone da altri stati, ma se questa poteva essere un'attenuante nei primi anni, non può più esserlo oggi. Mi è capitato di parlare con donne provenienti dall'Est Europa, venute in Italia con la speranza di trovare un lavoro che gli permettesse di sostenere la famiglia rimasta nel paese d'origine. Molto spesso la storia le accomuna poiché lasciano i propri paesi e le proprie famiglie per svolgere mansioni che tradizionalmente erano delegate alle figure femminili della famiglia, in particolare la cura e l'assistenza agli anziani. Al di là del lavoro che svolgono, assume un significato importante anche l'esperienza che provano, la vita si trasforma a volte in una condizione di solitudine, simile a quella sentita dagli anziani. La società moderna infatti assiste a cambiamenti strutturali anche all'interno di piccole comunità come Orvieto. Le città sono sempre più multiculturali e nonostante ciò la distanza fisica tra le persone aumenta ed i rapporti si caratterizzano così per la diffidenza e per il distacco.

Ho imparato a conoscere delle donne forti, che hanno lasciato la propria casa per poter crescere i figli lasciati in Moldavia. Ho incontrato anche ragazzi e ragazze della mia età o che vanno a scuola e contemporaneamente lavorano. Un numero elevato di iscritti all'associazione è composto da assistenti familiari, confermando come questa realtà sia sorretta in particolar modo da donne straniere. È pertanto essenziale tutelare i rapporti ed investire nelle relazioni a partire dall'ambito lavorativo, una migliore comunicazione sicuramente arricchirebbe la qualità della vita di tutta la comunità. Qualche membro dell'associazione mi ha anche confermato che spesso si creano dei rapporti di clientelismo fra gli stranieri stessi, chi è arrivato qui ad Orvieto per primo cerca di piazzare sul mercato nuove persone, in qualche caso anche sfruttandole e cercando di guadagnarci qualcosa.

Un altro elemento sottolineato dai membri dell'associazione riguarda l'alta percentuale di stranieri che lavorano a nero, che peggiora sicuramente la situazione. Hanno inoltre aggiunto che non esistono reti etniche profonde fra le varie nazionalità, ogni gruppo è abbastanza indipendente e non sono riusciti a realizzare uno spazio comune. Questo avviene perché non c'è una vera organizzazione ad Orvieto che permetta di semplificare l'accesso al lavoro, ai servizi ed alle varie attività.

La non conoscenza crea disagio da entrambe le parti, ma la diffidenza diminuisce con l'impegno delle persone, il fattore umano è l'elemento che fa la differenza. Ad Orvieto esiste una società, ma non ancora una comunità. Offrire servizi rivolti agli stranieri non significa distogliere l'attenzione da altre problematiche che possono interessare la nostra città, al contrario significa investire attivamente su tutti i cittadini al fine di migliorare diritti e doveri di ognuno di noi, attraverso progetti che possano interessare tutta la comunità orvietana, le idee non mancano sicuramente. Si tratta quindi di un lavoro nella comunità locale, per avvicinarsi e conoscere, un lavoro non semplicemente legato al presente, ma strettamente legato alla costruzione di un futuro di civiltà e di città.

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